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Alessandro Serranò / AGF

Lucia Borgonzoni: “Sento profumo di vittoria, è tutto un crescendo”.

In un’intervista a Libero Quotidiano Lucia Borgonzoni, la candidata della Lega alla presidenza della Regione Emilia Romagna, dice di capire che la vittoria è in pugno “dalle chiamate che mi arrivano ogni giorno, il telefono è impazzito” e che per poter soddisfare le richieste di tutti quelli che la vogliono incontrare “avrei bisogno di un altro anno e mezzo di campagna elettorale”. “Molti li vedrò dopo il voto” promette.

Imprenditori, coop, associazioni di professionisti e commercianti, enti sociali, “tutti”, chiedono di incontrarla perché, a suo avviso, “la sinistra ha abbandonato questa terra. Si è chiusa nei Palazzi” e per il Pd oggi “esistono solo i centri storici dei capoluoghi emiliani”. Non è solo una questione di periferie trascurate: tutta la Romagna e l’Appennino sono stati mollati dai dem” sottolinea Borgonzoni, che attacca: “La sinistra non può permettersi di perdere a Bologna, che è la sua Stalingrado, e il fatto che sia prossima alla capitolazione l’ha mandata fuori di testa, facendole alzare i toni dello scontro”, cosicché accusa, oggi “i dem girano i salotti televisivi pontificando su quanto dobbiamo volerci bene e accusando la Lega di linguaggio violento, ma in questi due mesi mi hanno detto di tutto”.

Ovvero, il fatto che molte donne di sinistra hanno “un concetto a senso unico della solidarietà”, perciò “se sei una donna di centrodestra puoi essere insultata come se niente fosse”. Ecco, dice Borgonzoni, “questo lo trovo inaccettabile”. E aggiunge: “Sono stata raffigurata come una sorta di velina, al punto che perfino Emma Bonino ed Elisabetta Gualmini sono intervenute per fermare le bassezze nei miei confronti e contenere anche il mio rivale, Bonaccini”.

Lei non è preoccupata dall’attivismo delle Sardine e sulla questione del Movimento spontaneo nato pochi mesi fa ha un suo proprio punto di vista: “È un fenomeno tutto interno alla sinistra, che non ci toglie un voto” dichiara. “L’ho detto fin dal primo giorno, quando ho visto le facce di chi era sceso in piazza con loro” prosegue “il nuovo che avanza non può avere come padre tutelare Romano Prodi. L’unica cosa che non ho capito è se sono state studiate a tavolino da tempo o solo dopo che Bonaccini ha deciso di presentarsi nascondendo il simbolo del Pd. In ogni caso, sono il simbolo del fallimento dei dem in Regione”.

Sul giorno dopo il voto, il 27 gennaio, le aspettative di Borgonzoni sono alte: “Sarà una grande festa della democrazia. Il 25 aprile dell’Emilia-Romagna. E inizieremo subito a lavorare. Le priorità sono detassazione e sburocratizzazione”, promette.

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