
“Non può essere vero! No Kobe no!” Questo sono le prime parole che qualsiasi appassionato di basket o amante dello sport ha pensato al momento della notizia della morte di Kobe Bryant. Kobe era semplicemente Kobe, non ci sono parole, aggettivi per descrivere quello che è stato e sempre sarà uno dei più grandi giocatori della storia della pallacanestro mondiale.
Kobe è stato il motivo per cui tantissimi bambini, chi vi scrive compreso, hanno preso in mano per almeno una volta una palla da basket, cercando anche solo di imitare un movimento, un piccolo particolare per essere uguale a lui. Bryant dopo Michael Jordan è stato quel giocatore che ha unito tutti gli appassionati di basket di tutto il mondo, perchè Kobe era una leggenda, un’icona, forse semplicemente il basket.
Parlare al passato è sbagliato e bisognerebbe usare anche in questo momento solo il presente. Kobe è e non Kobe era, ma soprattutto Kobe resterà per sempre nel cuore e nella mente di tutti noi amanti della pallacanestro. Chi vi sta scrivendo ora sta vivendo un momento di sconforto interiore, sta facendo fatica anche solo a trovare le parole per descrivere chi era Kobe e cosa è stato per lui e per tutto il mondo del basket. Forse non ci sono neanche queste parole perchè Bryant era un idolo, un mito, un “Dio” con la casacca gialloviola e con la palla in mano.
Quel numero 8 e poi quel numero 24 per cui si faceva quasi a gara per averlo in una squadra. Tutti in una piccola parte, anche solo per un attimo hanno provato ad essere Kobe. Ecco perchè quando è arrivata la notizia della morte, praticamente è come se si fosse ricevuto un pugno nello stomaco, che ti lascia senza fiato, che non ti fa respirare per minuti, che ti lascia lì a provare a capire se tutto questo è vero.
Con la morte di Kobe se ne va un pezzo della vita di chi ama alla follia quella palla arancione, una fonte di ispirazione, la ragione che ha fatto amare in maniera incondizionata la pallacanestro. Noi italiani, poi, avevamo un rapporto speciale con Kobe, per quel suo passato nel nostro paese a seguire il papà. Tantissime volte Kobe è venuto nel nostro paese, parlava benissimo l’italiano ed ogni volta ci ha fatto sempre sentire molto più vicino a lui.
E’ stato difficile, impossibile scrivere queste righe. Kobe è morto e “No! Non può essere vero!”.
