Dopo il via libera del Senato, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sarà giudicato sul caso Gregoretti da una sezione ordinaria del tribunale di Catania. Lo prevede la legge costituzionale che disciplina la materia, la numero 1 del 16 gennaio 1989, che ha modificato gli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e un’altra legge costituzionale, la numero 1 dell’11 marzo 1953.

Una sentenza della Consulta del 12 febbraio 2002, in sede interpretativa, visto che la legge non lo prevedeva espressamente, ha chiarito che le carte dovranno essere materialmente ritrasmesse da Roma allo stesso Tribunale dei ministri che aveva chiesto l’autorizzazione a procedere, affinché il procedimento prosegua “secondo le forme ordinarie, vale a dire per impulso del pubblico ministero e davanti agli organi giudicanti competenti”.

Il fascicolo a Carmelo Zuccaro

I passaggi saranno dunque questi: il Tribunale dei ministri trasmetterà le carte al procuratore, in questo caso Carmelo Zuccaro, per la prosecuzione del procedimento contro l’ex titolare del Viminale; sarà dunque il pm a dover chiedere il rinvio a giudizio e tale richiesta dovrà essere valutata dal gup. 

Zuccaro aveva in precedenza chiesto l’archiviazione al tribunale dei ministri etneo, ma adesso sarebbe obbligato a “procedere” e dunque non potrebbe reiterare la richiesta di archiviazione. Nulla impedisce, però, all’udienza davanti al gup, che la procura possa chiedere il non luogo a procedere. Se il giudice dell’udienza preliminare disporrà il rinvio a giudizio, il processo si terrà di fronte a una sezione ordinaria del Tribunale etneo.

L’importante è che, così come prevede ancora la legge costituzionale, coloro che valuteranno ed eventualmente processeranno l’ex ministro dell’Interno non siano i magistrati già componenti del tribunale dei ministri. Questi ultimi, infatti – con le funzioni un tempo esercitate dal giudice istruttore – hanno svolto indagini sul leader del Carroccio e non possono entrare nel merito delle accuse, perché si incorrerebbe in un caso scolastico di “pre-giudizio”. Negli eventuali successivi gradi di giudizio si andrà in Corte d’appello e poi in Cassazione.

Salvini potrebbe anche chiedere l’abbreviato – la legge costituzionale parla infatti di “procedimento” che “continua secondo le norme vigenti” – e deciderebbe il gup allo stato degli atti già acquisiti dal tribunale dei ministri, in camera di consiglio (a meno che lo stesso imputato non chieda l’apertura al pubblico); in caso di condanna ci sarebbe lo sconto di pena di un terzo. La legge costituzionale prevede però che in ogni caso, “per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni dal presidente del Consiglio o dai ministri, la pena è aumentata fino a un terzo, in presenza di circostanze che rivelino la eccezionale gravità del reato”. 

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