AGI – Dall’elezione diretta del Capo dello Stato al divieto del secondo mandato, passando per l’introduzione del Cancellierato, l’abrogazione dei senatori a vita fino al vincolo di mandato. Sono numerose le proposte presentate alla Camera e al Senato nel corso della diciottesima legislatura che mirano a modificare la Costituzione.

Legge elettorale a parte, nel corso degli ultimi anni sono diversi i parlamentari che si sono cimentati con il tema delle riforme. Ma sono pochi i testi destinati a vedere la luce: per molti di loro, infatti, non è nemmeno iniziato l’esame nelle commissioni competenti. Attendono ancora di completare l’iter le riforme costituzionali frutto dell’accordo siglato dall’allora maggioranza giallorossa durante il governo Conte II.

Si tratta di un pacchetto di riforme studiato da M5s, Pd, Leu e Iv per ‘controbilanciare’ gli effetti del taglio del numero dei parlamentari: l’unica approvata in via definitiva è la riforma che equipara l’elettorato attivo per i due rami del Parlamento, con l’abbassamento dell’età degli elettori del Senato da 25 a 18 anni.

Riprenderà invece lunedì 21 febbraio l’esame in Aula della Camera della riforma che riduce il numero dei delegati regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica da tre a due e che modifica da regionale a circoscrizionale la base elettiva del Senato: è un intervento che mira ad eliminare il rischio che le urne decretino una maggioranza diversa nei due rami del Parlamento, situazione che si è verificata spesso proprio a causa della diversa base elettiva per la Camera e il Senato.

La settimana successiva, dal 28 febbraio, l’Aula di Montecitorio sarà impegnata con l’esame della proposta di legge costituzionale targata FdI sull’elezione diretta del Capo dello Stato.

Le proposte al Senato

Particolarmente ‘prolifici’ i senatori, che negli ultimi due anni hanno prodotto una lunga serie di testi di riforma costituzionale. Tra gli ultimi testi presentati – ma il cui iter non è ancora iniziato – quello a firma Pd (Zanda, Parrini e Bressa) per introdurre nella Carta il divieto del secondo mandato per il presidente della Repubblica.

Il ddl mira a modificare gli articoli 85 e 88 della Costituzione in materia di non rieleggibilità del Presidente della Repubblica e di esercizio del potere di scioglimento delle Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato. Viene eliminato il cosiddetto ‘semestre bianco’, ovvero il periodo di sei mesi antecedenti la scedenza del settennato in cui il capo dello Stato non può sciogliere le Camere.

Anche la Lega si è cimentata con il presidenzialismo: è a prima firma Roberto Calderoli il ddl costituzionale presentato ad ottobre 2019 sull’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Repubblica e abolizione dell’istituto dei senatori a vita. Il testo, inoltre, riduce da 50 a 40 anni il limite di età per l’elezione a Presidente della Repubblica, prevedendo il quorum rafforzato della maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera per l’approvazione della legge per la determinazione dell’assegno e della dotazione del Presidente; Il mandato dura 5 e non 7 anni con il limite di due mandati; e ancora, si prevede una sequenza temporale in forza della quale le elezioni delle nuove Camere seguano di poco l’elezione presidenziale.

Sempre al Senato c’è il testo di FdI, presentato a settembre del 2019 che modifica gli articoli 83, 84, 85 e 86 della Costituzione in materia di elezione del Presidente della Repubblica, che viene eletto “a suffragio universale e diretto”. È eletto il candidato che ha ottenuto la metà più uno dei voti validamente espressi. Qualora nessun candidato abbia conseguito la maggioranza, si procede con il ballottaggio (il quattordicesimo giorno successivo si procede a una seconda votazione tra i due candidati che hanno conseguito il maggior numero di voti).

Anche il Movimento 5 stelle (figurano le firme di Perilli e Patuanelli) nel marzo del 2019 ha presentato un ddl costituzionale per l’abbassamento dell’età minima per l’elezione alla carica di Presidente della Repubblica a quarant’anni. C’è poi il testo a prima firma Gaetano Quagliariello del marzo 2021 che propone l’introduzione del sistema del Cancellierato mediante gli istituti della fiducia a Camere riunite e della sfiducia costruttiva e la revisione della disciplina per la nomina e la revoca dei ministri.

Le proposte alla Camera

Anche alla Camera negli ultimi anni sono state presentate diverse proposte di legge di revisione costituzionale. Tra le ultime in ordine di tempo figura quella a prima firma FdI (presentata il 2 febbraio del 2022) in materia di non rieleggibilità del Presidente della Repubblica e di esercizio del potere di scioglimento delle Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato. È recentissimo (3 febbraio) il testo a prima firma Francesco Forciniti di Alternativa, sempre in materia di non rieleggibilità del Presidente della Repubblica.

Risale al settembre del 2021 il testo a prima firma della deputata di Forza Italia Marta Fascina (che è anche la fidanzata di Silvio Berlusconi) che mira a modificare l’articolo 67 della Costituzione introducendo il vincolo di mandato parlamentare. Nella relazione introduttiva la deputata Fascina ricorda che ad oggi i “cambi di casacca sono stati in totale 268, per una media di 6,3 al mese, gran parte dei quali fa riferimento al solo anno 2021, che ha registrato complessivamente 120 cambi di gruppo, più del doppio rispetto a quelli avvenuti nell’anno 2020 (58) e circa il 44 per cento del totale, dall’anno 2018 a oggi”.

Sempre alla Camera il Pd (il testo è a prima firma Stefano Ceccanti) ha presentato lo scorso luglio una proposta di riforma dell’articolo 74 della Costituzione, concentrandosi sul potere di rinvio delle leggi alle Camere da parte del Presidente della Repubblica. Il testo dispone che “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare una legge, puo’ con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Il Presidente della Repubblica puo’ richiedere una nuova deliberazione limitatamente ad una o piu’ parti di una legge qualora la parte non oggetto del rinvio possa autonomamente sussistere. In tale caso procede alla promulgazione della parte che non ha costituito oggetto del rinvio. Nel caso delle leggi di conversione dei decreti-legge possono essere oggetto di rinvio parziale soltanto le disposizioni introdotte dalle Camere. Se le Camere approvano nuovamente la legge, o le sue parti rinviate, il Presidente della Repubblica procede alla promulgazione”.

È a prima firma della pentastellata Baldino e risale allo scorso maggio la proposta di modificadegli articoli 74 e 77 della Costituzione, concernenti l’introduzione del rinvio parziale delle leggi di conversione dei decreti-legge da parte del Presidente della Repubblica e di limiti costituzionali alla decretazione d’urgenza. Un altro testo, a firma Lega (il primo proponente è Giancarlo Giorgetti), presentato nel gennaio del 2020 mira ad inserire nella Costituzione il principio che la legge elettorale deve essere approvata a maggioranza assoluta in entrambe le Camere e con votazione palese.

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