“Io sono il responsabile degli Esteri della Lega. E se dico che non usciamo, non usciamo. Punto”. In un’intervista al Corriere della Sera l’ex sottosegretario a Palazzo Chigi Giancarlo Giorgetti, appena nominato plenipotenziario dei rapporti con l’estero del partito del Carroccio dice che “noi non vogliamo uscire” né dall’euro né dall’Europa, “ma non siamo più i soli a dire che molto deve cambiare”, aggiunge poi, e “per due ragioni: i trattati sono stati scritti in un’altra era geologica; l’epoca Merkel si avvia a conclusione. Così non si regge”.

E a quest’ambito, come interlocutore in grado di parlare ad ampio raggio, il numero due del Carroccio fa una riflessione sull’ex capo della Bce, che lui stesso ha qualche tempo fa menzionato come un possibile candidato per la corsa al Quirinale nel 2022: “Quello che so è che Draghi è il personaggio italiano che in giro per il mondo potrebbe parlare con qualsiasi interlocutore al suo stesso livello. Se dovesse ritirarsi al mare o in montagna sarebbe una perdita per l’Italia”.

Giorgetti si chiede poi anche “come si fa a competere con i colossi cinesi con le nostre attuali regole sugli aiuti di Stato? Come si fa ad aver e un target del 2% di inflazione che oggi non si ottiene più neanche pompando moneta?” Al quotidiano di via Solferino che osserva che Salvini ora dice che sull’immigrazione è meglio collaborare con l’Europa e che chiede se un domani la Lega dovesse tornare al governo cambierebbe almeno nei metodi, Giorgetti risponde che sui migranti “la politica di fermezza ha avuto risultati” perché “se ora l’Europa comincia ad accettare l’idea che l’Italia non può esser e lasciata da sola, è grazie a Salvini” e se pure “il ministro Lamorgese può andare a trattare in Europa è perché Salvini ha fatto il matto”. Quindi il vice di Salvini chiosa: “Se la lezione è stata capita, si può e si deve collaborare”.

Ma l’Europa è anche fatta di alleanze. Ad esempio, la Lega attualmente in Europa conta poco perché  è nel gruppo con AfD e Le Pen, ma un domani entrerebbe e in un gruppo con i conservatori, dove c’è già la Meloni? Risposta di Giorgetti: “Per me si può fare anche domani. I tedeschi li conoscevamo poco, e nessun matrimonio è indissolubile. Ma non è questo il punto. Il punto è che farà la Cdu-Csu. Andrà a sinistra, verso verdi e socialisti? O si alleerà con i liberali? Da questo dipenderà la politica europea del Partito popolare. E noi dobbiamo essere ‘potabili’ quando arriverà il momento”. Per questo motivo Giorgetti vuole che l’Europa “ci conosca per quello che siamo e non per le etichette che ci affibbiano”, ovvero “un partito Un di governo da vent’anni, non una banda di fascisti come stancamente e stupidamente ripete la sinistra”.

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