Dopo l’acquisizione in Polonia e un round da 11 milioni, la startup dell’ecommerce punta ad aprire in altri due paesi europei entro il 2020

Supermercato24 si espande in Europa. La scaleup veronese di e-grocery ha da poco aperto in Polonia, attraverso l’acquisizione di Szopi, uscendo ufficialmente dai confini nazionali, primo player del settore a fare il grande passo.
L’amministratore delegato Federico Sargenti conferma che si tratta solo dell’inizio: “Abbiamo l’obiettivo di aprire altri due mercati europei entro il 2020”. La spinta propulsiva arriva dal round d’investimento appena concluso, che ha portato nelle casse della scale-up fondata da Enrico Pandian 11 milioni di euro. Soldi che si aggiungono a quelli già raccolti con altri round, toccando la quota complessiva di 29 milioni, e coinvolgendo tra i principali investitori il Fondo italiano (Fii Tech Growth), Innogest, 360 Capital Partners, Dip ed Endeavor.
Nata nel 2014, l’idea alla base di Supermercato24.it è semplice: da pc o telefono puoi scegliere la catena della tua città in cui fare la spesa (ce ne sono più di 20, tra cui Lidl, Carrefour, Coop Lombardia, Conad, Pam Panorama) e fare la spesa online. A quel punto un personal shopper andrà di persona a fare gli acquisti, consegnandoli a casa in giornata (entro un’ora nelle grandi città). E se il prodotto che hai scelto non c’è? Il personal shopper può contattarti per avvisarti e proporti una sostituzione. Insomma spesa online, ma senza dimenticare il contatto umano.
Sguardo all’Europa
Una formula che sembra convincere, con un fatturato 2019 salito a 30 milioni di euro, ricavi costantemente raddoppiati anno su anno negli ultimi tre anni e un team internazionale di 140 persone. Le ambizioni sono chiare: “Vogliamo guidare la crescita dell’e-grocery in Europa: le previsioni ci dicono che il mercato varrà 23 miliardi di euro nel 2023 – spiega Sargenti –. Vogliamo diventare il marketplace di riferimento per retailer, clienti e brand”.
Ma se l’Europa è la nuova frontiera, l’Italia è ben lontana dall’essere un mercato maturo. Come spiega l’ad, “nel nostro paese la penetrazione è ancora molto bassa (circa l’1%) e nel Sud Italia copriamo solo la città di Napoli. Inoltre solo 13 milioni di persone abitano in aree ad alta densità, servite dai servizi di spesa online tradizionali. Il nostro elemento differenziante è proprio quello di saper coprire anche aree a bassa densità, non servite, o poco servite, da altri player: permettiamo anche a chi non abita nelle grandi città di poter fare la spesa online e riceverla in giornata, senza rinunciare alla qualità della spesa fatta da una persona dedicata e preparata”.
Focus lavoro
Appunto, proprio queste persone dedicate alla scelta e alla consegna della spesa – il piccolo esercito di circa mille personal shopper – che inquadramento hanno? “Sono lavoratori autonomi. Per la maggior parte persone tra i 30 e i 55 anni, spesso con difficoltà a ricollocarsi nel mondo del lavoro e che lavorando con noi hanno trovato una nuova opportunità professionale”, chiosa l’ad.
Insomma qui la gig economy sembra avere un volto più umano di quello mostrato dai big del food delivery: “Abbiamo sempre lavorato per offrire un’occasione di lavoro con un compenso competitivo, flessibile e gratificante – precisa Sargenti -. Mettiamo al primo posto sicurezza, incentivi e bonus per i personal shopper. Due esempi: da anni i nostri shopper hanno una copertura assicurativa sia per infortuni sul lavoro, sia per danni a terzi e recentemente abbiamo introdotto un limite per i clienti su ordini troppo pesanti e ingombranti”.
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