Potrebbero essere posticipate o cancellate tout court, mentre in Giappone si contano quasi 900 casi di coronavirus e diversi eventi pubblici stanno venendo sospesi dalle autorità

Una passante che indossa una maschera passa davanti a un display che promuove i prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020 il 26 febbraio 2020 a Tokyo, in Giappone. (Foto di Tomohiro Ohsumi/Getty Images)

Aumentano i timori che le Olimpiadi di Tokyo possano essere posticipate o addirittura cancellate, mentre in Giappone si contano quasi 900 casi di coronavirus e diversi eventi pubblici stanno venendo sospesi dalle autorità, e alcune grandi società multinazionali giapponesi stanno chiedendo ai propri dipendenti di lavorare da casa.

Il destino dei Giochi olimpici sarà deciso nei prossimi tre mesi, con la paura incombente che il nuovo coronavirus (chiamato anche con la sigla Covid-19) possa tenere banco oltre la primavera di quest’anno, e causare disagi e panico di massa ancora nell’estate. Richard Pound, il membro più anziano del Comitato, ha spiegato in un’intervista con Associated Press che la decisione sarà rimandata fino alla fine di maggio e sperare che il virus sia sotto controllo. A quel punto, se la situazione dovesse restare incerta “è molto probabile la cancellazione”. “È la nuova guerra e bisogna affrontarla. A quel punto, direi che le persone dovranno chiedersi: è sufficientemente sotto controllo per essere sicuri di andare a Tokyo o no?”, ha aggiunto Pound.

Mancano 150 giorni ai Giochi, che secondo i piani dovrebbero tornare in Sol Levante dopo 56 anni, ma la decisione finale del Comitato dipenderà dalle discussioni con l’Organizzazione mondiale della sanità. Le Olimpiadi, il cui inizio è programmato per il 24 luglio, dovrebbero portare oltre 11mila atleti nella capitale del Giappone, mentre altri 4.400 arriveranno in a Tokyo per le Paralimpiadi, previste per il 25 agosto.

Gli esperti dicono che la manifestazione olimpica sarà probabilmente confermata, perché qualunque altra scelta si tradurrebbe in un disastro clamoroso: in termini d’immagine per un paese, il Giappone del premier Shinzo Abe, che vorrebbe rilanciare la sua immagine ottimistica e laboriosa dopo decenni di stagnazione; e in termini economici per le svariate multinazionali che hanno investito nell’evento come sponsor, e per la metropoli che ha investito cifre colossali per aggiornare e ampliare le sue infrastrutture.

Fatto sta che Abe ha esortato nel frattempo le principali associazioni sportive, culturali e civili del paese a posticipare l’organizzazione di eventi che prevedono il raduno di grandi quantitativi di persone per contenere il rischio di espandere il contagio. Alcuni grandi concerti pop previsti nel Tokyo Dome sono stati già posticipati da marzo ad aprile.

Il problema, secondo Pound, è che se i Giochi non dovessero essere a Tokyo non finirebbero probabilmente da nessun’altra parte. Spostarli o posticiparli, in questa fase dell’organizzazione, sarebbe infatti troppo costoso e complicato. Per non parlare del fatto che le Olimpiadi rischierebbero di sovrapporsi ad altri eventi dal peso mediatico straordinario, come gli Europei di calcio, i campionati nazionali, la Champions League o i prossimi Campionati del mondo.

Una ipotesi senza precedenti, o quasi

Una cancellazione delle Olimpiadi quest’estate sarebbe la prima ad avvenire in tempo di pace dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi. Il conflitto tra Alleati e Asse fece annullare le edizioni del 1940 e del 1944 (dopo quella di Berlino del 1936 ai piedi di Hitler). Per una sadica ironia della storia, quella del 1940 si sarebbe dovuta svolgere proprio a Tokyo. La capitale giapponese riemerse però in macerie fumanti dalla guerra e non avrebbe riavuto i suoi Giochi fino al 1964 (in pieno boom economico). Le Olimpiadi annullate del 1944 invece spettavano a Londra, che le riebbe nel 1948, in piena Guerra Fredda.

Da allora al massimo si sono verificati boicottaggi, anche estesi, ma mai forfait completi. Nel 1980 gli americani boicottarono i Giochi di Mosca, che a sua volta rese pan per focaccia quattro anni più tardi, a Los Angeles. La questione israelo-palestinese e l’apartheid in Sudafrica fecero sì che alcune nazioni non si presentassero ai Giochi successivi fino al 1992, la prima edizione davvero completa e per questo apoteosi del nuovo mondo globalizzato e della pax americana. Secondo Pound, quella di confermare o no le Olimpiadi “sarà una decisione importantissima che non potremo prendere finché non potremo basarla su dati affidabili”.

E se i Giochi tornassero a Londra?

In ogni caso, qualche avvoltoio si è già gettato sul panico giapponese per provare a monetizzare l’eventuale incertezza altrui. Shaun Bailey, candidato del Partito conservatore britannico alle elezioni per il ruolo di sindaco di Londra, ha suggerito che i Giochi, per stare tutti più tranquilli, dovrebbero essere già oggi riassegnati alla capitale inglese. Le infrastrutture utilizzate da Londra per l’edizione del 2012 sono già a disposizione, e pronte all’uso, ha spiegato. Non ha tranquillizzato gli organizzatori giapponesi – già scossi da questa battuta – il fatto che anche il portavoce dell’attuale sindaco Sadiq Khan abbia confermato che “nell’improbabile ipotesi” di un annullamento di Tokyo 2020, Londra sarebbe pronta a rimpiazzarla.

A mettere una pezza sulla gaffe ci ha pensato la British Olympic Association, che ha confermato la sua fiducia nel Giappone e allontanato ogni ipotesi alternativa. Resta il fatto che uno scenario catastrofico come quello di un’Olimpiade annullata per la prima volta in oltre ottant’anni, fino a ieri pura fantascienza, oggi non è più tabù.

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