AGI – Lui lo ripete da giorni: “Non mi dimetto”. Ma sul caso di Vito Petrocelli, il presidente della Commissione Esteri che ha annunciato che non voterà più la fiducia al governo Draghi e che ha anche consigliato al M5s di uscire da un esecutivo “interventista”, resta alta l’attenzione. Non tanto per le scelte del geologo, al suo secondo mandato con il partito fondato da Grillo e Casaleggio, ma per le conseguenze politiche che rischiano di essere rilevanti.

Già mercoledì alcuni esponenti del Pd facevano notare la “terra di mezzo” che si è materializzata nel movimento e che non è controllata dal leader Conte, già in difficoltà per la sospensione, da parte del tribunale di Napoli, della delibera che ha disegnato il suo ruolo nel movimento.

Tanti colleghi hanno chiesto le dimissioni di Petroselli dalla presidenza della Commissione Esteri, a cominciare dal segretario del Pd Enrico Letta. Ma il senatore pentastellato ha risposto a tono: “Non ho mai fatto, e mai farò, quello che mi chiede un qualsiasi segretario del Pd”. A quel punto è cresciuta l’ipotesi di un piano B: le dimissioni di tutti gli altri componenti della Commissione Esteri.

Allo stesso modo di quello che accadde nel 2008 alla Vigilanza Rai. Il presidente era Riccardo Villari, eletto al Senato con il Pd ma portato al vertice della Commissione dal centrodestra. Nonostante le pressioni, Villari non fece passi indietro, fino a quando si dimisero quasi tutti i suoi colleghi e la Commissione fu sciolta.

Ma nel caso di Petrocelli, fanno notare alcuni commissari, non è possibile percorrere la stessa strada, soprattutto per evitare che la Commissione si blocchi in un momento così importante – la prossima settimana arriverà il dl Ucraina.

Discussioni, liti, dimissioni bloccherebbero di fatto il lavoro dell’organismo. E se, dunque, non lascerà nessun commissario, mercoledì è arrivato all’AGI l’appello proprio di Riccardo Villari, che ha consigliato a Petrocelli di mollare il suo incarico.

“Il muro contro muro va evitato” ha detto l’ex parlamentare che ha tenuto a precisare che “ora, con la guerra, la situazione è totalmente diversa”. Poi ha spiegato: “Vito Petrocelli dovrebbe dimettersi dalla Commissione Esteri ma deve essere una sua scelta”.

Nella memoria è ancora viva la vicenda di quattordici anni fa. “Nel mio caso fu fatto uno sfregio costituzionale al quale non si doveva arrivare”, dice ancora Villari, che se la prende con “leader politici che a mio giudizio non sono stati abbastanza forti”. In ogni caso, “non rifarei lo stesso passo”. Un ‘appello’ che rischia di cadere nel vuoto.  

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