Scuole e università chiuse fino al 15 marzo. Il governo ha deciso di ricorrere alla più forte delle misure attese per fermare il diffondersi del Coronavirus in Italia. E lo ha fatto dopo una lunga riflessione e dopo aver investito il Comitato di esperti che affianca l’esecutivo. Sono stati gli scienziati a consigliare di tenere i bambini a casa. Ma non solo. Fra le misure del decreto del Presidente del Consiglio c’è la chiusura degli stadi di calcio al pubblico.

Le partite si svolgeranno regolarmente, ma rigorosamente a porte chiuse. E ancora: stop agli eventi pubblici anche in teatri e cinema, niente accompagnatori nelle sale d’aspetto dei pronto soccorso, evitare abbracci e strette mano, rinvio dei convegni che riguardano il personale medico.

“Siamo concentrati ad adottare tutte le misure per ottenere l’effetto di contenimento diretto del virus o di ritardo della diffusione perché il sistema sanitario, per quanto efficiente, rischia di andare in sovraccarico”, spiega il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Abbiamo il problema con la terapia intensiva e sub intensiva se la crisi dovesse proseguire”.

Conte ha voluto poi rivolgere un appello a tutti i cittadini: “Questa sfida non ha colore politico, va vinta con l’impegno di tutti. Siamo sulla stessa barca. Chi è al timone ha il dovere di indicare la rotta. Adesso sono in arrivo nuove misure e dobbiamo fare insieme uno sforzo in più”. La misura che fa più discutere è, tuttavia, la chiusura delle scuole, anche per l’impatto che ha nella vita quotidiana delle famiglie che dovranno organizzarsi per tenere i figli a casa.

Per questa ragione l’opposizione chiede al governo un sostegno “concreto” per i nuclei famigliari, come fa Giorgia Meloni: “In caso di chiusura delle scuole, subito misure per famiglie: congedi parentali a carico dello Stato e voucher baby sitter da 500 al mese per famiglie dove tutti gli adulti lavorano. Non possiamo lasciare soli mamme e papà, che devono andare a lavorare”.

Una misura mai presa prima nella storia d’Italia

L’emergenza coronavirus oggi entra nella storia d’Italia con le misure annunciate dal governo: mai prima, neppure durante la Seconda guerra mondiale, sono state sospese su tutto il territorio nazionale le lezioni nelle scuole e nelle università.

Salvo il coprifuoco, decretato nel tentativo di proteggere il Paese dai bombardamenti (prima degli angloamericani, quindi dei tedeschi), anche le attività di cinema e teatri non sono mai state sospese in modo generalizzato.

Nessun italiano ha pertanto nozione, né memoria diretta e personale, delle circostanze che il Paese vivrà fino al 15 marzo prossimo, qualora l’emergenza non convinca il governo a una proroga dei provvedimenti contenuti nel dpcm firmato questa sera dal premier Giuseppe Conte.

I numeri del contagio in Italia

Sono 3.089 i casi totali di persone ad oggi risultate positive al coronavirus in Italia. Di queste, le persone decedute sono 107, con un incremento di 28 rispetto al numero di ieri; quelle guarite sono 276, mentre quelle attualmente positive sono 2.706. Sono i numeri chiave aggiornati dell’emergenza in Italia, forniti dal capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Angelo Borrelli, nel briefing delle 18.

I 28 decessi di oggi sono distribuiti tra Lombardia (18), Emilia Romagna (4), Veneto (3), Marche (2) e Puglia (1). Il totale dei deceduti rappresenta il 3,47% delle persone contagiate dal virus, mentre il totale delle persone guarite è pari all’8,94% del totale dei contagiati.

In fatto di nuovi contagiati censiti, continua a salire il contatore: in un solo giorno si sono registrati 587 nuovi casi, e questo è un numero finora mai toccato dall’inizio dell’epidemia. Ieri infatti erano 466, lunedì erano risultati 258. Il totale generale dei tamponi eseguiti e’ di 29.837, di cui 12.138 in Lombardia, 10.515 in Veneto, quindi l’Emilia Romagna con 2.500.

La concentrazione maggiore dei casi è nel focolaio ormai ben definito in Lombardia, con 1.820 casi e 73 deceduti, circa il 70% del totale. Segue l’Emilia Romagna con 544 casi e 22 decessi, poi il Veneto con 360 casi e 6 decessi. Gli altri 6 casi di deceduti sono distribuiti tra Marche (4), Liguria e Puglia (1 a testa). La Puglia registra oggi la prima vittima del coronavirus.

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