Attrice, imitatrice, autrice. Liliana  Fiorelli, interprete nella serie di Rai 1 Noi, è un talento in continua evoluzione. E una donna che non si pone confini, come qui racconta con sorprendente verità – foto

Lino Guanciale, protagonista di “Noi”: “L’amore non ha colore” – esclusivo

La sua Chiara nella fiction è un personaggio estremo, con follie e cambi d’umore. «Anch’io non ho paura di sfidare i limiti. Chiara è la mia parte dispettosa e provocatoria, un essere umano in ricerca. Io alla fine credo di essermi trovata, ma come lei ho passione per il corpo, la sessualità e l’istinto».

Si è mai data limiti in amore? «Non amo le etichette. Sono utili per il consumatore, servono per i prodotti in vendita. Credo che la sessualità, come l’affettività e l’amore, siano percorsi in divenire. Guardando indietro, posso dire di aver amato con diversa sfumatura, ma stessa intensità, sia uomini sia donne».

Confesso, faccio fatica a capire. «Uso l’aggettivo fluido nel senso di spontaneo, per ciò che riguarda l’orientamento sessuale. Ma sono estremamente fedele e monogama. Protettiva nei confronti dell’amore che coltivo come un fiore. Non vorrei mai che, con relazione fluida, si intendesse una relazione inconsistente, di quelle che i cattivi genitori bollano come “una fase che passerà”. Usando un termine più o meno equivalente potrei definirmi queer, al pari di Ariana DeBose che ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista. Mi sono distaccata dall’abitudine a dare o ricevere piacere in un certo modo, ho abbandonato quello che credevo di sapere. Ho fatto un viaggio».

Ha scelto l’altro sesso perché gli uomini l’avevano delusa? «Assolutamente no. Nessun sesso crea delusione, casomai le persone sono deludenti».

La prima volta? «Mi sono invaghita della mia compagna di giochi alle medie. Con lei provavo un senso di appagamento totale, non avevo bisogno di riempire il silenzio. Quella è stata l’illuminazione. Più avanti ho avuto una relazione con un ragazzo che è ancora un mio carissimo amico, quindi con una donna molto più grande, una persona estremamente formativa per me. Avevo 25 anni. Il bello di una relazione omosessuale è che hai a che fare con un tuo simile ed è come guardarsi allo specchio. Da allora mi sono detta che volevo essere accolta in un posto comodo, con un uomo o con una donna. L’amore non deve spiegazioni».

Adesso è in coppia? «Sono legata a un uomo speciale, ma non mi chieda il nome. Viviamo una fase delicata. Il più grande regalo è lasciarsi andare senza perdere se stessi, tenersi per mano senza costringersi».

Le persone che amano come lei una volta si chiamavano bisex. «È un’espressione limitante, perché contiene la parola sesso. Come se dovessimo essere esposti in una vetrina erotica. Il termine “fluido”, e anche queer, raccontano una possibilità rispetto al futuro che non è incasellabile ma legata al flusso della vita. Non contiene errore né giudizio. Essere fluida mi rende aperta nei confronti del prossimo, dell’inatteso. Dell’amore e basta. Il poeta Walt Whitman diceva: “Contengo moltitudini”. Ma senza il conflitto della contraddizione, senza il dispiacere. La fluidità è tutto fuorché confusione. Quando si è felici si è orgogliosi. Per questo esiste la parola pride: chi è orgoglioso di sé non è confuso».

Mamma giornalista e papà psicologo. I genitori che ruolo hanno avuto in questo suo stare al mondo? «Mamma mi dice “Ti ho educato all’europea”, e in effetti a 18 anni ero fuori casa, ho fatto qualsiasi lavoro e costruito la mia personalità. No, non hanno mai avuto niente da ridire, se questa era la domanda».

Pensa che i Millennials, ai quali il concetto di fluidità sembra congeniale, stiano costruendo un mondo nuovo? «Le ultime generazioni ci stanno insegnando il valore dell’inclusione. Per loro è del tutto normale chiedere a un adolescente: “Stai con un ragazzo o con una ragazza?”».

Ho letto che lei, in futuro, si vede moglie e madre. Una visione tradizionale, alla fine. «Questi ruoli richiedono consapevolezza e senso di responsabilità. Bisogna trovare il giusto compagno di viaggio e sapere bene quello che si vuole. Per me i lavori sono in corso».

 Michela Auriti

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