Svastiche sulla tomba di Alfredino Rampi

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera sulla tomba di Rampi ci sono delle svastiche:

Le immagini del Tg regionale del Lazio mostrano la tomba di Alfredino Rampi. Ci sono svastiche tracciate con un pennarello su tutta la nicchia del cimitero del Verano. E ci sono anche insulti sulla tomba dove riposa il bambino morto a 6 anni nel 1981. La storia di Alfredino Rampi è nota: nel giugno del 1981 la caduta in un pozzo, un buco profondo nel terreno, ore e giorni di tentativi per recuperarlo, tutti inutili.

I carabinieri stanno indagando per rintracciare i responsabili della profanazione della lapide che è stata scoperta domenica 29 maggio. L’allarme è stato lanciato da una visitatrice del cimitero romano. Appena il giorno prima era stato inaugurato il murale dedicato ad Alfredino nel quartiere della Garbatella.

Immediate le parole su Twitter del sindaco di Roma Roberto Gualtieri: «È inaccettabile la vigliacca profanazione della lapide del piccolo Alfredino Rampi imbrattata con 11 svastiche. Faremo ripulire subito questo scempio. Alfredino resta nei nostri cuori e Roma gli ha appena dedicato questo bel murale a Garbatella. Questi barbari si vergognino».

Per il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti è «un colpo al cuore la profanazione della tomba di Alfredino Rampi. Gli autori di questo scempio devono vergognarsi e spero vengano individuati presto». Lo sdegno viene da tutte le forze politiche.

Alfredo Rampi è morto a sei anni. Era nella casa di campagna insieme alla sua famiglia, a pochi chilometri da Roma. Erano tutti fuori per una passeggiata, il bimbo chiese di tornare da solo. A casa non arrivò mai. Il padre diede immediatamente l’allarme, quel pomeriggio del 10 giugno 1981. Lo cercarono per tutta la notte la famiglia, i vicini di casa, le forze dell’ordine. Fu il brigadiere Giorgio Serranti a individuare il pozzo. Tutto fu tentato: una tavoletta calata nel pozzo, due tunnel vicini. Quando il bambino scivolò a 60 metri di profondità l’ultimo tentativo: una persona doveva calarsi nel pozzo. Ci provò prima Angelo Licheri, per 45 minuti a testa in giù: «Lo afferravo e scivolava via, non potevo fare nulla». Lo speleologo Donato Caruso lo raggiunse senza riuscire a prenderlo. Il 13 giugno non c’era più battito. Alfredino era morto.

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