AGI – L’astensionismo avrebbe penalizzato i candidati di centrodestra nel secondo turno delle Comunali. Lo sostiene l’istituto Cattaneo, che ha riscontrato questo fenomeno in tre della città di cui ha analizzato i flussi elettorali, ovvero Monza, Parma, Alessandria e Catanzaro. “Le vittorie nei ballottaggi si decidono anzitutto sulla capacità dei due candidati rimasti in lizza di (ri)mobilitare i propri elettori: le motivazioni che portano gli elettori alle urne possono essere molto diverse al primo e al secondo turno”, si legge nell’analisi.

In tre delle quattro città considerate in questa analisi, spiegano gli anlisti dell’Istituto, il candidato di centrodestra ha visto diminuire i suoi voti (in valore assoluto). Anche senza stimare i flussi elettorali, è dunque evidente che vi è stata una scarsa capacità di (ri)mobilitazione del proprio elettorato. Scrivono gli analisti dell’Istituto Cattaneo: il fatto che il fenomeno si verifichi in 3 delle 4 città esaminate (ma lo stesso fenomeno si osserva anche altrove, come a Sesto San Giovanni, dove pure il centrodestra ha vinto, o a Piacenza, dove il centrosinistra ha incrementato il vantaggio che già aveva) rende plausibile l’ipotesi che la causa sia da ricercare non solo in dinamiche di tipo locale ma nasca anche da ragioni nazionali (ultimamente, le componenti di questa coalizione non hanno dato prova di grande coesione e sintonia comunicativa) o anche da una più accentuata propensione dell’elettorato di centrodestra a disertare le urne in occasione di competizioni elettorali considerate evidentemente (dagli stessi elettori) meno rilevanti.

“In generale, si osserva che, tra primo e secondo turno, in tutte le città considerate sia il polo di centrodestra sia quello di centrosinistra perdono voti verso l’astensione – si precisa – ma la perdita risulta ovunque maggiore (a volte, molto maggiore) nella prima area politica”.

Anche per quanto riguarda la conquista degli elettori delle liste ‘eliminate’ (che in alcuni casi, come Parma, costituiscono complessivamente un bacino di una certa rilevanza), i candidati di centrosinistra si sono dimostrati (nelle quattro città considerate) molto più performanti. È da notare infine che, nelle due città (Catanzaro e Parma) dove Fratelli d’Italia hanno corso da soli, i loro elettori al secondo turno si sono dimostrati in maggioranza ‘fedeli’ alla coalizione di centrodestra.

“Infine, i passaggi da centrodestra a centrosinistra (o viceversa) risultano (prevedibilmente) di dimensioni contenute (anzi, talvolta sostanzialmente nulli): certamente, non è qui che si devono cercare i flussi decisivi per spiegare vittorie e sconfitte”.

“Andando alla ricerca di ulteriori regolarità, abbiamo stimato anche i flussi di voto (in uscita) dalle europee 2019  così da osservare come si sono distribuiti i voti dei sostenitori di quelle che allora apparivano come tre macro-aree politiche distinte (centrosinistra, centrodestra, M5s). Anche sotto questa lente, considerando cioè i flussi tra macro-aree politiche dalle europee del 2019 ai ballottaggi, troviamo che: l’elettorato di centrodestra subisce perdite verso il non-voto più consistenti di quelle del centrosinistra; una parte notevole di chi nel 2019 aveva votato M5s si disperde nel non-voto; i passaggi di campo da centrodestra a un candidato di centrosinistra (o viceversa) sono abbastanza limitati (e perlopiù equivalenti) nelle città del Nord (Alessandria, Monza, Parma) mentre sono molto consistenti in quella del Sud (Catanzaro)”.

L’astensionismo ha pesato più a destra

È chiaro insomma che quattro città non sono un campione sufficiente per poter trarre conclusioni generali, ma questa osservazione si accorda col fatto che al Sud, come è noto da una lunga tradizione di studi storici e politologici, i fattori “personali” e “particolaristici” hanno sulla politica un peso ben superiore che non al Nord (e, di conseguenza, nelle città del Sud minore è la forza identificante dei simboli di partito e degli schieramenti).

Il caso Monza

“A Monza – si sostiene – l’affluenza è calata di circa dieci punti percentuali (dal 46,6% al 36,8%). Tra primo e secondo turno si sono inoltre ribaltate le gerarchie tra i candidati del centrodestra e del centrosinistra. Al primo turno era in testa Allevi (centrodestra). Al ballottaggio ha invece vinto Pilotto (centrosinistra). In due settimane, mentre Pilotto ha leggermente incrementato la sua dotazione di voti (da 17.767 a 18.307), Allevi ha perso per strada piu’ di 3.000 voti (da 20.891 a 17.445) Il secondo turno di Alessandria presenta diverse similitudini con quello di Monza. Simile è stato il calo dell’affluenza (da 46,7 a 37,1%).

Il caso Alessandria

Anche ad Alessandria il candidato di centrodestra (che era sindaco uscente) ha perso un po’ di voti rispetto al primo turno: due settimane fa avevano votato per Cuttica di Revigliasco 13.805 alessandrini, ieri lo hanno fatto 12.225. Al contrario, il candidato di centrosinistra ha incrementato il proprio bacino elettorale, passando da 13.214 a 14.590. Anche nel comune piemontese, come a Monza, si è dunque verificato un ribaltamento di situazione rispetto al primo turno”.

Il caso Parma

A Parma la vittoria netta di Guerra ha ribadito e ampliato quanto emerso dalle urne due settimane fa. Il calo dell’affluenza è stato piuttosto forte (oltre 12 punti percentuali, dal 51,8% al 39,2%). Rispetto al primo turno, entrambi i candidati (Guerra e Vignali) incrementano i propri voti (il primo passa da 32.567 a 37.319, il secondo da 15.666 a 19.062)”.

Il caso Catanzaro

“A Catanzaro – si prosegue – il calo dell’affluenza è stato molto marcato, pari a circa 23 punti percentuali (dal 65,9% al 42,3%). Nonostante questa diminuzione complessiva della partecipazione, Fiorita, il candidato del centrosinistra, è riuscito ad incrementare i propri voti (che da 14.966 sono arrivati a 17.823), mentre Donato, esponente del centrodestra, ha visto una drastica diminuzione di voti (da 20.768 a 12.778). In tal modo, Fiorita, che al primo turno aveva oltre 12 punti percentuali di svantaggio (44,0% vs. 31,7%), ha vinto comodamente (58,2%) il ballottaggio.

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