AGI – La premessa del premier Draghi è un segnale delle resistenze che permangono sulla possibilità di imporre un tetto al prezzo del gas, termine che del resto non viene esplicitato chiaramente nella dichiarazione finale del G7.

“L’importante è – osserva il presidente del Consiglio – che questa discussione abbia una base solida, su cui ci si possa scambiare considerazioni razionali e non solo psicologiche”.

Il riferimento delle conclusioni del summit sul capitolo energia è chiaro\, ma la strada per arrivare all’obiettivo è ancora lunga e tortuosa, anche se viene indicato che “servono soluzioni urgenti”.

I sette Grandi hanno dato mandato ai ministri dell’energia di esplorare il percorso di fattibilità e di efficienza di una misura che serve ad eliminare la dipendenza dalla Russia “senza compromettere i nostri obiettivi climatici e ambientali”.

Il Consiglio europeo di Bruxelles aveva posto come limite il mese di ottobre ma sulla spinta in particolar modo dell’Italia la Commissione Ue si è detta disposta ad accelerare. “Il rapporto – ha osservato Draghi – sara’ pronto a settembre. Prima di allora? Speriamo, se succede noi siamo contenti”.

“Accogliamo con favore la decisione della Commissione europea di sondare i partner internazionali per cercare i modi per ridurre i prezzi dell’energia, tra cui la possibilità di introdurre price cap temporanei”, recita il documento al termine del G7.

“Cercheremo soluzioni che consentano di ridurre i profitti russi dagli idocarburi” sostenendo allo stesso tempo “la stabilità dei mercati energetici globali”. Ed ancora: “Stiamo lavorando per assicurarci che la Russia non sfrutti la sua posizione di produttore di energia per trarre profitto dalla sua aggressione a spese dei Paesi più vulnerabili”.

Per quanto riguarda il petrolio, invece, “prenderemo in considerazione una serie di approcci, comprese le opzioni per un possibile divieto completo di tutti i servizi che consentono il trasporto marittimo russo del petrolio greggio e prodotti petroliferi a livello globale, a meno che il petrolio non venga acquistato a un prezzo pari o inferiore da concordare in consultazione con i partner internazionali”. “Necessari colloqui con Gazprom”, la risposta di Mosca.

Dunque, i sette Grandi stringono sulle sanzioni, “è fondamentale – ha osservato Draghi – per far sedere la Russia al tavolo della pace. Ma serviranno approfondimenti per capire se la strada del price cap è percorribile. Un obiettivo, “molto ambizioso”, ha dichiarato il Cancelliere tedesco, Scholz.

Per Macron, “l’idea di mettere un limite è molto buona”, i prezzi del petrolio stanno mettendo le economie europee ma ha osservato “affinché un meccanismo del genere possa funzionare dobbiamo ampliare al massimo l’alleanza tra gli acquirenti”.

Insomma, la volontà del G7 è quella di contenere “al meglio” l’aumento dei costi di petrolio e gas ma “c’è una difficoltà tecnica”, ha riconosciuto il presidente francese.

In ogni caso i Paesi del G7 sono al fianco dell’Ucraina “per tutto il tempo necessario, provvedendo al necessario sostegno finanziario, umanitario, militare e diplomatico nella sua coraggiosa difesa della propria sovranita’ e integrita’ territoriale”.

Viene confermato l’impegno ad “aiutare l’Ucraina a difendersi e a garantirne la libertà e la democrazia”. E – osservano i leader dei sette Paesi giunti ad Elmau sulle Alpi bavaresi – “continueremo a imporre costi economici severi e immediati alla Russia per la sua ingiustificata guerra di aggressione contro l’Ucraina”.

Il G7 si è occupato anche di infrastrutture (confermato lo stanziamento di 600 mld dollari) nei paesi in via di sviluppo e di sicurezza alimentare.

“Continueremo a garantire che i nostri pacchetti di sanzioni non colpiscano il cibo e consentano il libero flusso di prodotti agricoli, anche dalla Russia, e la fornitura di assistenza umanitaria”, la premessa riguardo la guerra. Contro la fame e la malnutrizione sono stati stanziati altri 4,5 miliardi di dollari.

Capitolo clima: il G7 considera gli sforzi fin qui portati avanti “non sufficienti”, ribadisce l’urgenza di ridurre le emissioni e di voler rispettare gli accordi di Parigi. E da il via libera – su spinta tedesca – ad un ‘club clima’ per realizzare gli obiettivi della transizione.

Infine il G7 si è detto preoccupato per la situazione dei diritti umani in Cina e ha confermato di voler affronterare “la minaccia dell’escalation nucleare dell’Iran”. 

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