Dalla tragedia del Cermis, alla morte dell’agente dei servizi segreti Nicola Calipari, fino a casi meno non saliti alla ribalta delle cronache: i soldati Usa sembra riescano sempre a farla franca di fronte alla giustizia del Paese nel quale commettono in reato e questo soprattutto grazie alla Convenzione di Londra del 1951 sui militari Nato la quale prevede che la giurisdizione debba essere quella del paese d’origine dell’accusato.

Alcune eccezioni tuttavia ci sono, come quella riguardante Robert Scott Gardner, militare statunitense, in servizio alla base aerea di Aviano (Pordenone), rinviato a giudizio con l’accusa di avere violentato una quattordicenne a Pordenone, assieme a tre ragazzi albanesi, due dei quali minorenni, nell’ottobre del 2002, in pieno giorno in un attico della città friulana. E’ vero anche che dopo undici anni dai fatti contestati e dieci e mezzo dalla sentenza di primo grado che lo aveva condannato a sei anni di reclusione e a una provvisionale, immediatamente esecutiva, di centomila euro, il processo è ripartito da zero perché, con l’avviso di conclusione indagini, il rinvio a giudizio e la stessa sentenza di primo grado erano stati trasmessi all’imputato solo in italiano, una lingua che non capiva.

In carcere è finito pure Dennis Gray, parà statunitense condannato a 7 anni e mezzo di carcere per aver violentato una studentessa a Vicenza. Il giovane è stato successivamente condannato anche per altre molestie ai danni di un’altra donna incinta. E’ uno dei pochi soldati americani nelle carceri italiane, però. Sono finiti sotto i colpi della giustizia italiana, con la convalida dell’arresto, nel 2016, anche i 12 militari americani protagonisti di una rissa fuori da una discoteca di Bassano del Grappa (Vicenza). Per tutti loro sono stati infatti convalidati gli arresti.

La nota tragedia del Cermis, invece, risale al 3 febbraio 1998 quando un aereo militare Usa con 4 Marine a bordo tranciò i cavi della funivia di Cavalese volando troppo basso. I morti furono 20 ma tutto è finito tutto con i soli risarcimenti, senza colpevoli. A perdere la vita furono turisti di varie nazionalità: sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci, un olandese e tre italiani.

Ed anche per la morte del poliziotto Nicola Calipari, ucciso da soldati statunitensi il 4 marzo del 2005, mentre arrivava in auto all’aeroporto di Baghdad, nelle fasi immediatamente successive alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena – la Cassazione decise – confermando la sentenza della Corte d’Assise di Roma che aveva disposto il non luogo a procedere per mancanza di giurisdizione – che nessun processo si sarebbe svolto e si svolgerà in Italia per Mario Lozano, il soldato statunitense accusato dell’uccisione del funzionario del Sismi.
   

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