Emma Bonino: «Se non ci curiamo del diritto all’aborto, lo perderemo»
«Non mi dica che parliamo, ancora, di aborto». Emma Bonino è seduta nella sua poltrona in salotto e mentre mi accoglie in casa sua sa già che sì, dovremo parlare di aborto, un’altra volta. Ed è proprio questo il punto: da oltre 44 anni la leader di +Europa è una delle voci più forti che si alza sempre in difesa del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Era in prima linea quando non era ancora in diritto, è stata arrestata nel 1975 per la disobbedienza civile contro la legge che vietava l’aborto e si è battuta fino al 1978 perché la legge 194 venisse approvata, sancendo il diritto di tutte le donne ad abortire (in sicurezza).
Ma in tutti questi anni, la legge 194 è stata applicata con moltissime difficoltà in tutte le regioni italiane. Per capirlo con chiarezza bastano alcuni dati: in Italia ci sono almeno 72 ospedali che hanno tra l’80% e il 100% di medici obiettori, 31 strutture sanitarie con il 100% di obiezione e il 72% dei ginecologi non esercita la pratica. In molte regioni come le Marche, da dove nei mesi scorsi Vanity Fair è partito per realizzare un’inchiesta su questo diritto negato, non è consentito il ricorso alla pillola abortiva RU486. Il tema dell’aborto, nelle ultime settimane di campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre, è tornato ad essere al centro dello scontro politico.
Senatrice, perché dobbiamo ancora parlarne?
«Sta tirando un vento di destra molto forte. Ci sono Paesi in cui le leggi vengono cambiate attraverso la Corte Costituzionale, poi c’è un altro Paese, che sarebbe l’Italia, che lo fa invece in modo molto più subdolo e cioè semplicemente non le applica, come nel caso della legge 194».
E cosa accadrà, secondo lei, a questa legge in caso di vittoria della destra?
«Io non credo neanche che se vincerà la signora Meloni vorrà proporre una modifica parlamentare, sarebbe troppo complicato. Io penso semplicemente che tenteranno ancora di più di non renderla applicabile. La signora Meloni poi ha strane idee: dice che dobbiamo assicurare alle donne il diritto a non abortire ma è proprio questo ciò che abbiamo perché i diritti civili non sono mai un obbligo. Per esempio abbiamo avuto il divorzio ma non è che tutti eravamo obbligati a divorziare, allo stesso modo avere una legge che regolarizza l’interruzione volontaria di gravidanza non significa che tutte le donne siano obbligate ad abortire».
Il vento di destra da quali Paesi soffia più forte oggi?
«Non so se la Svezia dove la destra ha appena vinto avrà lo stesso atteggiamento delle altre destre, ce l’ha sicuramente esplicito il primo ministro ungherese Viktor Orbán che ha reso obbligatorio l’ascolto del battito del feto alle donne prima di abortire, come anche la Polonia dove l’aborto è quasi vietato del tutto, Malta non consideriamola nemmeno visto che non ha mai avuto nemmeno il divorzio».
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