Jean-Michel Basquiat, come non lo abbiamo mai visto
Su Jean-Michel Basquiat si è già detto molto, ma non tutto. Almeno fino a oggi. Nato a New York nel 1960 da padre haitiano e madre di origini portoricane, insieme all’amico Keith Haring l’artista è riuscito a portare il graffitismo dai muri alle gallerie d’arte in poco tempo. La sua fama è tanto duratura quanto breve è stata la sua vita (finita a 27 anni per overdose di eroina), non a caso è anche conosciuto come il «James Dean dell’arte moderna».
Gli sono stati dedicati cinque documentari, di cui uno firmato da Julian Schnabel, le sue opere sono fra gli oggetti più costosi della terra, sono stati scritti innumerevoli libri e dedicate una miriade di mostre, ma nessuna come Jean-Michel Basquiat: King Pleasure (fino al 1° gennaio 2023 a New York).
Curata dalle sue due sorelle Lisane e Jeanine Heriveaux, insieme alla matrigna Nora Fitzpatrick, la mostra al Starrett-Lehigh Building di Chelsea occupa oltre 1.300 metri quadrati. Duecento quadri, disegni, contenuti multimediali quali interviste di amici e familiari, manufatti, filmati amatoriali, fotografie, non sono semplicemente appesi fra le pareti o custoditi in teche. Le opere, in alcuni casi, dialogano in ambienti ricostruiti, i luoghi in cui Jean Michel Basquiat ha vissuto.
C’è il salotto della casa di famiglia, un angolo dello studio al 57 di Great Jones Street, ma soprattutto la Michael Todd Room, il fulcro del Palladium, discoteca fra le più famose di New York negli anni ’80 e ‘90. «Volevamo assicurarci di raccontare anche il lato festoso di Jean-Michel», racconta Jeanine Heriveaux Basquiat, ma soprattutto con questa mostra far scoprire «tutti questi lavori chiusi in un caveau che avevano davvero bisogno di essere condivisi e visti».
Tutte opere cariche di messaggi, non c’è quadro, graffito, disegno di Basquait che non tocchi temi forti: classismo, razzismo, religione, politica, lotta di classe e narrazione sociale. Argomenti che oggi come allora hanno ancora bisogno (purtroppo) di essere raccontati.
Fonte foto in copertina Flickr.com
