AGI – Si avvia a soluzione il rebus sul candidato del Partito Democratico nel Lazio, mentre si ingarbuglia sempre di più quello sul candidato in Lombardia. La discesa in campo di Alessio D’Amato viene salutata con un sospiro di sollievo dal Nazareno: “è il candidato del Pd”, dicono dal quartier generale dem che, ora, lascia la “palla ai territori, sempre centrali in questa fase”.

Sarà la direzione regionale del Pd Lazio di martedì a decidere se procedere con le primarie o, quanto sembra più probabile, convergere unitariamente su D’Amato. Il nome dell’assessore alla Sanità del Lazio della Giunta Zingaretti piace anche a Calenda che lo ha portato avanti ancor prima che il Pd trovasse un accordo al suo interno.

In campo, infatti, ci sono altri pesi massimi del partito nel Lazio, come il vicepresidente della Giunta uscente, Daniele Leodori, e la consigliera Marta Bonafoni. E al Teatro Brancaccio, dove D’Amato ha sciolto la riserva scendendo in campo, l’unità del Pd attorno al suo nome è risultata plastica.

In sala sono rappresentate tutte le anime del partito. Bruno Astorre, segretario regionale del Pd Lazio, ha battezzato il candidato come “candidato del Pd con una preferenza espressa anche da Carlo Calenda”. In platea c’è anche il senatore Marco Meloni, braccio destro del segretario Enrico Letta.

E c’è Carlo Calenda. Il leader di Azione, al momento, si limita a dire che “l’importante è che il candidato abbia chiaro che bisogna aiutare Gualtieri a fare il termovalorizzatore. Se i partiti si alleano e la pensano in modo contrario è un problema per loro, innanzitutto”.

Parole a cui risponde il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: “La linea politica sulla Regione Lazio non la dà certo Calenda, e poi ricordo che il gruppo di Azione nel Consiglio Regionale del Lazio ha votato a favore del piano rifiuti che non prevede inceneritori. Calenda smetta di litigare con se stesso: non è candidato alla regione Lazio”. Fonti parlamentari del Pd considerano, tuttavia, quello di Calenda un “tentativo per azzoppare Alessio” D’Amato, cercando di creare crepe dentro il partito.

La questione lombarda

Rimane complicata la partita lombarda. Qui, Carlo Calenda ha proposto il nome di Letizia Moratti, respinto senza appello dal Pd regionale e dal Nazareno per il quale “non c’è motivo alcuno per cui il Pd debba candidare Moratti”. Il leader di Azione chiede ai dem di sedersi a un tavolo con i sindaci lombardi e con la candidata del Terzo Polo in Lombardia.

Dal Pd arriva però un nuovo ‘niet’. “La condizione per sederci a un tavolo” con Carlo Calenda e il terzo polo “è che si tolga da quel tavolo il nome di Letizia Moratti”, dice il segretario del Pd della Lombardia, Vinicio Peluffo.

La proposta di Calenda, per Peluffo, “non affronta il nodo della questione: abbiamo ricevuto un mandato molto preciso dall’assemblea regionale del Pd“, quello di non considerare nemmeno la possibilità di candidare Letizia Moratti, “ma sembra che Calenda voglia continuare su quella strada”.

Respingono l’idea di Calenda anche i sindaci lombardi. “Siamo i primi a voler discutere di sanità pubblica e territoriale, di politiche abitative, di collegamenti ferroviari, di risorse ai comuni e di tutte le politiche sulle quali riteniamo serva imprimere un cambio di rotta forte con gli anni delle giunte a guida delle destre, quindi ci siamo e volentieri ci sediamo al tavolo, in accordo col Pd”, dicono i sindaci dem: “è evidente che se l’obiettivo, che auspichiamo e che riteniamo fondamentale, è costruire una coalizione che riunisca Pd, terzo polo e forze civiche, per riuscirci serve ripartire senza candidature predefinite sul tavolo”, scrivono in una nota i sindaci dei capoluoghi lombardi Giorgio Gori, Mattia Palazzi, Davide Galimberti, Luca Galimberti, Mauro Gattinoni, Andrea Furegato, Emilio Delbono.

Intanto, “convocheremo i partiti della coalizione per fissare la data delle primarie. Chi vorrà confrontarsi sui temi potrà farlo in quella sede”, fa sapere il segretario regionale del Pd lombardo: “Le elezioni regionali lombarde dovrebbero tenersi a febbraio, quindi è bene cominciare a lavorare alle primarie. Pensiamo di convocarle prima di Natale, tenendo conto del ponte dell’Immacolata che, per la diocesi di Milano, corrisponde anche alla festa di Sant’Ambrogio”, aggiunge Peluffo.

Tra i nomi di cui si discute ancora nel Pd lombardo, dopo l’ultimo tentativo effettuato per convincere Giuliano Pisapia, ci sono quelli del sindaco di Brescia Emilio Delbono e dell’eurodeputato Pierfrancesco Maiorino. 

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