
Il Tribunale civile di Roma apre alla dicitura neutra di “genitore” sui documenti bocciando di fatto il decreto dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini che imponeva l’uso di “padre” e “madre”.
Sull’ordinanza dei giudici il governo ora dice di volere fare attente verifiche (“la decisione sarà esaminata dal Governo con particolare attenzione“) perchè “presenta evidenti problemi di esecuzione e mette a rischio il sistema di identificazione personale”. Verifiche che potrebbero anche portare ad un’azione contro l’ordinanza che risale al 9 settembre 2022 “e non è stata impugnata dal Ministero dell’Interno”, osserva Palazzo Chigi in una nota.
Il provvedimento del Tribunale Civile arriva dopo una causa intentata da una coppia arcobaleno, ovvero due mamme, quella legale e quella adottiva, di una bimba. “La dicitura che dovrà comparire sulla carta di identità della bambina dovrà essere neutra: ‘genitore'” anzichè madre e padre: è quanto cristallizza il giudice civile dopo il ricorso presentato dalle due madri che hanno deciso di intraprendere l’iter giudiziario contro il decreto del 31 gennaio del 2019, firmato dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che impone sul documento di riconoscimento la dicitura “padre” e “madre”. “Illegali o discriminanti le parole Mamma e Papà?, le parole più belle del mondo. Non ho parole, ma davvero”, twitta indignato il ministro (ora delle Infrastrutture) Matteo Salvini.
La decisione del giudice
Il giudice, inoltre, afferma che il decreto oltre a violare le norme, sia comunitarie che internazionali, è viziato da eccesso di potere. In quel provvedimento il ministro va oltre le sue competenze: la carta di identità è, infatti, un documento certificativo di una realtà già pre-esistente nell’atto nascita che stabilisce una madre partoriente e una adottiva. Non può quindi esserci discrasia tra documento di identità e l’atto di nascita”.
