(AGI – I candidati sono tutti in campo, ma le incognite che gravano sul congresso del Partito Democratico non accennano a diminuire. Perchè sciolta la riserva di Gianni Cuperlo, rimane da capire in quale campo andrà a pescare l’esponente della cosiddetta “sinistra ortodossa” del partito. Tra i sostenitori di Elly Schlein, contattati dal’AGI, circola un misto di delusione e fiducia. La prima è dovuta al mancato sostegno da parte di Cuperlo nei confronti di una candidata che rappresenta, viene spiegato, “una scelta nuova, forte, di sinistra e, cosa che non guasta, donna”. Insomma, un profilo che avrebbe dovuto compattare la sinistra del partito.

Una scelta tanto più “incomprensibile” a fronte della corsa a prendere le distanze dalla storia recente del Pd. “è tutto un riconcorrersi tra chi ci tiene a dire: io non c’ero e se c’ero, dormivo”, viene osservato da fonti parlamentari dem. Il riferimento è alle parole di Matteo Orfini: “L’apparato, ammesso che ne esista ancora uno, è altrove. Quasi tutto il gruppo dirigente attuale, da Franceschini a Misiani, fino a Boccia, sostiene Elly Schlein. E mi pare di capire che la appoggi anche Andrea Orlando”.

Parole alle quali risponde il vice segretario Pd del Lazio, Enzo Foschi: “Orfini era il braccio destro di D’Alema quando era potente, poi nominava le direzioni dei Ds sempre a nome di D’Alema quando era segretario Fassino. Da presidente, ai tempi di Renzi, doveva essere il garante di tutti e fu il principale responsabile dell’epurazione della sinistra nella notte del Nazareno sulle liste. Inoltre ha guidato le trame durante la segreteria Zingaretti. Ognuno di noi ha una storia e andrebbe vissuta con trasparenza”.

Un dibattito che esplode nel momento di massimo rimescolamento delle correnti interne al Pd. Se la candidatura di Cuperlo coglie di sorpresa la sinistra dem, il percorso di avvicinamento di Piero Fassino a Bonaccini è noto da tempo in Areadem: “Sappiamo che vuol sostenere Bonaccini, non in che modo”, conferma una fonte parlamentare di Areadem. Fassino è considerato la seconda colonna dell’area politica che fa capo a Dario Franceschini. Ma l’ex ministro della Cultura si è schierato apertamente con Schlein, una scelta che sta provocando la fuoriuscita di molti esponenti di spicco, non convinti dell’opportunità di convergere su una proposta tanto “di sinistra”.

A cominciare da Pina Picierno, in rampa di lancio per un ticket con il presidente dell’Emilia-Romagna, passando per Roberta Pinotti, fino ad arrivare a Bruno Astorre. “Che Franceschini non riuscisse a portare tutti con lui era chiaro fin dall’inizio”, spiega una fonte parlamentare dem aggiungendo che “la parte ortodossa e più antica del Pd sta con Bonaccini” che viene visto come “candidato più affidabile”. Definizione, questa, utilizzata anche da Orfini. “Un processo in corso da tempo”, viene aggiunto, accelerato nelle ultime ore, dopo l’intervista di Franceschini al Corriere. Per quello che riguarda i numeri che Cuperlo potrebbe eventualmente togliere a Schlein, fra i sostenitori della deputata prevale la fiducia: “Al momento non abbiamo registrato alcun contraccolpo negativo. Anzi”, viene spiegato, “il consenso attorno a Elly aumenta di giorno in giorno”.

E anche nel campo di Bonaccini, dove Cuperlo potrebbe pescare fra gli ex Ds che guardano al presidente dell’Emilia-Romagna, la discesa in campo del presidente della Fondazione Pd non desta particolari preoccupazioni: “Non pensiamo sia una minaccia, non desta nè entusiasmo nè preoccupazione: siamo più ruspanti e meno complottisti”. Di certo, dopo la consultazione fra gli iscritti, rimarranno in gara solo due candidati. Con quali numeri è l’altra grande incognita sulla strada per il Nazareno.

Dal quartier generale del Pd vengono respinte con fermezza le ricostruzioni che parlano di un crollo nelle iscrizioni. “Sono dati sbagliati, bisogna tenere conto del fatto che sono state cambiate le regole per il tesseramento”, a cominciare dall’iscrizione online e dal pagamento con i Pos. Il responsabile organizzazione Pd, Stefano Vaccari, aggiunge che “non sono dati attendibili” perchè “i dati del 2022 non li abbiamo ancora divulgati, lo faremo quando la Commissione Nazionale per il congresso li avrà tutti a disposizione”.

C’è poi il caso dei dati relativi al 2021, “veri, ma mancanti di una parte consistente: quella relativa alle regioni Puglia e Sardegna. Solo in Puglia, per fare un esempio, avevamo 30 mila iscritti nel 2019, un numero niente affatto trascurabile”. Quindi, l’appuntamento per un bilancio è rimandato “alla fine di gennaio, quando il Pd presenterà, in maniera trasparente, tutti i numeri sugli iscritti”. 

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