Il Post – Gandhi fu ucciso a New Delhi dall’estremista indù Nathuram Godse, che lo accusava di avere posizioni troppo morbide verso i musulmani e il Pakistan
Il 30 gennaio del 1948, 75 anni fa, un estremista indù uccise Mohandas Gandhi a New Delhi, in India. Erano circa le cinque di pomeriggio e Gandhi, uno dei più importanti leader del movimento per l’indipendenza dell’India, stava salendo la breve scalinata che conduce al giardino sul retro della Birla House, il luogo in cui abitò nei suoi ultimi anni e che oggi è un museo. Ad aspettarlo c’era un gruppo di persone per una preghiera insieme. Nathuram Godse, l’estremista che lo uccise, si fece avanti e sparò tre colpi: Gandhi fu ferito al petto e all’addome. Fu portato all’interno della casa, da cui poco dopo uscì un uomo annunciandone la morte.
Già allora Gandhi era visto in tutto il mondo come un simbolo della resistenza non violenta. Aveva fatto parte fino al 1934 del Congresso nazionale indiano, il partito che aveva guidato la lotta per l’indipendenza dell’India dal Regno Unito e di cui era stato presidente fino al 1924. Nel 1942 aveva fondato un movimento che aveva lo stesso obiettivo, il movimento “Quit India”: l’indipendenza fu infine ottenuta nel 1947.
