
AGI – Il via libera del Consiglio dei ministri al ddl sull’Autonomia “dimostra ancora una volta che questo governo manterrà gli impegni presi”. Queste sono le parole di soddisfazione di Giorgia Meloni dopo il sì ricevuto nella riunione di oggi. “La coerenza con il mandato avuto dai cittadini, per noi, è una bussola”, ha aggiunto il premier
In serata arriverà anche una nota ufficiale di palazzo Chigi che spiega come “con il disegno di legge quadro sull’autonomia” il governo punti “a costruire un’Italia più unita, più forte e più coesa”.
E ancora: “Il Governo avvia un percorso per superare i divari che oggi esistono tra i territori e garantire a tutti i cittadini, e in ogni parte d’Italia, gli stessi diritti e lo stesso livello di servizi. La fissazione dei Livelli essenziali delle prestazioni, in questi anni mai determinati, è una garanzia di coesione e unità. Un provvedimento che declina il principio di sussidiarietà e dà alle Regioni che lo chiederanno una duplice opportunità’: gestire direttamente materie e risorse e dare ai cittadini servizi più efficienti e meno costosi”.
L’ultima bozza sull’autonomia approdata in Cdm conferma la tempistica delle scadenze per l’esame delle intese tra Stato e Regioni predisposte già nei vari testi preparatori circolate nei giorni scorsi: ovvero trenta giorni per il parere della Conferenza unificata e sessanta giorni alle Camere per valutare il tutto.
Subito dopo sono arrivate anche le parole del ministro Calderoli che ha elencato i prossimi passi ideali della road map già in itinere: “Alla fine del 2023 dovremmo avere in porto l’approvazione della legge” sull’autonomia differenziata, “dei Lep e dei costi dei fabbisogni standard. Mi auguro che all’inizio del 2024 inizieremo a considerare l’aspetto delle richieste e delle intese” con le Regioni.
Per poi aggiungere: “Ho fatto miei i principi che ha enunciato la presidente Meloni lo scorso 30 gennaio quando ha detto ‘non ci rassegniamo all’idea che nel nostro Paese ci siano cittadini di serie A e di serie B, vogliamo una sola Italia, con diritti e servizi uguali per tutti'”. Calderoli ha poi provato anche a spegnere le critiche: “Mi spiace ancora una volta, a fronte di un testo che è stato definito nelle ultime ore, vedere già dei toni di rivolta. Pregherei di leggere il testo prima di scatenare contrarietà”.
“Efficienza, merito, innovazione, lavoro, più diritti per tutti i cittadini in tutta Italia, meno scuse per i politici ladri o incapaci. Autonomia approvata in Consiglio dei Ministri, altra promessa mantenuta”. Questo è invece il testo del messaggio che Matteo Salvini ha inviato nelle chat dei parlamentari e dei consiglieri regionali della Lega, dopo l’approvazione.
Molto più dure le reazioni dai rappresentati dei partiti d’opposizione. Per Bonaccini, candidato alla segreteria del Pd: “La bozza Calderoli sull’autonomia è irricevibile e noi siamo pronti alla mobilitazione perché non è stata condivisa con la Conferenza delle Regioni, cosa clamorosa e incredibile, e perché è un’autonomia differenziata che non tiene conto delle nostre proposte e va nella direzione di spaccare il Paese”.
Parole forti anche da parte di Elly Schlein, altra candidata alla leadership del Pd: “Il disegno di Autonomia differenziata è una sberla di Meloni al Sud del Paese. Spero che le regioni del Sud si ribellino e spero che i presidenti di regione, anche quelli di centrodestra, vogliano chiedere la riunione della conferenza delle regioni. Quel testo doveva essere portato alla conferenza delle regioni prima di arrivare in Cdm. Non è stato fatto perché ci sono le elezioni regionali”
Stessi toni sono stati espressi dal leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte: “Quello sull’Autonomia è un disegno di legge che va contrastato, soprattutto su scuola e sanità”.
Cosa cambia
Il testo delinea la cornice entro la quale le singole Regioni potrebbero in futuro chiedere il trasferimento di maggiori competenze allo Stato, in base all’articolo 116 della Costituzione. Dopo l’approvazione in Cdm, il ddl sarà sottoposto al parere della Conferenza Stato-Regioni, per tornare sul tavolo dell’esecutivo per l’approvazione definitiva, e poi passare all’esame delle Camere. Ecco, in sintesi, il percorso che individua il disegno di legge, ultima variazione del progetto autonomista che la Lega avviò – senza mai riuscire a realizzare – su input di Roberto Maroni e Luca Zaia a partire almeno dal 2015, rafforzato dai referendum lombardo e veneto del novembre 2017.
I LEP NUCLEO INVALICABILE
La legge quadro – dieci articoli sotto l’intestazione ‘Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario’ – si propone di “semplificare le procedure, accelerare e sburocratizzare” i procedimenti, per una distribuzione delle competenze alle Regioni che meglio si conformi ai principi di “sussidiarietà e differenziazione”. L’attribuzione di funzioni da parte dello Stato alle Regioni è “subordinata alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep), che garantiscano i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale”.
“Tali livelli – si legge – indicano la soglia costituzionalmente necessaria e costituiscono il nucleo invalicabile per rendere effettivi tali diritti e per erogare le prestazioni sociali di natura fondamentale, per assicurare uno svolgimento leale e trasparente dei rapporti finanziari fra lo Stato e le autonomie territoriali, per favorire un’equa ed efficiente allocazione delle risorse e il pieno superamento dei divari territoriali nel godimento delle prestazioni inerenti ai diritti civili e sociali”.
LA CABINA DI REGIA E I LEP PER DPCM
La legge di bilancio ha istituito a Palazzo Chigi una cabina di regia, che, entro la fine del 2023, deve individuare i livelli essenziali delle prestazioni. “I Lep, concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale e i relativi costi e fabbisogni standard, sono determinati con uno o più decreti del presidente del Consiglio”, si spiega nella bozza del testo Calderoli, secondo cui, dopo l’acquisizione dell’intesa della Conferenza unificata e “comunque decorso il relativo termine di trenta giorni, lo schema di decreto è trasmesso alle Camere per l’espressione del parere”. “Il parere – si legge – è reso entro 45 giorni dalla data di trasmissione dello schema di decreto. Il presidente del Consiglio dei ministri, valutato il contenuto dell’intesa della Conferenza unificata e del parere delle Camere o, comunque, una volta decorso il termine di quarantacinque giorni per l’espressione del parere di queste ultime, adotta il decreto, previa deliberazione del Consiglio dei ministri”
LE INTESE CON LE REGIONI
Le risorse umane, strumentali e finanziarie per l’esercizio delle funzioni da parte delle Regioni sono determinate da una commissione paritetica Stato-Regione. Il finanziamento avviene attraverso compartecipazioni al gettito di uno o più tributi o entrate erariali regionali. La trattativa tra lo Stato e le Regioni per la chiusura delle intese dura almeno cinque mesi. Mef e ministri competenti hanno 30 giorni per valutare la richiesta della Regione, dopo che è stata trasmessa al presidente del Consiglio e al ministro per gli Affari regionali.
Poi si apre un negoziato con la Regione per l’intesa preliminare, approvata poi dal Cdm e trasmessa alla Conferenza unificata che, a sua volta, ha 30 giorni per il parere. Quindi va alle Camere: hanno 60 giorni per l’esame nelle commissioni o, secondo le modifiche in valutazione, per un atto d’indirizzo votato in Aula. Successivamente il premier (o il ministro per gli Affari regionali) predispone l’intesa definitiva (con eventuale ulteriore negoziato).
La Regione la approva, ed entro 30 giorni è prevista la delibera in Cdm. Il disegno di legge è trasmesso alle Camere che votano a maggioranza assoluta. Le intese hanno durata massima di dieci anni. Stato o Regione possono chiederne la cessazione, deliberata con legge a maggioranza assoluta dalle Camere. Alla scadenza, l’intesa si intende rinnovata per la sua durata, salvo che Stato o Regione manifestino volontà diversa un anno (6 mesi prevedeva inizialmente la bozza) prima del termine. Il governo dispone verifiche sulle attività e sul raggiungimento dei Lep.
La commissione paritetica svolge annuali valutazioni sulla compatibilità e gli oneri finanziari. La legge Calderoli, infine, prevede misure perequative e di promozione dello sviluppo economico, della coesione e della solidarietà sociale: anche nelle Regioni che non concludono intese, lo Stato promuove l’esercizio effettivo dei diritti civili e sociali, anche con interventi speciali. Dalla legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
