(di Massimo Lomonaco)

Mentre in Israele le proteste contro la riforma giudiziaria di Benyamin Netanyahu si moltiplicano, la Germania ha avvisato il premier sui pericoli di un indebolimento della democrazia. Nel ‘Giorno della resistenza’ contro la legge del governo di destra con cortei, scontri, manifestazioni e arresti in tutto lo Stato ebraico, il cancelliere Olaf Scholz ha detto che Berlino “da buon amica di Israele” osserva “con attenzione e, non lo nego, anche molta preoccupazione” la riforma giudiziaria che ha spaccato il Paese. “Il nostro auspicio – ha incalzato – è che Israele resti una democrazia liberale. Una democrazia offre sicurezza non solo per la maggioranza, ma anche per le minoranze. Vedremo – ha detto a Netanyahu durate la conferenza stampa congiunta – come le cose si sviluppano”. “Siamo una democrazia liberale e lo rimarremo – ha replicato Bibi giunto a Berlino nella sua terza tappa europea dopo Parigi e Roma -. La democrazia israeliana è forte e viva e su questo non arretreremo di un millimetro”. Poi ha insistito: “Posso andare contro le accuse solo dimostrando il contrario nei fatti. Rafforzeremo i diritti umani, i diritti delle donne e della comunità Lgbtq+”. Fatto sta che Israele ha vissuto un’altra giornata convulsa: da Tel Aviv a Gerusalemme, da Haifa ad altre città si sono susseguite le dimostrazioni. Ma anche scontri – soprattutto a Tel Aviv – e non solo con la polizia. Manifestanti hanno sostenuto di essere stati aggrediti in due casi con spray al peperoncino da persone perché bloccavano le strade. Episodi denunciati dall’opposizione che ha incolpato il governo di “incitare” contro i dimostranti. Secondo i media, in tutto il Paese ci sono stati 21 arresti. E già si preannunciano nuove proteste a cominciare da quella di sabato prossimo sera a Tel Aviv, oramai epicentro dell’ondata di contrapposizione alla contestata legge. Il muro contro muro appare destinato a continuare: Netanyahu (e tutta la maggioranza di destra) ha respinto la proposta di mediazione avanzata con la ‘Piattaforma del popolo’ dal presidente Isaac Herzog, preoccupato del “baratro” da possibile “guerra civile” in cui si trova Israele. Il premier ha ribadito che quella di Herzog è stata “una grande occasione che è andata perduta. Non solo non era una piattaforma del popolo, ma nemmeno una piattaforma di metà del popolo”. La mediazione del presidente è stata invece accettata dall’intera opposizione: Yair Lapid l’ha definita “un onesto compromesso”. L’altro leader centrista ha avvisato che se “il colpo di mano di Netanyahu passerà, Israele non sarà più una democrazia”. Il braccio di ferro per ora non si sblocca e la situazione è aggravata dalla tensione in Cisgiordania, dove a Jenin in un’operazione dell’esercito alla ricerca di miliziani armati della Jihad sono stati uccisi 4 palestinesi.

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