A Prato il laboratorio della multiutility, basato su 5G e fibra. Dall’industria 4.0 all’internet of things, ecco gli esperimenti sul campo

Il Castello dell'imperatore a Prato (Getty Images)
Il Castello dell’imperatore a Prato (Getty Images)

Impianti di videosorveglianza e sensoristica internet of things per l’industria 4.0: sono queste le principali sperimentazioni 5G in corso da parte di Estra, società energetica multiservizi attiva in Centro Italia, partecipata da quattro società a capitale interamente pubblico. I progetti sono stati avviati a Prato, tramite la divisione Estracom, ma il gruppo propone anche un’idea generale di smart city basata su un’unica infrastruttura di rete che connetta tutte le risorse: dal riciclo dei rifiuti alla distribuzione del gas, dal consumo delle risorse idriche all’elettricità, per una gestione intelligente e sostenibile della città 4.0. Al centro del modello ci sarebbero i comuni e le società multiservizi, con le reti di quinta generazione a fare da abilitatore tecnologico.

Con oltre un miliardo all’anno di fatturato, 725mila clienti gas e luce, 5418 chilometri di reti gas e 34,92 gigawatt ora di energia, Estra è impegnata anche nel cablaggio di diversi distretti industriali, con 611 chilometri di cavi in fibra ottica a banda ultralarga ftth (fiber to the home). Il ambito 5G ha avviato la sperimentazione Iot & sensori nel depuratore e trasportatore di acque industriali Gida di Baciacavallo, in provincia di Prato. Il sistema permette di monitorare in tempo reale i flussi e di comandare da remoto gli impianti. I dati trasmessi in cloud vengono visualizzati in tempo reale su appositi grafici dinamici.

L’obiettivo è testare le potenzialità del 5G per molte esigenze industriali come la robotica o la gestione energetica; il massive machine type communication che abilita servizi Iot per un grande numero di device collegati e la connettività degli oggetti (scenario smart city); l’enhanced mobile ultra broadband, ideale per applicazioni che richiedono alta portata, come la trasmissione video ad altissima definizione.

La seconda sperimentazione riguarda proprio la videosorveglianza, con l’applicazione di reti neurali profonde addestrate a lavorare su immagini nell’infrarosso, studiate dall’università di Firenze per il progetto “Prato città sicura”. “Oltre all’uso di telecamere a 30 megapixel connesse con il 5G, il passo avanti è stata la possibilità di fornire un impianto unificato a tutte le forze dell’ordine operanti in città, in modo che possano comunicare fra loro”, osserva Fabio Niccolai, direttore di Estracom.

La cattedrale di Santo Stefano a Prato (Getty Images)
La cattedrale di Santo Stefano a Prato (Getty Images)

Dalla smart city a Sim City

Insomma, fra poco i sindaci governeranno tramite un digital twin della città, come se fosse SimCity? “Ci sono due temi da considerare” – precisa Niccolai. “La cybersecurity dei dati e la tutela della privacy. Le multiutility lavorano per silos ma non è detto che, in base alle norme, si possa unire tutto al vertice, in una ipotetica stanza del sindaco. Il tema del riconoscimento facciale è di grande interesse tecnologico, ma va inquadrato nell’ambito del quadro regolatorio vigente. È più probabile invece che emerga nei municipi il ruolo del city manager, che porterà in dote alle amministrazioni le tecnologie innovative trovate sul mercato”.

“Attraversiamo un’opportunità tecnologica che permette di sovrapporre e connettere il ciclo dei rifiuti con quello energetico e gestire le risorse in modo intelligente. Enti locali e società multiutility dovrebbero essere in prima linea per realizzare queste smartland, secondo un modello che non assecondi solo il mercato ma anche temi di interesse pubblico”, afferma Francesco Macrì, presidente di Estra.

E proprio i comuni, affiancati dalle società multiservizi, sarebbero i protagonisti più adatti per realizzare il cambiamento, secondo il 47% degli italiani. Seguono lo stato (37%) e le regioni (14%). Secondo il 92% poi, la smart city migliorerà la qualità della vita e le società energetiche saranno protagoniste del cambiamento. Sono i dati di un’indagine dell’istituto Piepoli dedicata a “Opinioni e attitudini degli italiani verso le smart city”, secondo cui i benefici più attesi sono minor inquinamento (40%), riduzione dello spreco di energia e risorse (34%), sanità più efficiente (32%) e maggiore sicurezza (25%).

La gestione intelligente dei rifiuti (più richiesta al Centro) e l’accesso più semplice ai servizi sanitari (sia al Nord che al Sud) sarebbero i primi capitoli di intervento, per 4 cittadini su 10. Lo sviluppo urbano sarà vincolato alla distribuzione intelligente di energia rinnovabile, per 9 su 10. E, quasi scontati, ci saranno wireless gratis e app per i servizi.

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