Fca pronta a sostenere la Siare Engineering per i respiratori. Da Miroglio alle università, si lavora alle mascherine. Menarini e Davines in campo per i gel

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(foto: Mladen Antonov/Afp/Getty Images)

Ogni mezzo in campo per fronteggiare contro l’emergenza coronavirus. E mentre nel settore sanitario e medico i laboratori continuano la ricerca per terapie e trattamenti, in tutta Italia si moltiplicano le aziende e le fabbriche che decidono di riconvertire la produzione per fornire elementi necessari a sostegno di tutto il personale in prima linea nella lotta contro il virus.

I ventilatori polmonari

L’ultimo annuncio in ordine di tempo arriva dai colossi del settore auto Fca e Ferrari, controllate della holding Hexor, che insieme a Marelli metteranno i loro impianti emiliani e i loro dipendenti a disposizione di Siare Engineering per la produzione della componentistica e l’assemblaggio di nuovi respiratori polmonari necessari per i pazienti nelle terapie intensive, strategia intrapresa nei giorni scorsi anche da General Motors e Ford e ventilata anche da Tesla negli Stati Uniti.

La bolognese Siare Engineering è il principale produttore di ventilatori polmonari in Italia, e dovrebbe produrne oltre 125 a settimana per far fronte alla richiesta crescente di questi macchinari. Negli scorsi giorni governo e Protezione civile hanno chiesto all’azienda un aumento della produzione fino a 500 unità al mese, per un totale di 2mila respiratori entro luglio.

Come si legge su Reuters, i due colossi automobilistici sono ora in contatto con l’azienda proprio per garantire sostegno produttivo e competenze tecniche. Con l’aiuto messo in campo da Fca e Ferrari, Siare Engineering potrebbe arrivare a una produzione di circa 300 dispositivi a settimana, fanno sapere da Exor.

Le mascherine

Ma quello dei respiratori non è l’unico fronte di intervento. Un altro elemento fondamentale a supporto di medici, infermieri e forze dell’ordine nel contrasto ai contagi sono le mascherine. Settimana scorsa, il commissario all’emergenza, Angelo Borrelli, ha annunciato che il fabbisogno mensile si mascherine si aggira ormai attorno ai 90 milioni di unità. Anche in questo caso molte aziende, soprattutto nel settore manifatturiero e tessile, hanno iniziato a muoversi per convertire le loro linee produttive e garantire forniture di prima necessità.

Tra le prime aziende ad aver preso questa decisione c’è il gruppo Miroglio di Alba, uno dei più importanti nomi del tessile italiano. Dopo l’approvazione del prototipo da parte degli operatori dell’unità di crisi di Torino, l’azienda ha iniziato a produrre mascherine non sanitarie (non Fpp2 e Fpp3), e punta ad arrivare a regime a una produzione di oltre 75mila mascherine al giorno, fanno sapere dall’azienda. Anche l’azienda Bc Boncar di Busto Arsizio, che lavora per grandi marchi di moda internazionali ha convertito la sua produzione per fornire mascherine non sanitarie alle amministrazioni e al personale degli ospedali.

Lo stesso hanno fatto anche l’azienda Dreoni Giovanna, che dall’abbigliamento tecnico e le tappezzerie per auto è passata alla produzione di mascherine certificate al ritmo di 2mila unità al giorno, e l’azienda Es’Givien, casa di moda toscana che ha già prodotto e donato oltre 5mila mascherine non sanitarie a ospedali e aziende.

A Bari, alcune aziende locali sono in contatto con un gruppo di esperti coordinato dal Politecnico per individuare gli standard necessari per riconvertire alcune linee alla produzione di mascherine, e lo stesso si sta facendo a Milano, dove il Politecnico sta testando i materiali proposti da alcune aziende che hanno deciso di muoversi per produrre mascherine.

Anche nel decreto Cura Italia, peraltro, si stabilisce che l’Istituto superiore di sanità avrà l’obbligo di rilasciare o meno entro 3 giorni la sua certificazione sui prototipi di mascherine presentate dalle diverse aziende che si stanno attrezzando alla riconversione in queste settimane.

I gel

Infine, tra i settori della riconversione si registra anche quello dei gel igienizzanti, oltre all’Amuchina del gruppo Angelini. Il colosso farmaceutico Menarini, per esempio, ha deciso di produrre negli stabilimenti di Firenze gel disinfettante da donare agli ospedali per circa 5 tonnellate a settimana si legge in una nota del gruppo. Lo stesso ha fatto l’azienda cosmetica Davines di Parma, che ha avviato la produzione di gel igienizzante per le mani da distribuire gratuitamente a diverse istituzioni attive per combattere l’emergenza.

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