Lodovica Comello alla prese con la maternità.

Lodovica Comello parla dell’essere madre nel suo nuovo podcast. Ecco quanto riportato da “Oggi“:”

L’asciugona, nello slang milanese, è una persona che parla così tanto da prosciugare le energie del malcapitato che ascolta. Ed è così che Lodovica Comello ha chiamato il suo podcast (3 milioni di ascolti sulle piattaforme), dedicato a gioie e dolori dell’essere mamma 

«Quando una nasce prolissa c’è poco da fare», dice. «Fa parte del mio Dna questo bisogno spasmodico di informare chiunque su fatti, aneddoti e curiosità, senza che nessuno me lo abbia chiesto». Ed è finita che ha messo la parlantina a disposizione delle neomamme in crisi di nervi (lei è sposata con il produttore e regista Thomas Goldschmidt e ha un figlio, Teo, di tre anni). Lanciata dalla telenovela Disney Violetta, 33 anni, Lodovica ha condotto Italia’s got talent, ha recitato in una fiction, Extravergine, su Foxlife, e partecipato al Festival di Sanremo nel 2017. Oggi la troviamo su Radio 105, dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 20, con il programma 105. Io, lei e l’altro. Ed è arrivata alla quarta stagione del podcast che racconta la verità, soltanto la verità sulla maternità. Con ironia, sì. «Ma anche fuori dai denti», sottolinea.

La competizione tra genitori, la chat delle mamme, le vacanze con le piccole pesti… L’argomento che ha avuto più successo? «Ho fatto boom quando ho pubblicato la puntata più intima di tutte, quella sull’allattamento. A me è costato molto, l’ho vissuto come un sequestro di persona. E ho raccontato la mia esperienza senza edulcorarla. Avevo paura di inimicarmi quella parte di mamme che lo difende a spada tratta. E invece ho scoperto che tante hanno fatto fatica. Io ci ho messo 5-6 mesi a fare amicizia con l’allattamento, e quando mi stava piacendo il bambino era cresciuto e andava abbandonato».

L’idea dell’Asciugona come le è venuta? «Avevo un pancione gigante, ero al nono mese di gravidanza ed era appena scattato il lockdown. Ho un animo inquieto e mi dicevo “oddio, adesso con la maternità mi fermerò”, ero dispiaciuta. Cercavo un modo per continuare ad esserci, anche dal salotto di casa. E mi sono detta: “Proviamoci”».

Come sceglieva gli argomenti? «La gravidanza mi dava molti spunti, i “gravidrammi”, come li chiamo io, altalene emozionali pazzesche. Poi la cosa si è ingrandita, ha avuto successo e ho continuato. Ho raccontato il post parto, il primo anno di vita, e i terrible two, i due anni, quando il bambino impara a dire no».

Era arrivata preparata alla maternità? «Non sapevo niente. Con il senno di poi avrei dovuto chiedere una serie di cose a mia madre, a mia sorella, a chi ci era passato, invece di pensare al colore delle tutine. Sono andata a sbattere a 200 all’ora contro tutti i muri che la gravidanza e il post parto mi hanno presentato. C’è una grande solitudine nelle mamme, a causa del retaggio culturale che ci impone di essere estasiate, felici, performanti».

La domanda che le fanno e le dà più fastidio? «“Quando fai il secondo?” Come se i figli debbano arrivare in coppia, tipo cocorite. Ne ho parlato in una puntata chiamata Il secondo, e spero di aver inibito le persone che fanno questa domanda con leggerezza, senza rendersi conto che è un argomento che può mettere a disagio».

Com’è andato il rientro al lavoro? «Sereno, ho una buona rete di supporto. Mio marito è bravissimo. Mi è capitato però di riflettere a lungo prima di accettare un lavoro, mentre prima partivo a cuor leggero».È cambiata dopo la nascita di Teo? «Credo di aver acquisito la giusta dose di apprensione tipica delle mamme. Quando non sono a casa, penso a lui, a cosa starà facendo, se starà sentendo la mia mancanza. C’è sempre quella bestia nera del senso di colpa, che il più delle volte è ingiustificata».

Perché si fanno pochi figli in Italia? «C’è ancora disparità tra il ruolo di madri e padri. Le mamme sanno che dovranno accollarsi al 90 per cento la cura del bambino. Si tende a dare più importanza al lavoro del padre, mentre quello della madre è considerato un jolly. Molte donne hanno paura di intraprendere questo viaggio perché temono di trovarsi da sole, senza il sostegno delle istituzioni».

Che cosa c’è nel suo futuro lavorativo? «Sono felice di essere tornata in radio, mi mancava un impegno quotidiano. Voglio fare crescere l’Asciugona, potrebbe approdare a teatro o diventare una sitcom».

E il canto, la sua prima passione? «L’ho archiviato. È stato il primo amore, poi quando ho cercato di farlo diventare un lavoro, ho capito che doveva restare un hobby. Il mercato discografico è complicato e io non ero soddisfatta di quello che facevo, dei risultati. Sanremo è stato il mio addio in grande stile, ora canto sotto la doccia».

 

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