Alla plenaria del 26 marzo del Parlamento europeo si vota a distanza. Wired ha letto le istruzioni per l’uso della prima assemblea da remoto

Stampa, compila, vota, firma, scannerizza e invia. Sono queste le istruzioni a cui i 704 deputati del Parlamento europeo dovranno attenersi giovedì 26 marzo per la prima seduta plenaria con voto a distanza via email. Wired ha potuto leggere la lettera inviata nel pomeriggio di lunedì 22 marzo a tutti gli europarlamentari per informarli su come si svolgerà la prima assemblea in piena emergenza coronavirus. Per limitare gli spostamenti dei deputati, che comunque dovrebbero sottoporsi a un periodo di quarantena, e non bloccare l’operatività dell’Europarlamento, il voto avverrà via email. Per la prima volta dalla sua istituzione, nel 1962, l’assemblea ricorrerà alle preferenze da remoto.
Giovedì l’agenda prevede tre votazioni legate alla procedura di emergenza: assistenza finanziaria ai paesi colpiti dalla pandemia da Sars-Cov-2; via libera agli investimenti nel settore sanitario per contrastare il contagio; revisione degli slot degli aeroporti europei, bloccati dal drastico stop ai voli.
Come si vota
E per ciascun appello, gli eurodeputati sono tenuti a seguire passo dopo passo le istruzioni arrivate via mail. Primo: stampare il foglio di voto. Secondo: compilarlo con nome, cognome e voto (a favore o contrario), uno per ogni tema sul tappeto. Terzo: firmare la dichiarazione solenne che accompagna la scheda. Quarto: scannerizzare o fotografare il voto. Quinto e ultimo passaggio: spedire il tutto alla casella email predisposta dall’Europarlamento, come conferma a Wired un portavoce dell’assemblea. I politici che riusciranno a partecipare dal vivo, non voteranno come di consueto (per esempio, per alzata di mano), ma a loro volta dovranno compilare le schede e depositarle in un’urna.
Solo i voti che entro le 11, 18.30 e 21, a seconda dell’appello, arriveranno alla casella di posta dedicata, in una forma leggibile e con tutte le parti compilate, saranno conteggiati. Alle 22.30, scrivono dall’Europarlamento, si conoscerà l’esito dell’ultima votazione.
L’incognita sicurezza
L’email è stata scelta come strumento di emergenza per evitare complicazioni tecniche ai vari eurodeputati, spiega una fonte a Wired. Ma la soluzione, nonostante la disponibilità degli otto gruppi parlamentari a proseguire con i lavori dopo la pronuncia del presidente David Sassoli, non ha convinto tutti, specie per le questioni di sicurezza a cui espone il voto. Tant’è che dovrebbe essere un’uscita una tantum e già per le prossime assemblee si pensa ad attivare alti canali, come le sedi nazionali del Parlamento europeo.
Sassoli ha parlato chiaro. “Sono determinato a mantenere aperto il Parlamento perché la democrazia non può essere fermata da questo virus”, ha dichiarato in una comunicazione ufficiale: “Siamo l’unica istituzione europea eletta dai cittadini e vogliamo rappresentarli e difenderli”.
“Questa modalità di voto è un’eccezione, per il futuro sono allo studio altre modalità per garantire l’operatività del Parlamento. L’obiettivo ora è mantenere la funzionalità dell’assemblea e garantire di partecipare a chi non potrebbe, visto che gli spostamenti non sono facili”, fa sapere a Wired Pina Picierno, europarlamentare nei banchi del Partito democratico.
Il voto non è l’unico rebus da sciogliere. L’emiciclo comunitario è una macchina complessa, che si articola in decine di commissioni, che non si possono fermare. E anche in questo caso servono soluzioni digitali per non bloccare i lavori. Una fonte del gruppo dei Popolari spiega a Wired che per mercoledì è fissato un incontro di gruppo con 300 partecipanti, ma non ancora non ci sono i dettagli tecnici.
Finora le videoconferenze sono state svolte con un numero ridotto di partecipanti, 15-20, con la piattaforma Cisco Jabber, preinstallata su smartphone e computer degli eurodeputati. E per colloqui interni, anche con 50 componenti, si usano Skype o Zoom, ma attraverso i dispositivi personali. Perché, per motivi di sicurezza, su computer e telefoni di ordinanza non possono essere scaricati. L’anno scorso, per esempio, è stato scoperto un bug in Zoom che dava accesso alla fotocamera dei Mac (da allora, ha fatto sapere l’azienda, sistemato).
Boom di attacchi
Insomma, la riorganizzazione del lavoro a distanza anche per la politica è tutt’altro che scontato. Lo dimostra anche il dibattito in Italia sull’attività del Parlamento. Mentre negli Stati Uniti si studiano soluzioni per trasferire online le elezioni, in vista di uno scenario in cui la pandemia da coronavirus potrebbe bloccare ancora il paese. Il tutto con la spada di Damocle di minacce cyber tutt’altro che teoriche.
L’European external action service, agenzia diplomatica dell’Unione europea, ha individuato incursioni informatiche da parte della Russia, che sta spargendo fake news sul coronavirus attraverso il web nel vecchio continente, come si legge in un rapporto scovato dal Financial Times. Mentre l’Agenzia europea per la sicurezza informatica, Enisa, la polizia comunitaria, Europol, e il Cert Eu (la squadra di risposta alle emergenze cyber) registrano un incremento di attacchi e minacce via web, proprio in giorni in cui gran parte dell’attività scolastica e lavorativa nel vecchio Continente si trasferisce online, mettendo a dura prova la tenuta delle reti.
A Wired Enisa ha fatto sapere che, nello specifico, si osserva un aumento di “attacchi di phishing e truffe. Gli attaccanti stanno sfruttando la situazione”, con messaggi che colpiscono l’emotività delle persone in una fase di emergenza.
Già l’anno scorso, in occasione delle elezioni europee, Enisa ha inviato a tutti i governi dell’Unione raccomandazioni sul voto elettronico. Oltre alle garanzie legali, servono strumenti per monitorare la rete, individuare un traffico anomalo che può far presumere un attacco alle urne digitali, bloccare i tentativi di aggressione. E le email, guarda caso, sono tra i documenti più preziosi. Come hanno dimostrato l’incursione nelle caselle di posta elettronica del Comitato nazionale del Partito democratico degli Stati Uniti nel 2016, che ha segnato la corsa alla Casa Bianca di Hillary Clinton, ma anche il furto di dati di politici tedeschi nel 2019.
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