Pandemia

(Credits immagine: rik Mclean on Unsplash)

La pandemia di Covid-19 è sotto l’occhio attento dell’Organizzazione mondiale della sanità. Che ha fatto sapere che a livello globale “sta accelerando” dato che i numeri dei contagiati sono in rapida crescita. Questo non è un allarme che riguarda solamente o specificamente l’Italia ma un’affermazione del direttore generale dell’Oms che richiama l’attenzione di tutti i paesi ad agire e in particolare sull’importanza del rimanere a casa e dell’allontanamento fisico, ma anche dei test per tutti i casi sospetti e sull’isolamento. Ecco i numeri della pandemia e cosa possiamo fare.

La pandemia è più veloce

Durante l’incontro quotidiano a Ginevra con i media del 23 marzo 2020 il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che “la pandemia sta accelerando. Ci sono voluti 67 giorni per arrivare a 100mila casi di contagio, 11 giorni per rilevare i secondi 100mila casi e solo 4 giorni per altri 100mila. Possiamo osservare che il virus sta accelerando”. Se il 21 marzo eravamo intorno a circa 300mila contagiati, a distanza di due giorni e mezzo, alla data del 24 marzo, stiamo per sfiorare quota 400mila (qui sotto la mappa mondiale del contagio).

Ma le parole del direttore generale dell’Oms non vogliono soltanto lanciare un allarme. L’obiettivo è fare un appello – lo stesso con cui è avvenuta la dichiarazione della pandemia – a tutti i paesi, a livello globale, verso un’azione rapida e mirata. Tanto che l’esperto rimarca che “non siamo prigionieri delle statistiche. Non siamo degli spettatori della scena senza speranze. Possiamo cambiare la traiettoria di questa pandemia”.

Cosa chiede l’Oms

Ma come? Con misure difensive, aggiunge Tedros Adhanom Ghebreyesus, “chiedendo alle persone di stare a casa e con altre strategie di distanziamento fisico, un modo importante per rallentare la diffusione del virus e guadagnare tempo”. E non ci sono solo le misure difensive, ma anche quelle d’attacco. In questo caso si parla di “testare ogni caso sospetto, isolarlo e curare tutti i casi confermati, nonché tracciare e mettere in quarantena tutti i contatti stretti”. Quello di un buon contact tracing è un aspetto importante, che in alcuni paesi, come in Corea del Sud, potrebbe essere fra gli elementi che hanno fatto la differenza nell’ottenere un successo.

Inoltre, l’Oms – che farà partire a breve una grande sperimentazione contro il nuovo coronavirus – richiama l’attenzione sulla protezione di medici e del personale sanitario. Questa rimane una priorità, che tuttora non sempre è stata messa in cima alla lista di tutti, come spiega il direttore generale Oms. “Questa settimana – ha aggiunto – mi rivolgerò ai capi di stato e di governo dei paesi del G20. Fra le questioni discusse, chiederò loro di lavorare insieme per aumentare la produzione di dispositivi di protezione, evitare i divieti di esportazione e garantirne una distribuzione equa in base alle necessità”.

L’epidemia e la pandemia in numeri

L’accelerazione della diffusione del nuovo coronavirus, responsabile della pandemia di Covid-19, la si può vedere dal grafico del. Abbiamo raggiunto e oltrepassato i 100mila contagiati nella data del 6 marzo, esattamente 67 giorni dopo la prima notifica delle autorità cinesi della presenza di polmoniti anomale – che a breve si sarebbe scoperto essere dovute a un nuovo coronavirus. Il 17 marzo, i casi sono aumentati di 100mila unità, e il 21 marzo sono arrivati a circa 300mila. L’ultimo balzo, con un numero totale di positivi confermati pari quasi a 400mila è avvenuto in due giorni e mezzo. Qui l’accelerazione della pandemia.

Covid-2019, mappa dei casi globali (foto: Johns Hopkins Csse)

Alla data del 24 marzo, i paesi con maggior numero di casi, dopo la Cina, sono Italia (qui la timeline italiana), seguita da Stati Uniti e Spagna. Ma in assoluto le prime tre nazioni più colpite al di fuori della Cina sono state, nell’ordine, Italia, Iran e Corea del Sud, in cui, come aveva riportato l’Oms il 3 marzo, si contavano l’80% di tutti i casi esterni alla Cina, all’epoca ancora relativamente pochi, quasi 2000.

Via: Wired.it

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Credits immagine di copertina: Erik Mclean on Unsplash

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