È nata una petizione su Change.org per chiedere alle partite Iva che stanno subendo meno danni di rinunciare al bonus previsto dal governo e creare un fondo di solidarietà per altri lavoratori

Nell’Italia che resiste contro il Covid-19, anche i professionisti e i lavoratori autonomi scendono in campo con una campagna per sostenere i lavoratori di categorie meno garantite e tutti coloro che stanno pagando il prezzo più alto all’attuale emergenza. Così, Francesco Nicodemo, esperto di comunicazione e collaboratore di diverse testate giornalistiche, e il collega Natale De Gregorio hanno deciso di lanciare la petizione #Aiutaunapiva, indirizzata, tra gli altri, anche al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Si tratta di un’iniziativa di solidarietà per chiedere alle partite Iva meno colpite in questa fase di emergenza internazionale di rinunciare ai loro indennizzi e metterli a disposizione di un fondo destinato a chi invece a subito i danni maggiori. Come scrive Nicodemo sul sito Change.org, la piattaforma internazionale su cui è stata lanciata la petizione, si tratta di uno strumento per “dare la possibilità a chi non ne ha bisogno di rifiutare il bonus e di donarlo a chi invece è in difficoltà.”
Tra le misure e gli indennizzi economici previsti nel decreto Cura Italia, infatti, il governo ha messo in campo anche un bonus esentasse e non cumulabile del valore di 600 euro su base mensile, destinato a lavoratori autonomi e partite Iva. Si parla di professionisti non iscritti agli ordini, lavoratori con contratti co.co.co. in gestione separata, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo o lavoratori agricoli. Nel complesso, l’esecutivo stima attorno a 5 milioni di persone la platea potenzialmente interessata da questo bonus.
Solidarietà tra professionisti
Ma la petizione lanciata da Nicodemo e De Gregorio parte dalla constatazione che non tutti i lavoratori di queste categorie stiano subendo le stesse conseguenze in termini economici. Così, chiedono a chi ha di più di aiutare quei lavoratori che invece si trovano a fronteggiare un vertiginoso calo del lavoro e per i quali il bonus non sarebbe comunque sufficiente ad affrontare le spese durante l’emergenza.
Emblematico, per esempio, è il caso del settore turistico, dove si ipotizza un crollo delle presenze del 60% rispetto a un anno fa, con uno scenario che prevede perdite economiche per oltre 29 miliardi di euro su tutto il settore, secondo le stime di una recente ricerca condotta da Assoturismo e Cst. Dati non troppo diversi da quelli presentati in uno studio pubblicato il 26 marzo da Confcommercio, e dove si riporta un crollo dei consumi nel settore alberghiero e turistico di oltre 23,4 miliardi di euro su tutto l’anno.
E quello turistico è soltanto uno dei settori tra i più colpiti per quanto riguarda i lavoratori autonomi e le partite Iva, ma non è certo l’unico. Anche il settore della cultura e del tempo libero, infatti, potrebbe subire per il 2020 un calo di oltre 8,2 miliardi di euro di ricavi, sempre secondo le stime di Confcommercio.
In una settimana la petizione #Aiutaunapiva ha già raggiunto 32mila sottoscrizioni sulle 35mila necessarie, e punta a proporre la creazione di una sorta di fondo di solidarietà costituito dai bonus rifiutati o non richiesti, da distribuire come integrazione dell’indennizzo per le partite Iva più colpite. Secondo De Gregorio, poi i beneficiari potrebbero essere individuati sulla base di criteri come Isee e il calo effettivo delle attività.
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