(di Rita Cenni)

NEW DELHI – Un esodo biblico, che non accenna a diminuire: nel quinto giorno di quello che avrebbe dovuto essere in India un lockdown totale, le immagini che fanno il giro del mondo sono quelle di centinaia di migliaia di persone, quasi tutti uomini, ammassati lungo le strade, alle frontiere, o nei dintorni delle stazioni ferroviarie o degli autobus.

Fotografie sconvolgenti che raccontano un’emergenza nell’emergenza: una bomba socio-economica pronta a scoppiare insieme a quella sanitaria. Tutto il contrario di quello che si voleva ottenere chiudendo da un giorno all’altro ogni attività e chiedendo a un miliardo e trecento milioni di persone di chiudersi in casa e mantenere le distanze uno dall’altro.

Protagonisti di questa migrazione sono le centinaia di migliaia di lavoratori giornalieri, che in tutto il Paese si erano trasferiti nelle città dai loro villaggi o aree rurali e che, improvvisamente, si ritrovano disperati, da quando lunedì notte hanno perso il lavoro e non hanno altra possibilità di sostentamento. E che, a causa del blocco totale di tutti i mezzi di trasporto, non hanno un altro modo di tornare a casa se non a piedi, a volte percorrendo anche centinaia di chilometri.

Un tentativo, purtroppo, senza speranza, che finisce, per ora, in un vicolo cieco: nella gran parte del paese, infatti, ad eccezione dell’Uttar Pradesh che due giorni fa ha organizzato mille autobus per riportare i suoi cittadini dalla capitale creando il più grande ingorgo di persone mai visto a Delhi attorno alla stazione degli autobus, gli stati fermano l’esodo alle frontiere.

La pressione aumenta quasi ovunque: in quella che ogni giorno di più sembra diventare una guerra contro i poveri. In Orissa, almeno 15 mila si erano messi in cammino per tornare in Bihar, il loro stato d’origine, ma l’Alta Corte ha ingiunto allo stato di fermarli, rinchiudendoli nei 104 campi già allestiti. In Kerala altre migliaia sono accampati nelle strade di Paippad, nel distretto di Koitayam, chiedendo mezzi per raggiungere i villaggi d’origine. A Chennai, la capitale del Tamil Nadu, la stazione è assediata da disperati che attendono un miraggio, la partenza di qualche treno.

Ma di fronte all’indignazione crescente del mondo per questa vera crisi umanitaria il governo centrale ha offerto solo una nuova stretta: ha ricordato agli stati che spetta a ciascuno assicurare che le frontiere siano chiuse e che nessuno le oltrepassi. E ha ribadito che chiunque si metta in viaggio durante il lockdown dovrà trascorrere due settimane di quarantena in una delle strutture governative.

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