Dopo il calcio e le Olimpiadi di Tokyo 2020, persino il tennis deve fare i conti con il coronavirus. E la prima “vittima” è il torneo più prestigioso della stagione. In forse anche US Open e Roland Garros
Come indicato dalle anticipazioni e nonostante il primo aprile dedicato agli scherzi, puntuale è arrivato l’annuncio della cancellazione dell’edizione 2020 del torneo di Wimbledon, in programma dal 29 giugno al 12 luglio. Il motivo è ovviamente l’emergenza Covid-19, che ha bloccato gli Europei di calcio, costretto a posticipare le Olimpiadi di Tokyo 2020 all’anno prossimo e, per la prima volta, obbligato il grande tennis a fermarsi.

Eccetto le stagioni negli anni delle due Guerre mondiali (dal 1915 al 1918 e dal 1940 al 1945), il torneo organizzato dall’All England Club si è sempre disputato, ma stavolta lo scenario è diverso. L’edizione numero 134 si giocherà la prossima estate, dal 28 giugno all’11 luglio, così come tutti gli altri tornei sull’erba, la cui stagione per quest’anno salta completamente, poiché Atp e Wta (le associazioni dei giocatori maschili e femminili del mondo) hanno annunciato che l’attività è sospesa fino al 13 luglio.
“Abbiamo pensato alla salute e alla sicurezza dei giocatori, del personale, dei partner e dei tifosi che arrivano da tutto il mondo, e riteniamo che l’annullamento sia giusto”, ha spiegato Ian Hewitt, presidente dell’All England Club, nella nota diffusa sul sito della manifestazione. Tuttavia, non si tratta di un fulmine a ciel sereno, perché due giorni fa era arrivata l’anticipazione all’Équipe di Dirk Hordorff, vicepresidente della Federazione tennistica tedesca, riguardo “l”impossibilità di giocare a porte chiuse” e sulla cancellazione obbligata alla luce delle particolari esigenze del torneo che si gioca sui prati londinesi. “Wimbledon ha le sue regole per erba e per le ore di luce, quindi giocare in autunno è irrealistico”.

Ma se Wimbledon dovrebbe superare senza troppi patemi l’obbligato stop, anche in virtù dell’assicurazione contro una possibile pandemia contratta negli anni scorsi che ridimensionerà l’impatto per i mancati introiti, più nebuloso appare il futuro di altri due tornei del Grande Slam. Gli US Open sembrano al momento un miraggio, non solo perché il campo centrale dedicato ad Arthur Ashe è stato trasformato in un’occasionale ospedale da campo per ospitare più di 300 posti letto, ma anche e soprattutto perché l’emergenza coronavirus è ancora agli inizi e c’è la prospettiva di registrare decine di migliaia tra vittime e contagiati. Sul Roland Garros è, invece, lotta aperta, con gli organizzatori parigini che hanno spostato il torneo tra fine settembre e inizio ottobre senza passare dall’ATP, la quale sarebbe a sua volta pronta a penalizzare la gara transalpina togliendo i punti messi in palio per la classifica mondiale.

C’è, insomma, molta confusione e l’unica certezza è l’incertezza sul calendario dei prossimi mesi. Gli Open d’Italia, per esempio, non si giocheranno a maggio come da calendario, ma la Federazione Italia Tennis ha annunciato di voler riprogrammare il torneo nella seconda parte dell’anno, tanto che al momento gli Internazionali di Roma non risultano cancellati bensì temporaneamente sospesi.
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