L’atteso racconto in 10 episodi dell’ultima trionfale stagione dei Chicago Bulls (backstage compreso) sarà disponibile su Netflix dal 20 aprile e non più a giugno. Questo per offrire contenuti sportivi in un periodo in cui tutto è bloccato
Nell’ardua impresa di trovare un aspetto positivo al dramma del coronavirus, gli appassionati di basket, e in generale di sport, faranno meno fatica degli altri, perché tra meno di tre settimane potranno gustarsi The Last Dance, la docu-serie dedicata a Michael Jordan e ai suoi Chicago Bulls, impegnati nella conquista del sesto titolo NBA. I 10 episodi racconteranno la stagione 1997-1998, terminata con il successo contro gli Utah Jazz, messi al tappeto dal tiro della vittoria dell’attuale proprietario dei Charlotte Hornets.

Dopo le voci degli ultimi giorni, è arrivata la conferma del debutto anticipato (la serie sarebbe dovuta uscire a giugno), con i primi due episodi in onda il prossimo 20 aprile (solo negli Usa 24 ore prima). Una data non casuale, perché la stagione NBA entra nel vivo nella seconda metà del mese con l’inizio dei playoffs, che quest’anno non andranno in scena causa l’emergenza sanitaria che ha colpito anche gli Stati Uniti. Da qui e dal relativo isolamento domestico forzato, si sono susseguite nel corso delle ultime settimane migliaia di richieste da parte di tifosi e giocatori (su tutti LeBron James) di anticipare l’uscita di The Last Dance, prodotta da Mandalay Sports Media in collaborazione con NBA Entertainment e Jump 23. Negli Usa sarà trasmessa da Espn, principale emittente televisiva sportiva americana, mentre il resto del mondo potrà guardarla su Netflix.
L’attesa per la docu-serie diretta da Jason Heir (già noto per i racconti di sport con The Fab Five e Andre the Giant) deriva dal materiale inedito girato dalla troupe cinematografica della NBA, autorizzata dalla catena di comando dei Chicago Bulls – il proprietario Jerry Reinsdorf, il coach Phil Jackson e Michael Jordan – a seguire la squadra anche dietro le quinte per l’intera stagione. In aggiunta, ci sono interventi ed estratti delle interviste a più di 100 tra giocatori, dirigenti ed esperti del mondo NBA. Resta da capire come mai ci siano voluti più di 20 anni per offrire al pubblico tale materiale, anche perché la storia parte dall’infanzia di Jordan per mostrare il suo impatto non solo sui Bulls ma sull’intera NBA che, proprio grazie al nativo di Brooklyn, riuscì a imporsi all’attenzione degli sportivi di tutto il mondo (opera iniziata il decennio prima dalla coppia Larry Bird e Magic Johnson).

“Michael Jordan e i Bulls degli anni ’90 non erano solo superstar dello sport, ma un fenomeno mondiale”, spiega il regista Jason Hehir. “Per quasi tre anni abbiamo fatto ricerche in lungo e in largo per raccontare la storia definitiva di una dinastia che definiva un’era del basket e per presentare questi eroi dello sport come essere umani”.
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