La 500 Miglia di Indianapolis è una delle competizioni automobilistiche più importanti al mondo. La corsa americana, nata nel lontano 1911, è attualmente all’interno del calendario dell’IndyCar Series, ma per dieci anni fu valida per il Mondiale di F1.

La mitica 500 Miglia di Indianapolis, evento che si tiene ogni anno in occasione del Memorial Day, giorno in cui gli Stati Uniti d’America celebrano i soldati caduti durante tutte le guerre, fu una prova del Mondiale di F1 dal 1950 al 1960. L’Indianapolis Motor Speedway, un ovale composto da quattro curve e con una metratura di 4.023 metri, ha accolto il Circus nei primi dieci anni della propria esistenza. I 200 giri del principale catino dell’Indiana rappresentano da sempre una sfida per tutti, una gara unica nel suo genere. La competizione compariva nel calendario del Mondiale di F1 insieme a Silverstone, Monza, Montecarlo ed al leggendario Nordschleife, l’anello nord del Nürburgring, 

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La tappa americana è stata un tentativo, fallito, di avvicinare il mondo europeo a quello statunitense, quest’ultimo da sempre fedele alle proprie tradizioni e quasi mai in accordo con quando accadeva nel Vecchio Continente. Un conflitto che prosegue ancora oggi visto la netta distinzione che è presente tra l’IndyCar Series e la F1.


Correre all’interno di un ovale non è semplice e l’esperienza gioca un ruolo fondamentale in queste circostanze. Non è infatti un caso che tutte le edizioni dell’Indianapolis 500 valide per il Mondiale di F1 siano state vinte da un pilota statunitense. Bisogna però evidenziare la valenza doppia dell’evento. Tanti piloti iscritti alla tappa di Indianapolis non erano presenti nelle restanti prove del campionato di F1 perché impegnati nelle competizioni organizzate dal American Automobile Association, fino al 1953, e dell’United States Auto Club.

Il 1950 fu il primo in cui la 500 Miglia di Indianapolis accolse la F1. Il 30 maggio l’americano Johnnie Parsons vinse la gara e, di conseguenza, l’unico evento della propria carriera in F1. Nella stagione successiva, nel 1951, Lee Wallard portò a termine la stessa impresa di Parsons, entrando per sempre nell’albo d’oro della leggendaria corsa a stelle e strisce. Nel 1952 ad imporsi in Indiana fu Troy Ruttman. Lamericano fu uno dei pochi piloti che in quei anni, dopo il trionfo di Indy, si cimentò nelle competizioni europee del Circus. Dopo la mancata qualificazione all’Indianapolis 500 del 1956 e del 1958, l’americano colse il decimo posto nel GP di Francia del 1958. Nello stesso campionato cercò di qualificarsi per il GP di Germania, ma non riuscì nel suo tentativo. L’altro protagonista che tra il 1950 ed il 1960 vinse la 500 Miglia di Indianapolis e partecipò ad altri eventi del calendario di F1 fu Roger Ward. Quest’ultimo, campione ad Indianapolis nel 1959, fu impegnato per due volte nel GP degli Stati Uniti nelle stagioni 1959 e 1963. In entrambe le occasioni, nel ’59 a Sebring e nel ’63 a Watkins Glen, non riuscì a completare la gara.

In seguito alla prestazione di Ruttman vi furono le vittorie di Bill Vukovich. Dopo aver fallito la qualificazione alla 500 Miglia del 1950, l’americano è uno dei cinque piloti che nelle 103 edizioni dell’evento sono riusciti ad imporsi consecutivamente, ovvero nel 1953 e nel 1954. Gli altri quattro piloti che sono riusciti nell’impresa sono gli statunitensi Warren Shaw (1939-1940), Mauri Rose (1947-1948), Alfred Unser (1970-1971) ed il brasiliano Helio Castroneves (2001-2002).

All’interno della classifica dei piloti che hanno vinto la 500 Miglia di Indianapolis quando questa era valida per il Mondiale di F1 troviamo altri cinque piloti. Il primo in ordine cronologico partendo dal 1950 è Robert Sweiker. Dopo due tentativi di qualificazione falliti, due ritiri ed il 14° posto del 1954, l’americano vinse nel 1955 davanti ai connazionali Paul Russo e Jimmy Davies. L’anno seguente è stato il turno del californiano George Flaherty. L’alfiere della squadra di John Zink è entrato nella victory lane dell’Indianapolis Motor Speedway nel 1956, anno in cui siglò anche la pole-position.

Dopo aver sfiorato la vittoria nel 1956 ed aver raccolto due podi nelle annate 1952 e 1953, Samuel Hanks raggiunse l’apice della carriera il 30 maggio del 1957, giorno in cui passò per primo sotto la bandiera a scacchi della quarantunesima edizione della corsa. Gli altri due piloti americani che hanno messo il proprio nome sul trofeo che annualmente viene consegnato al campione della Indianapolis 500 sono Jimmy Bryan e Royal Rathmann. I due entrarono nella storia della gara più antica del mondo vincendo rispettivamente nel 1958 e nel 1960.

Ricordiamo che, nell’era moderna, la F1 è tornata ad Indianapolis per disputare il GP degli Stati Uniti. Dal 2000 al 2007 fu infatti la storica location dell’Indiana ad ospitare la massima formula che corse all’interno del tracciato stradale.

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Foto: LaPresse

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