inchiesta report sulla lega
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Porta il significativo titolo La Fabbrica della Paura l’inchiesta di Report sulla Lega in cui Giorgio Mottola prova a fare luce sui rapporti tra l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e i vertici dell’oligarchia cristiano-conservatrice russa. L’indagine parte da molto prima dei giorni del Papeete e dello scandalo del Metropol dopo la pubblicazione degli audio da parte di BuzzFeed, scavando nel passato del segretario del Carroccio fino ai suoi esordi a La Padania.

L’inchiesta di Report sulla Lega

Secondo le anticipazioni diffuse in queste ore, l’inchiesta di Report sulla trattativa Lega-Russia comincia con una ricostruzione di quanto avvenuto in quella stanza d’albergo tra tre emissari del Cremlino e altrettanti rappresentanti del Carroccio, tra cui Gianluca Savoini. Prima dello scandalo Metropol, in pochi conoscevano il suo nome, eppure i suoi rapporti con quello che è oggi leader del primo partito in Italia risalgono a molti anni fa, quando entrambi lavoravano nella redazione de La Padania.

“Salvini è una creatura di Savoini”

A ricordarlo è l’ex direttore del giornale, Gigi Moncalvo, che ammette di aver ripetutamente chiesto le dimissioni di Salvini per aver dichiarato il falso (prima sulle sue presenze durante le festività, poi su un rimborso spese).

Tu passi, io resto“: con queste parole l’ex ministro dell’Interno avrebbe liquidato le minacce del direttore. “Salvini e Savoini erano compagni di merende” continua Moncalvo. Ma c’è di più. “Salvini è una creatura di Savoini“, che lo ha plasmato a proprio piacimento “come se fosse argilla”. E i modelli a cui Savoini già allora guardava erano ben noti ai dipendenti de La Padania: quello che sarebbe diventato il consigliere del segretario leghista era solito salutare come “Camerata!” i colleghi ed esibire simboli celtici.

L’esempio di Maurizio Murelli

Ma anche Savoini ha avuto i suoi maestri. Tra questi c’era Maurizio Murelli, condannato a 11 anni di carcere per concorso in omicidio dell’agente di polizia Antonio Marino e noto per la sua vicinanza agli ambienti neofascisti milanesi.

Parlando di Savoini, Murelli lo definisce “molto riconosciuto nelle posizioni che stavamo sviluppando” e ricorda la Lega degli anni Ottanta come un ambiente “culturalmente debole” in cui aveva infiltrato alcune figure a sé vicine per dare “un’anima” al partito.

I rapporti con la Russia

Ma sono altre due le figure che meglio delineano i rapporti tra la Lega e la Russia. La prima è quella del filosofo Aleksandr Dugin, fondatore del partito nazional bolscevico. Dugin è un noto sostenitore della linea politica di Vladimir Putin che unisce i principi della religione cristiana, la repressione dei diritti degli omosessuali e la difesa dei confini nazionali. Proprio il 17 ottobre, il giorno prima dell’incontro al Metropol, Dugin è stato immortalato all’esterno dell’albergo insieme a Salvini, ma c’è motivo di sospettare che i due fossero in buoni rapporti già da tempo.

La seconda figura chiave è Konstantin Malofeev, ex oligarca e fondatore di un’emittente televisiva locale (la Tsatgarad.tv) per cui Dugin ha intervistato il segretario della Lega.

Su di lui pende l’accusa di aver finanziato la guerra in Crimea. Per questo motivo, rientra nella lista di persone sgradite all’Unione europea. In più occasioni, ha dichiarato di essere un fervente cristiano e di impegnarsi per difendere la famiglia e per combattere “i sodomiti”. Secondo quanto emerso dall’inchiesta sul caso Lega-Russia condotta da Report, Savoini avrebbe ammesso a Malofeev di aver condotto una trattativa sul petrolio proprio al Metropol, insieme ad alcuni avvocati russi.

L’emissario di Malofeev

Il collegamento tra Salvini e Malofeev potrebbe essere rappresentato da Alexey Komov. Nel 2013 era presente al congresso della Lega in cui Salvini è stato nominato segretario. L’invito sarebbe in realtà stato per l’ex oligarca, che, non potendo partecipare, ha mandato Komov come emissario in quanto presidente onorario dell’associazione Lombardia-Russia, fondata da Savoini.

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