La multinazionale cinese si aspetta di chiudere con 250 milioni di euro il 2019 in Italia. E per ora nessuna richiesta di modifiche nelle reti 5G già sviluppate

L’ultima ispezione è avvenuta qualche giorno fa e, spiega Hu Kun, amministratore delegato di Zte in Italia e presidente dell’area Europa occidentale per la multinazionale cinese delle telecomunicazioni, i test sul 5G a Prato e L’Aquila stanno dando “risultati concreti”. La sperimentazione, voluta dal ministero dello Sviluppo economico anche a Milano, Bari e Matera, è entrata nel capitolo finale. “I test termineranno all’inizio dell’anno prossimo, anche se non abbiamo avuto ancora una notifica formale”, spiega il manager.
Ma è chiaro che, con la commercializzazione delle reti di quinta generazione ormai avviata (ultimo lancio quello di Tim a Firenze) e un macigno da 6,55 miliardi di euro per l’asta delle frequenze che pesa sui bilanci degli operatori che se le sono aggiudicate (oltre all’ex monopolista di Stato, Vodafone, Iliad, Wind Tre e Fastweb), le compagnie telefoniche premono per andare sul mercato, complice il primato dell’Italia, unico paese in Europa ad aver assegnato tutto lo spettro di banda. E questo si rovescia, a cascata, sui fornitori delle attrezzature.
Le strategie in Italia
Hu stima di chiudere il 2019 con un giro d’affari “di 250 milioni di euro in Italia”. Ma le attese, dice a margine di Smau, la fiera milanese dell’innovazione, sono più alte. “C’è spazio nel business tradizionale delle reti per crescere”, spiega. La compagnia vuole allargarsi all’area dell’internet delle cose, ossia la costruzione di reti capillari, in fabbrica, in città o nei campi, per far fare a servizi pubblici, manifattura e attività commerciali un upgrade a smart city e industria 4.0.
Ed è interessata a dare connettività alle aree rurali. “Con il 5G si può facilmente avere accesso a internet, al posto della fibra”, spiega Hu Kun: “Abbiamo dei progetti, con Go Internet e altri operatori”. Go Internet è l’ultimo cliente salito a bordo. L’azienda, che offre servizi di rete nelle Marche e in Emilia Romagna, ha siglato un accordo con Zte per installare una serie di stazioni per costruire una rete 5G.
Le regole del gioco
Sulla multinazionale cinese, controllata dal governo di Pechino, pende la spada di Damocle delle regole di cui l’Italia si è dotata per vigilare sul 5G: il perimetro cibernetico, ora in discussione in parlamento, nel quale è confluito il golden power inizialmente adoperato per vigilare sulle nuove reti di telecomunicazione. Tanto che Go Internet ha notificato al governo di aver assoldato Zte, ottenendo specifiche prescrizioni. E a sua volta Fastweb ha ricevuto indicazioni sulla fornitura della società cinese.
Hu Kun, tuttavia, specifica che al momento i clienti “non hanno chiesto modifiche e interventi”. E al governo, in attesa di incontrare il nuovo inquilino del Mise, Stefano Patuanelli, chiede “certezza”. Una richiesta che fa eco a quella di Huawei, l’altro colosso cinese coinvolto nello sviluppo mondiale del 5G.
Il manager ritiene che “tutto avanza secondo le nostre aspettative”. Nel mondo Zte ha dichiarato nei mesi scorsi di avere siglato 25 contratti commerciali con 60 operatori. “Posso dire che ora sono più di 25”, aggiunge Hu Kun. Il focus è su Europa, Asia, Medioriente e Africa. Dagli Stati Uniti, d’altro canto, la multinazionale del Dragone è tagliata fuori.
Secondo un recente rapporto della società Fitch Ratings, “l’implementazione del 5G rimarrà irregolare fino al 2021, quando un robusto ecosistema di ricezione sarà messo in piedi. Ci aspettiamo che la maggior parte dei mercati delle telecomunicazioni dipenda ancora dalle tecnologie 4G e 4G plus per fornire una velocità sufficiente per soddisfare la domanda di dati nei prossimi anni. Uno sviluppo di successo del 5G richiederà anni per essere implementato, finché l’abilità degli operatori di monetizzare significativamente questi servizi e di guidare la volontà dei consumatori a pagare resterà incerta”.
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