La maggioranza conferma il ‘no’ all’ipotesi di far svolgere le elezioni regionali già a luglio. E il governo, al cui interno non mancano perplessità sulla possibile apertura dei seggi in piena estate (il ministro D’Incà non ha escluso un possibile election day a fine settembre assieme al referendum costituzionale), sceglie di non intervenire direttamente (e quindi non appoggiare la richiesta dei governatori uscenti), lasciando che sia il Parlamento ad esprimersi.

Il sottosegretario all’Interno, Achille Variati, oggi in commissione Affari costituzionali della Camera, dove è all’esame il decreto elezioni, per quanto riguarda l’eventuale apertura di un’ulteriore finestra elettorale per le elezioni regionali, ha infatti dichiarato che “il governo non presenterà emendamenti su questo decreto e valuterà eventuali emendamenti parlamentari”.

Ma le forze che sostengono l’esecutivo puntano a blindare il testo, preannunciando l’intenzione di non voler presentare emendamenti, il cui termine scade venerdì. E’ questa, almeno, la linea emersa già la scorsa settimana e confermata oggi da Pd, Leu e M5s.

Anche il centrodestra non si schiera a favore del voto a luglio. Nodo Veneto per la Lega

Anche Forza Italia non sarebbe d’accordo a far svolgere le elezioni regionali a luglio, mentre FdI – pur non schierandosi a favore – avrebbe oggi sollecitato comunque il governo ad esprimersi, dando “indicazioni chiare”. Quanto alla Lega, l’orientamento prevalente, viene confermato, è di non appoggiare con un proprio emendamento la pressante richiesta dei governatori uscenti, compreso il leghista Luca Zaia, di andare al voto fra due mesi. Il pressing dei governatori si è manifestato anche alcuni giorni fa, in occasione della riunione con il premier Conte e i ministri Boccia e Speranza, sulle riaperture differenziate a partire da lunedì 18. Secondo quanto è emerso, Conte avrebbe preso atto delle richieste, spiegando che ne avrebbe discusso con i ministri interessati, limitandosi a un “vedremo”.

Resta in campo ipotesi election day in autunno con referendum costituzionale

Resta comunque in campo l’ipotesi di accorpare il referendum sul taglio degli eletti alle regionali e amministrative in autunno. Tra le uniche possibili modifiche al testo, ci sarebbe quella di prevedere che, in caso di necessario ulteriore rinvio delle elezioni oltre l’autunno, il governo dovrà procedere con un nuovo decreto ad hoc. 

Durante la discussione generale sul decreto elezioni, che si è svolta oggi, i 5 stelle hanno ribadito la contrarietà a votare in estate: “Non ci sono le condizioni per procedere con il voto a luglio”, dicono i deputati pentastellati della commissione Affari Costituzionali. “Già le audizioni avevano dato alcune prime indicazioni in questo senso. Il confronto avvenuto tra i gruppi oggi in commissione e con il governo, rappresentato dal sottosegretario Variati, ci indica chiaramente che, data l’emergenza sanitaria, è giusto procedere con il rinvio di elezioni regionali e comunali in autunno”, osservano i 5 stelle.

Per il Pd è importante che l’esame del decreto, “trattandosi di regole del gioco, proceda con amplissimo consenso, meglio se unanime, al di là della linea divisoria tra maggioranza ed opposizione”, spiega il capogruppo dem in commissione, Stefano Ceccanti, che riferisce: su “due argomenti si può ottenere una sostanziale unanimità.

Il primo è la soppressione della possibilità di procedere ad un ulteriore rinvio delle elezioni oltre la finestra autunnale senza ricorrere ad un decreto. Nel corso delle audizioni e nell’esame del Comitato per la legislazione è stato fatto rilevare che quell’eventualità deve essere normata in termini più rigorosi. Il secondo è lo spostamento delle elezioni provinciali ad una data successiva rispetto alle comunali”.

Toti, Zaia e De Luca: “Si voti a luglio”

Sul decreto, che è atteso in Aula lunedì 25 maggio, puntano invece i governatori (in prima fila il presidente della Liguria Giovanni Toti e del Veneto Luca Zaia, ma anche il dem Vincenzo De Luca alla guida della Campania), per ottenere il voto a luglio. E per questo si sono rivolti al governo affinché appoggi la richiesta. Ma le parole pronunciate oggi dal sottosegretario Variati lasciano intendere che difficilmente l’esecutivo si schiererà al loro fianco.

Sul fronte leghista si è invece aperto un nodo interno, con il governatore veneto che si è espresso pubblicamente e in tutti i canali a favore del voto a luglio, mentre il suo partito non dovrebbe sostenerlo in Parlamento. Zaia, sabato scorso, ha preso atto: ​“Immagino che il segretario possa avere una visione più ampia della mia sul piano nazionale ma continuo a pensare che la data di luglio sia possibile”.

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