
Fa discutere la sentenza della Corte costituzionale che, come già avvenuto alla CEDU, ha dichiarato parzialmente illegittimo l’ergastolo ostativo, la condanna riservata ai condannati per reati di particolare gravità, come terrorismo e crimini di mafia. La Consulta ha stabilito che anche questa categoria di detenuti ha il diritto a chiedere i permessi premio, alla pari dei condannati all’ergastolo “semplice” (richiesta che verrà poi accolta o respinta dai giudici chiamati a esaminare il caso). Secondo le prime stime, sarebbero oltre mille i mafiosi destinati all’ergastolo ostativo e potenziali destinatari dei permessi.
Boss mafiosi condannati all’ergastolo ostativo
Si parla di 1.106 uomini e donne attualmente dietro le sbarre per crimini connessi alla mafia. Tra questi ci sono svariati boss, come Giovanni Riina (figlio di Totò), Michele Zagaria e Francesco Schiavone detto Sandokan (boss casalesi), Domenico e Girolamo Molè (a capo delle ‘ndrine di Gioia Tauro), Salvatore Cannizzato e Pietro Pavone.
La possibilità di chiedere permessi premio potrebbe essere applicata anche ai condannati a pene minori che non hanno collaborato con la giustizia e a cui per questo, fino a ora, tale eventualità era negata.
La sentenza della Consulta
La parziale incostituzionalità dell’ergastolo ostativo è stata sancita dalla sentenza della Corte costituzionale con 8 voti a favore e 7 contrari. Ai detenuti sarà possibile chiedere permessi premio pur non avendo collaborato con la giustizia. La richiesta sarà però vincolata da tre requisiti: la piena prova di partecipazione al percorso rieducativo all’interno del penitenziario; l’esclusione dell’attualità della partecipazione all’associazione criminale; il mancato pericolo di ripristino dei collegamenti con suddetta associazione.
Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in “Lettere moderne” presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.
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