Conclusa in Irlanda l’indagine sul social network dopo un bug della app di Android che ha esposto i dati riservati di alcuni utenti

(Photo Illustration by Mateusz Slodkowski/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

L’indagine condotta dalla Data protection commission (Dpc) irlandese sulla violazione del Gdpr da parte di Twitter sembra aver raggiunto una conclusione. Ora il social network rischia di essere la prima grande azienda tecnologica a venire sanzionata a livello europeo per aver mancato il rispetto delle sue norme sulla privacy. Google, sanzionato a gennaio 2019 per una cifra pari a 50 milioni di euro, è finito sotto la lente del Garante francese, mentre l’indagine del collega di Dublino sarà condivisa a livello comunitario.

Perché spetta alla Dpc condurre l’indagine? Vista l’ubicazione geografica del quartier generale europeo del social network, in Irlanda per l’appunto, la palla passa al Garante irlandese. Che peraltro, avendo in casa le sedi delle più grandi aziende tech, è anche  il principale regolatore dell’Unione europea a doversi occupare del rispetto delle norme della privacy comunitarie da parte dei giganti del web. Alla fine del 2019 la Dpc ha avviato un’indagine per una presunta violazione del Gdpr a seguito di un bug che ha colpito l’applicazione per Android di Twitter aprendo l’accesso a dati privati, alla pubblicazione di tweet e messaggi riservati degli utenti.

Sebbene Twitter ha rilasciato immediatamente una patch per il bug, i suoi utenti sono stati comunque vittime di una violazione della privacy e, pertanto, la società è stata sottoposta a un’indagine.

Questa è stata una delle inchieste aperte nei confronti delle big tech sul suolo europeo in base al Gdpr. All’attenzione dei regolatori, secondo quanto riportato dal Corriere delle comunicazioni, vi sono oltre 18 dossier che riguardano altrettante presunte violazioni delle norme sulla tutela dei dati personali degli utenti, alcune delle quali riguardano Facebook, Instagram e WhatsApp.

Ora però l’attenzione è tutta per Twitter. Se fosse condannata, dovrebbe pagare una sanzione pari al 4% del fatturato globale o 20 milioni di euro. L’incartamento del garante irlandese è ora nelle mani dei regolatori europei, che dovranno decidere come muoversi a livello comunitario. Nel frattempo a Dublino il Garante continua a marcare strette le piattaforme della galassia Facebook.

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