
Donald Trump chiese al presidente cinese Xi Jinping di aiutarlo a rivincere le elezioni nel 2020 promettendo sconti di dazi se avesse acquistato prodotti agricoli americani cruciali per la sua base elettorale. E quando il leader di Pechino acconsentì, lo definì “il più grande leader della storia cinese”, ignorando poi tutte le questioni dei diritti umani, dall’anniversario di piazza Tienanmen alle persecuzioni degli uiguri. E’ una delle rivelazioni bomba di “The Room Where It Happened”, il libro dell’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton che l’Amministrazione Trump vuole bloccare prima della sua uscita in libreria il 23 giugno. Ma non è l’unica, secondo le anticipazioni dei media Usa.
“Mi è difficile identificare una decisione di Trump durante la mia permanenza alla Casa Bianca che non sia stata dettata da calcoli per la rielezione”, scrive Bolton, affermando che l’inchiesta di impeachment avrebbe dovuto indagare il presidente non solo per le sue pressioni sull’Ucraina, ma anche per altri episodi, tra cui i suoi interventi su indagini criminali e non, “per fare favori personali ai dittatori che gli piacevano”, citando casi di grandi aziende cinesi (Huawei e Zte).
“Il quadro sembrava una ostruzione della giustizia come modo di vivere”, scrive l’ex consigliere, anche se molti osservano che avrebbe dovuto testimoniare al Congresso, anziché ottenere un contratto da due milioni di dollari per il libro.
Bolton rivela anche altre circostanze imbarazzanti. Ad esempio, che Trump non sapeva che la Gran Bretagna fosse una potenza nucleare, che chiese se la Finlandia facesse parte della Russia e che il ritiro dalla Nato arrivò più vicino di quello che si sa. L’ex della Casa Bianca racconta poi che alcuni consiglieri molto vicini al tycoon lo deridevano alle sue spalle, tra cui il segretario di Stato Mike Pompeo. E che i briefing dell’intelligence erano sostanzialmente inutili, “perché molto del tempo era speso ad ascoltare Trump piuttosto che il contrario”.
Le rivelazioni bruciano perché sono una testimonianza di prima mano di un ex stretto collaboratore del tycoon, per quanto animato da desiderio di vendetta per il suo licenziamento via Twitter. Ecco perché il dipartimento di Giustizia, diventato il braccio armato del presidente, ha fatto causa per bloccare la pubblicazione del libro, sostenendo che “contiene informazioni classificate”. Trump ha già affermato che Bolton potrebbe avere “problemi penali” se farà uscire il libro. L’ex consigliere aveva firmato un accordo di riservatezza quando era entrato alla Casa Bianca e, inizialmente, aveva sottoposto il manoscritto all’esame della presidenza. Ma poi, giunta una sfilza di omissis, aveva deciso di andare avanti per la sua strada. E il libro si aggiungerebbe ad un altro compromettente, quello di Mary Trump, figlia del fratello maggiore del presidente Fred Trump Junior, in uscita in agosto.
