coronavirus

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha presentato un nuovo aggiornamento. Dopo l’uso delle mascherine e dei guanti, oggi a essere modificato è il criterio secondo cui un paziente affetto dal nuovo coronavirus può essere esonerato dalla quarantena. Secondo le nuove linee guida (provvisorie) non servono più due tamponi negativi a distanza di un giorno per interrompere l’isolamento. A detta degli esperti dell’Oms, infatti, tre giorni senza sintomi, inclusi febbre e problemi di respirazione, sono sufficienti a escludere che la Covid-19 possa essere trasmessa ad altre persone.

Coronavirus e tamponi

Finora, ricordiamo, si definiva un paziente guarito dal nuovo coronavirus sia dal punto di vista clinico che virologico, una persona che, oltre a non avere più i sintomi della Covid-19 (in questo caso quindi guarito clinicamente), risultava negativa a due tamponi per il coronavirus, svolti consecutivamente, a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. La negatività confermata e ripetuta, quindi, indicava che non si era più contagiosi, permettendo quindi l’interruzione della quarantena. “Questa raccomandazione era basata sulla nostra conoscenza ed esperienza con coronavirus simili, compresi quelli che causano Sars e Mers”, spiegano dall’Oms.

Il rischio di trasmissione della Covid-19

Nel nuovo rapporto Criteria for releasing Covid-19 patients from isolation, l’Oms specifica che i criteri aggiornati “riflettono i recenti risultati secondo cui i pazienti i cui sintomi si sono risolti possono ancora risultare positivi per il nuovo coronavirus mediante il tampone Rt-Pcr per molte settimane”, si legge nel documento. “Nonostante questo risultato positivo del test, è improbabile che questi pazienti siano infettivi e pertanto che siano in grado di trasmettere il virus a un’altra persona”.

L’aggiornamento arriva dopo recenti prove che suggeriscono come il virus risulta raramente presente nei campioni respiratori dei pazienti affetti dalla Covid-19 dopo nove giorni dall’esordio dei sintomi, specialmente nei pazienti con malattia lieve, solitamente accompagnati da livelli crescenti di anticorpi neutralizzanti e dalla risoluzione dei sintomi. Per questo motivo, spiega l’Oms, sembra sicuro esonerare i pazienti dall’isolamento basato su criteri clinici che richiedono un tempo minimo di isolamento di 13 giorni, piuttosto che rigorosamente su risultati ripetuti dei test molecolari.

Le nuove linee guida

In particolare, secondo le nuove raccomandazioni per le dimissioni dall’isolamento senza la necessità di ripetere il tampone sono: per i pazienti sintomatici 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giornisenza sintomi (inclusa la febbre e i sintomi respiratori). Per i pazienti asintomatici, invece, 10 giorni dopo il test positivo per il nuovo coronavirus. Per esempio, chiarisce l’Oms, “se un paziente ha avuto sintomi per due giorni, potrebbe essere esentato dall’isolamento dopo 10 giorni più 3, ossia dopo 13 giorni dalla data di insorgenza dei sintomi. Per un paziente con sintomi per 14 giorni, il paziente può essere dimesso (14 giorni più 3) 17 giorni dopo la data di insorgenza dei sintomi. Infine, con sintomi per 30 giorni, il paziente può essere dimesso 33 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi”. 

Comunque, precisa l’Oms, i paesi possono scegliere di continuare a utilizzare i test come parte dei criteri di rilascio. In tal caso, è possibile utilizzare la raccomandazione iniziale dei due tamponi negativi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro.

“È importante notare che i criteri clinici richiedono che i sintomi dei pazienti siano stati risolti per almeno tre giorni prima del rilascio dall’isolamento, con un tempo minimo di isolamento di 13 giorni dall’insorgenza dei sintomi”, conclude l’Oms. “Sebbene il rischio di trasmissione dopo la risoluzione dei sintomi sia probabilmente minimo in base a ciò che è oggi noto, non può essere completamente escluso. Tuttavia, non esiste un approccio a rischio zero e il rigoroso affidamento sulla conferma dei test molecolari della clearance dell’rna virale crea altri rischi (ad esempio sforzare le risorse e limitare l’accesso alle cure sanitarie per i nuovi pazienti con malattia acuta)”.

Via: Wired.it

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