Il Premier Conte non prevede rimpasti di Governo e non fonderà un suo partito
Il premier Giuseppe Conte ha rilasciato una lunga intervista al canale spagnolo Nius. Ha parlato della situazione che sta vivendo il governo e ha risposto ad una domanda sulla crisi di agosto che ha portato alla formazione del governo giallo-rosso.
“No, non vedo all’orizzonte un rimpasto di governo. Io sono soddisfatto della squadra dei ministri. Il Movimento 5 stelle come il Pd e le altre forze hanno dimostrato grande responsabilità“. Poi ha aggiunto: “Non chiedete a me perché hanno deciso di chiedermi di rimanere in questo ruolo”.
Tra i temi toccati ci sono anche quelli relativi alle misure europee contro la crisi economica causata dalla pandemia da coronavirus. “Non dobbiamo parlare di compromesso” perché la risposta europea “deve essere forte, solida, adeguata alle circostanze eccezionali che stiamo vivendo“.
“Noi stiamo elaborando una risposta che viene da noi stessi, europea, non è più un piano che ci viene proposto dall’esterno”. Ha dichiarato a chi gli ha chiesto se veda assonanze fra il Recovery fund e il piano Marshall. “Lo stiamo elaborando noi perché dobbiamo essere consapevoli del momento che stiamo vivendo. Dobbiamo coordinare gli sforzi, tutti insieme, per poterci riprendere e dare una prospettiva ancora più rafforzata alla stessa Unione europea, alla nostra casa comune”.
Quanto ai tempi di attuazione dice: “credo che i tempi siano determinanti, io, e anche con il presidente Sanchez siamo d’accordo. Ci batteremo perché si possa formalizzare questo negoziato già al prossimo vertice o comunque nel mese di luglio. Una risposta può essere adeguata ma se tardiamo diventa inadeguata, rischiamo di dover moltiplicare gli sforzi economici”.
Il presidente del Consiglio ha poi ribadito la sua posizione sul Mes: “Non è mai stato un tabù, ho semplicemente detto che noi non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi”. E ancora: “C’erano alcune posizioni che mi spingevano ad accettare il Mes nel momento in cui non avevamo ancora il Recovery fund, noi abbiamo bisogno di un Recovery fund, dopo valuteremo se nell’interesse dell’Italia utilizzare anche il Mes“.
“Io non sto dicendo che a me non piace parlare di Mes perché voglio fuggire alle responsabilità. La questione non è che io non voglia affrontare il problema, è questione che affrontarlo adesso significherebbe fare una battaglia astratta, che addirittura puo’ diventare ideologica. A me interessa quel che serve alla comunità nazionale, ai cittadini”, ha spiegato il premier per poi concludere: “Un domani, quando avremo definito il negoziato, avremo gli strumenti sul tavolo, li studieremo uno per uno, aggiorneremo le valutazioni sui flussi di cassa, il quadro della finanza pubblica italiana, andrò in Parlamento e farò una proposta“.
