Il gruppo Radici crea Innova, azienda consortile che avrà il compito di applicare in ambito industriale le nuove frontiere della ricerca sui polimeri

Mettere a fattor comune i progetti di ricerca e innovazione, per essere un gruppo più efficiente e competitivo sul mercato. La multinazionale bergamasca Radici group, 1 miliardo di fatturato nel 2019 e oltre 3mila dipendenti nel mondo, lancia Radici Innova, società consortile senza scopo di lucro che svilupperà progetti legati alla chimica, ai polimeri ad alte prestazioni e alle soluzioni tessili avanzate. Il consorzio riunisce le aziende che fanno parte del gruppo che controlla tutta la filiera e “punta a sviluppare progetti integrati di ricerca avanzata”, assicura il presidente Angelo Radici.
L’idea di sviluppare ricerca trasversale è nata in epoca pre-Covid e la pandemia non ha stravolto i piani del management, nonostante il dirompente impatto sui conti e un calo di fatturato stimato intorno al 30% per fine anno.
“A giugno siamo al -22% e se dovessimo mantenere questo trend sarei addirittura contento”, spiega Radici. “Adesso non è facile immaginare il futuro, molto si giocherà al rientro delle ferie: settembre-ottobre saranno fondamentali per capire come guardare al 2021, quando speriamo che si possa recuperare un po’ pur senza raggiungere i volumi dell’anno scorso”.
L’ondata del coronavirus ha investito presto la multinazionale bergamasca. Con 24 insediamenti produttivi in 16 paesi (Cina compresa), il gruppo esporta due terzi del suo fatturato e il mercato trainante è quello malmesso dell’automotive che drena “direttamente o indirettamente” il 50% delle vendite. “Abbiamo sentito subito la botta” – ammette Angelo Radici – “ma per fortuna in Cina già da due mesi il business è ripartito bene, tanto da farci superare i volumi dell’anno scorso nel periodo di riferimento. Lì stiamo lavorando a pieno regime, in Europa siamo tra il 60-65% a essere ottimisti”.
Il consorzio di ricerca di Radici Innova permetterà di sviluppare soluzioni alternative per intercettare “nuovi usi e consumi” che prenderanno piede in un mondo sotto choc dopo l’emergenza sanitaria. Un assaggio di ciò che si potrà fare è stato lo sviluppo del tessuto-non-tessuto che il gruppo ha realizzato nei mesi di lockdown per produrre camici isolanti e mascherine, prodotto adattando a un nuovo mercato qualcosa che già era in portafoglio.
“Investire” – dice Radici – “è il futuro dell’azienda e quest’anno abbiamo mantenuto tutto ciò che avevamo pianificato come capex. Con Innova abbiamo previsto un investimento da 2 milioni di euro all’anno, consapevoli che la ricerca può dare e non dare”.
Le frontiere della ricerca
Saranno cinque le macro-aree su cui si focalizzeranno le attività del consorzio: sviluppo di polimeri da fonte bio; produzione di intermedi chimici derivati da fonti naturali, utilizzati nella produzione di nylon, poliesteri e poliuretani; sviluppo di soluzioni per l’economia circolare e l’eco-design; nuove opportunità di business, per prodotti già esistenti, come avvenuto per il tessuto-non-tessuto.
Alla guida di Innova c’è Stefano Alini, manager da anni legato alla famiglia Radici. “È difficile fare una previsione in termini quantitativi della ricerca che intendiamo portare aventi. Vogliamo raggiungere traguardi misurabili sulla sostenibilità, per dare maggior valore ai prodotti del gruppo”, dice Alini.
“Abbiamo due tipologie di progetti sui quali lavorare”, spiega. “Una è a breve-medio termine per la quale cerchiamo qualcosa che sia significativamente diverso e innovativo per le nostre linee di business; poi abbiamo una linea progettuale di ampio respiro con idee da sviluppare in un arco temporale più lungo, anche a cinque anni, per vere tecnologie di frontiera”.
Definite le aree sulle quali lavorare, ora Radici Innova è impegnata nella ricerca di bandi pubblici di finanziamento “per ridurre il rischio della ricerca”, spiega il presidente. È prevista anche l’apertura all’esterno, con il desiderio per nulla celato di intensificare la collaborazione con le università italiane o altre società che possono essere interessate a sviluppare “nuovi progetti comuni”. Il team è composto da 24 professionisti, ma l’intenzione è aumentarne il numero per potenziare il laboratorio nel centro di ricerca di Novara.
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