scuola
LETTERA – Riceviamo e fedelmente pubblichiamo

Chi pensa che il Dirigente Scolastico possa stare nella stessa sede per decenni si sbaglia di grosso

La convinzione, anche di alcuni sindacati, che ai dirigenti sia consentito mettere radici in una stessa scuola (talvolta anche per un ventennio) viene giustificata dal fatto che, la figura del “preside”, rientrerebbe in una categoria a basso rischio di corruzione.

Ovviamente, tutto è opinabile, soprattutto il concetto di “basso rischio di corruzione”, e cercheremo di spiegare il perché partendo da piccole e semplici riflessioni.

In primis, i dirigenti scolastici, con le varie leggi che si sono succedute nel tempo, hanno acquisito sempre più poteri anche, e soprattutto, in materia di gestione economico-finanziaria. Di certo non possono determinare le sorti dell’economia nazionale, ma di sicuro, nel loro microcosmo, questi soggetti possono condizionare l’esistenza di tante categorie di lavoratori.

Si pensi a quelle scuole rette da più di un decennio dallo stesso dirigente. Ebbene, a parte casi sporadici, qualcuno si è mai preso la briga di andare a spulciare tra le carte i nomi dei professionisti, delle aziende o delle associazioni che collaborano con le scuole? Infatti, non sono rari i casi di soggetti che, assunti in qualità di consulenti esterni, siano quasi in pianta stabile negli organigrammi di certi istituti scolastici.

E i bandi per conferire questi incarichi? Sicuramente non sembrano stilati per garantire a chiunque l’accesso a quella posizione. Come può pensare di concorrere un giovane professionista, carico di sogni e di speranze, quando si trova a compilare moduli costruiti ad hoc per favorire i soliti noti?

Quali prospettive, dunque, per i nostri giovani laureati di approcciare al mondo del lavoro? È mai possibile che nessuno vada a verificare come nei progetti che fanno capo a soggetti esterni ci siano sempre gli stessi nomi, enti o associazioni?

E ancora, tanto per non tralasciare nulla, è normale che si riesca a dare in appalto sempre alla stessa società la gestione e la manutenzione delle apparecchiature tecnologiche? Negli Istituti scolastici delle grandi città appare improbabile che non esistano aziende concorrenti che, per anni, non siano in grado di fornire i medesimi servizi a prezzi inferiori. A meno che non sia stato istituito in certi luoghi un regime di monopolio, la possibilità di accesso a determinati incarichi dovrebbe essere garantita a tutti.

Questo potere di concedere nomine o confezionare a puntino bandi per la ricerca di personale esterno, ha fatto diventare la scuola stessa una specie di feudo, dove il dirigente, oltre ai fedeli seguaci, ha iniziato a circondarsi anche di familiari o “figure affini”. Ormai si agisce alla luce del sole sapendo che nessuno avrà da obiettare o contestare. E non si pensi che queste pratiche siano delimitate a poche zone dello Stivale (eh no!), ma sono fortemente radicate soprattutto in quelle realtà del centro-nord del paese, dove ci si ricorda del benessere della comunità solo quando si devono infiocchettare discorsi tanto belli nella forma quanto vuoti nel contenuto.

E degli staff di dirigenza ne vogliamo parlare? Un organo che ormai ha reso praticamente inutile anche il collegio dei docenti relegando, quest’ultimo, a semplice assemblea che si limita ad approvare le proposte formulate da dirigente e staff. È logico che tutto ciò contribuisce a incattivire gli animi di quei lavoratori che, giocoforza, quando fanno notare certe cose passano per i rompiscatole di turno.

In chiusura, un accenno va dedicato anche ai poteri disciplinari che fanno capo ai dirigenti che, come capitato in numerosissimi casi, sostituiscono il principio del giudizio per equità con quello di ‘affiliazione’. Se appartieni al clan giusto l’impunità è la regola anche di fronte a fatti gravi, certificati e testimoniati!

CONCLUSIONI

Un dirigente al comando della stessa istituzione per decenni può contribuire sia a negare opportunità di lavoro a professionisti e associazioni che operano sul territorio, che di crescita professionale di docenti più giovani (e magari più preparati) la cui unica colpa è di non essere allineati al pensiero del despota.

In definitiva, chi afferma che un dirigente scolastico in servizio per decenni nella stessa sede non rechi pregiudizio alla comunità educante commette un grave errore.

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