Sixthcontinent denuncia una truffa, centinaia di utenti ricorrono all’Agcm per essere stati bloccati. Ma al lavoro ci sono anche Tar e procura di Milano

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C’è una scaleup italiana pronta a quotarsi in Borsa che sostiene di aver subito una truffa da 50 milioni di euro complessivi. Contro ci sono centinaia di cittadini che attaccano, sostenendo di essere loro i veri truffati. L’Antitrust ha acceso il faro sulla vicenda e per i primi giorni di agosto è atteso il verdetto che potrebbe emettere una multa fino a 5 milioni di euro. Intanto la procura di Milano indaga e la giustizia amministrativa si è presa il suo tempo per entrare nel merito di una vicenda complicata. Quella delle shopping card di Sixthcontinent è una matassa difficile da sbrogliare.

Che cosa è Sixthcontinent?

Sixthcontinent è nata nel 2010 come marketplace di carte fedeltà e carte regalo, per permettere agli utenti di beneficiare di sconti comprando in saldo card dei marchi presenti sulla piattaforma. L’idea ha funzionato senza intoppi fino a metà 2019 quando Sixthcontinent ha deciso di lanciare al costo di 70 euro le sue carte con 100 euro da spendere senza vincoli sulla piattaforma. Il meccanismo è sfuggito di mano e la società si è trovata con un buco di 10 milioni di euro in bilancio (su 145 milioni di fatturato nel 2019). Secondo gli utenti il business model non era sostenibile. Per il fondatore Fabrizio Politi l’azienda è stata vittima di una frode, perpetrata anche a colpi di bot da una cricca di smanettoni abili a scovare bug nel sistema.

“Eravamo nel pieno della due diligence per la quotazione a Wall Street quando i nostri consulenti hanno notato transazioni anomale, sia per importi che per volumi”, racconta Politi a Wired. È l’inizio di novembre dell’anno scorso: Sixthcontinent si rende conto che 18 utenti hanno fatto transazioni fuori scala per 2 milioni di euro, con altri 230mila euro ancora nei loro portafogli digitali. “Abbiamo deciso di rimborsare quanto avevano nei conti, poi li abbiamo denunciati in procura a Milano per frode dopo aver bloccato i loro account”, dice Politi.

Nel frattempo, mentre gli stessi utenti si rivolgono all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm) contro il blocco dei profili, Sixthcontinent scopre che i coinvolti sarebbero almeno 500 e che il danno consolidato salirebbe a 20 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti altri 30 milioni ancora nei portafogli digitali di questi clienti ormai indesiderati.“Persone – è la versione di Politi – che hanno moltiplicato i crediti nei loro conti con aumenti fino al 4mila per cento, con soli 800mila euro realmente versati in cassa”.

Uno schema Ponzi con le card scontate

Multipli possibili,  secondo la ricostruzione dell’azienda, grazie a una sorta di”schema Ponzi, con tanto di istruzioni diffuse via Telegram dagli ideatori per invogliare nuovi adepti ad aggirare limiti tecnici della piattaforma e condizioni contrattuali: con 700 euro investiti era possibile acquistare 10 carte griffate Sixthcontinent da 100 euro. I mille euro in card venivano poi a loro volta investiti non in acquisti online come naturale ma in prepagate anonime di pari valore in vendita nei supermercati sotto casa. E così via: con i mille euro delle prepagate venivano quindi comprate altre 14 card Sixthco, poi scambiate con 1.400 euro in prepagate anonime che venivano reinvestite in loop. “In tre passaggi si arriva a 2mila euro a fronte di un investimento di 700 euro”, calcola Politi.

Scoperta la falla la società si ritrova spalle al muro. “Dal primo gennaio” – dice Politi – “abbiamo modificato le percentuali di utilizzo dei crediti, semplicemente diminuendo gli sconti su alcuni brand per far sì che tutto restasse sostenibile, senza cambiare i termini e condizioni del servizio”. Non per l’Antitrust che sul punto ha invitato Sixthcontinent ad astenersi “da ogni attività diretta a impedire o limitare lutilizzo delle shopping card già acquistate secondo le modalità di attivazione e fruizione originariamente previste”.

I rilievi Antitrust e la memoria di Sixthcontinent

Tra i rilievi dell’Agcm che indaga per violazioni del codice del consumo oltre al mantenere stabili le condizioni fissate al momento dell’acquisto ci sono anche i ritardi nell’attivazione delle nuove card comprate dagli utenti tra il 2019 e il 2020. “Molti consumatori” – ha scritto l’Antitrust ad aprile – “segnalano che Sixthco continuerebbe a impedire e/o ritardare senza giustificazione lattivazione di un cospicuo numero di Shopping Card brandizzate, rispetto alla tempistica prevista al momento dell’acquisto , comunicando continui ed immotivati rinvii”.

Sul tema nella memoria difensiva presentata il 3 luglio, Sixthcontinent ha ammesso che “dall’inizio del 2020 le consegne delle Shopping Card hanno subito dei ritardi, inizialmente per ragioni tecniche, ascrivibili alla necessaria manutenzione della sezione ‘shop’ della piattaforma”. Adesso, prosegue la memoria, “il 98,87% del totale degli utenti italiani (578.546 utenti) può acquistare con il saldo qualsiasi Shopping Card fino al 100% del suo valore, tornando così ai livelli di prestazioni garantiti nel periodo pre-loop (termine con il quale viene indicata la presunta truffa ai ndr). Nella stessa memoria la società ha spiegato di essersi mossa “tempestivamente” anche sui rimborsi delle card che hanno subito ritardi nell’attivazione, altro snodo caldo sollevato dall’Antitrust. Anche se per la società quei “provvisori rallentamenti non sono imputabili” a Sixthcontinent.

Respinta pure l’accusa di blocco indiscriminato degli account che avanzano un reclamo, come prospettato dall’Antitrust nel provvedimento del primo aprile. “A partire dal 25 febbraio 2020” – si legge nella memoria difensiva – “la società ha tolto qualsiasi limitazione allutilizzo dellaccount, sia che si trattasse di sospensione che di blocco”. Tanto che “successivamente a tale data non è più arrivata alcuna segnalazione che lamentasse tale presunta criticità”, scrive Sixthco sebbene nel documento Antitrust siano citate segnalazioni arrivate sul tavolo dell’authority a marzo.

Il lavoro di authority e giustizia ordinaria

Dopo mesi di documenti Politi guarda al pronunciamento dell’Antitrust in arrivo ad agosto con una certa diffidenza. “Se si vediamo quello che è accaduto fino ad ora sembra che l’Agcm non abbia mai preso in considerazione le nostre carte”, attacca il fondatore che spera in un cambio di rotta alla luce della memoria difensiva inviata all’Autorità il 3 luglio. A far luce sull’intera storica ci sarà anche il Tar del Lazio che il 20 luglio ha respinto la richiesta di sospensiva avanzata da Sixthcontinent per affrontare nel merito la questione nel giudizio amministrativo ordinario nei prossimi mesi.

E c’è poi la procura di Milano che indaga sulla presunta truffa ai danni della società sollecitata da Politi, che a fine 2019 ha fatto le sue prime denunce per frode con un esposto nei confronti di 18 utenti che avrebbero escogitato il presunto schema Ponzi. Al lavoro ci sono anche i consulenti revisori perché all’orizzonte resta il sogno della quotazione. “Abbiamo passato gli ultimi dieci mesi a capire cosa ci è successo. Ora l’audit va avanti e la quotazione la faremo appena sarà possibile. Covid permettendo”, commenta Politi.

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