Il più grande mercato pedopornografico del dark web è stato chiuso

Duecentomila video unici, otto terabyte di materiale pedopornografico e ventitré bambini sottratti al mercato degli abusi su minori: questo il bilancio dell’operazione, che si è conclusa con il sequestro della pagina Welcome to video

Hacker (Getty Images)
Hacker (Getty Images)

Un’operazione internazionale di polizia ha portato all’arresto di centinaia di persone collegate alla pagina illegale Welcome To Video. Ossia “il più grande mercato pedopornografico per volume di contenuti” mai scoperto nel dark web. A darne questa definizione è stato il Dipartimento di giustizia statunitense, che il 17 ottobre ha rivelato l’iscrizione nel registro degli indagati di Jong Woo Son, cittadino sudcoreano di 23 anni, per la sua attività di gestione del sito.

Come si legge nel decreto di arresto, rivelato dalla Nbc, Son è stato arrestato dalle autorità della Corea del Sud il 5 marzo del 2018 e da allora è incarcerato in una prigione del Paese. Il sequestro dei suoi server ha permesso di individuare e arrestare 337 fruitori del servizio di condivisione di immagini e video pedopornografici negli Stati Uniti, Regno Unito, Corea del Sud, Germania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Repubblica Ceca, Canada, Irlanda, Spagna, Brasile e Australia.

Duecentomila video unici, otto terabyte di materiale pedopornografico e ventitré bambini sottratti al mercato degli abusi su minori: questo il bilancio dell’operazione, che si è conclusa con il sequestro della pagina e l’individuazione di numerosi utenti. Sono proprio le indagini partite dall’arresto di Son ad aver permesso alle forze di polizia coinvolte di “salvare almeno 23 vittime minorenni residenti negli Stati Uniti, Spagna e Regno Unito, che venivano attivamente abusate dagli utilizzatori del sito”, si legge in un comunicato stampa rilasciato dal Doj di Washington.

Follow the money

Come rivelano le autorità, l’inchiesta avrebbe avuto origine dalla segnalazione di una fonte anonima ricevuta dall’Internal revenue service (Irs), agenzia americana specializzata in indagini di natura finanziaria. Da qui, gli agenti dell’Irs hanno iniziato il tracciamento delle transazioni in bitcoin collegate a Welcome To Video, dove gli utenti utilizzavano la valuta digitale per scaricare o caricare il materiale pedopornografico. Welcome To Video era raggiungibile esclusivamente attraverso il dark web, rete informatica all’interno della quale è garantito l’anonimato degli utenti. Tuttavia, a causa di un errore di configurazione del servizio, gli inquirenti hanno scoperto che era possibile risalire all’indirizzo Ip del server che conteneva la piattaforma, e così all’identità del suo proprietario.

Le autorità hanno anche istruito una richiesta di confisca per i portafogli bitcoin, utilizzati da almeno 24 individui in cinque Paesi per “finanziare il sito internet e promuovere lo sfruttamento dei minori”. Come spiegano le carte dell’inchiesta, all’atto della creazione di un account, ciascun utente riceveva automaticamente un portafoglio bitcoin dal quale gestire le transazioni: dall’analisi dei server è stato possibile verificare che il servizio aveva già a disposizione un milione di indirizzi bitcoin, indicando così una capacità di servire almeno altrettanti clienti.

Il servizio prevedeva inoltre un meccanismo di premiazione degli utenti, i quali potevano guadagnare punti caricando video nuovi e popolari, oppure portando nuovi membri, spiega l’Nbc. Tra i documenti condivisi dall’autorità emerge che nella prima pagina del sito compariva una scritta rossa e in grassetto: “Non caricate pornografia adulta”, a riconferma della vocazione esclusiva verso la pedopornografia del servizio. Welcome To Video, si legge nel comunicato stampa, “è tra i primi di questo tipo a monetizzare lo sfruttamento dei video di minori utilizzando i bitcoin. Di fatto, è lo stesso sito a vantare più di un milione di download di materiale pedopornografico caricato dagli utenti”.

Il dilemma etico del giornalista

Ad affrontare la notizia dell’arresto di Wong Joo Son, tra gli altri, è stata anche la testata TechCrunch, che ha fornito un interessante retroscena sulla vicenda. Il giornalista Zack Whittaker scrive di essere stato contattato, nel 2017, da un collettivo di hacker che avevano scoperto una falla in Welcome To Video, grazie alla quale erano in grado di risalire all’indirizzo Ip dei suoi gestori. Per Whittaker all’epoca fu impossibile seguire la storia, dal momento che il solo accesso alla pagina avrebbe comportato un reato e che non c’era alcun altro metodo legale di verificare le informazioni ricevute. Dall’altra, il giornalista considerò anche il rischio che poteva derivare dal rivelare le informazioni di cui era in possesso, rischiando di interferire con altre indagini in corso e di cui non era al corrente. “La storia era morta – scrive Whittaker -, il sito no”.

L’unica decisione possibile fu quella di contattare l’Fbi per inoltrare una segnalazione e condividere con gli investigatori tutte le informazioni di cui era in possesso. Oggi il giornalista scopre l’epilogo della vicenda, dopo che per anni non ha saputo nulla della sua segnalazione – né ha più avuto contatti con gli hacker, risentiti per il fatto che aveva scelto di non scriverne – e che l’Fbi gli ha ulteriormente assicurato di non essere stato coinvolto nell’indagine. Tuttavia, rivela Whittaker, la richiesta di sequestro del sito Welcome To video fu inoltrata proprio dall’Fbi cinque mesi dopo la sua segnalazione. Rimane il dubbio che la segnalazione anonima ricevuta dal giornalista possa aver contribuito in qualche modo alle indagini, ma anche la certezza che una fonte anonima può fare la differenza, che si rivolga alle autorità o che decida di parlare con un giornalista.

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