Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia da ora in avanti accetterà anche le criptovalute. Per ridurre il costo delle commissioni e per questioni di trasparenza

La criptofinanza può essere solidale? Se sì, è ora di dimostrarlo. E chi meglio dell’Unicef potrà dircelo? Il Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia ha appena lanciato un fondo di criptovalute “a beneficio di bambini e giovani di tutto il mondo”. Da ora in poi potrà accettare e – attenzione – erogare donazioni nelle due criptovalute principali: bitcoin ed ethereum. Sebbene faccia parte dell’Onu, l’Unicef vive di donazioni volontarie.
Ma aprirsi ai bitcoin non è solo un modo per ricevere contributi. Henrietta Fore, direttore esecutivo dell’Unicef spiega che “questa è una nuova ed eccitante impresa per l’Unicef. Se le economie e le valute digitali hanno il potenziale per modellare la vita delle generazioni future, è importante esplorare le opportunità che offrono. Ecco perché la creazione del nostro fondo di criptovaluta rappresenta un passo avanti significativo e positivo nel lavoro umanitario e di sviluppo”.
Parola d’ordine: trasparenza
Il nuovo fondo di criptovaluta dell’Unicef è solo l’ultimo di una serie di sforzi da parte di organizzazioni umanitarie per sperimentare la blockchain come metodo per aumentare la trasparenza finanziaria. Come è noto, le criptovalute sono valute virtuali che possono essere scambiate con denaro reale e non sono collegate a nessun singolo paese o banca centrale: il libro mastro delle transazioni (la blockchain) è gestito da una rete decentralizzata di computer, trasparente e teoricamente inviolabile.
Una tecnologia che potrebbe dare alle organizzazioni senza scopo di lucro il vantaggio di aggirare commissioni costose (le transazioni in criptovalute costano molto meno di quelle tradizionali) ed evitare gli intermediari necessari per trasferire rapidamente grandi quantità di denaro all’estero. Ma soprattutto le criptovalute, grazie alla blockchain, facilitano il monitoraggio delle transazioni e possono così consentire ai donatori di vedere come vengono utilizzati i loro soldi.
Quella dell’Unicef per ora è una sorta di sperimentazione. Secondo Christopher Fabian, consigliere principale di Unicef Innovation, serve più che altro a preparare l’organizzazione per il futuro: “Vediamo questo come un pezzo di strada che dobbiamo attraversare per prepararci per il prossimo decennio”. Le donazioni andranno a tre beneficiari del Fondo per l’innovazione dell’Unicef e a un progetto coordinato dall’iniziativa Giga, per collegare le scuole di tutto il mondo a internet.
Le barriere
Data la natura stessa delle criptovalute, associate a enormi fluttuazioni dei prezzi e utilizzate in passato in attività illecite come il riciclaggio di denaro, per star lontana dalle controversie, Unicef si è data dei paletti. Primo, per ridurre i rischi legati alla volatilità delle criptovalute, i finanziamenti saranno erogati a breve termine, senza prima cambiarli in valuta fiat. Secondo, l’organizzazione si guarderà bene dal ricevere donazioni anonime: chi fa donazioni online dovrà passare controlli rigorosi prima di poter depositare fondi.
Non è la prima volta che una onlus esplora le criptovalute. Ha fatto scuola il caso di Unicef Australia che nell’aprile 2018 ha lanciato The Hopepage, una piattaforma di mining di criptovaluta, che utilizza la potenza di elaborazione dei computer di chi si collega per generare fondi. Quando navighiamo su The Hopepage, in pratica il nostro computer cede un po’ di potenza per completare l’algoritmo necessario al mining di criptovaluta. Non è un processo automatico, ma possiamo scegliere la potenza del processore che desideriamo mettere a disposizione per contribuire all’attività. Più a lungo il browser resta aperto, maggiore è la potenza che lasciamo su The Hopepage, producendo più criptovaluta. Questa viene poi donata a Unicef Australia e utilizzata per fornire ai bambini forniture come acqua, cibo terapeutico e vaccini.
Leggi anche
