Dalle bufale sui danni alla salute ai fantomatici “studi scientifici preoccupanti” di cui in realtà non c’è traccia, l’olio di colza rischia di diventare il nuovo capro espiatorio del settore alimentare

Dopo tanto discutere su quello di palma, un altro olio vegetale sta pian piano risalendo le classifiche della visibilità, purtroppo anche per via di una serie di falsità che ultimamente sembrano essere molto chiacchierate in rete. Si tratta dell’olio di colza, noto nella versione attuale anche come olio di canola, che oltre a essere impiegato come (bio)combustibile sta entrando con forza nell’industria alimentare, talvolta proprio come sostituto dell’olio di palma.
Anche se, come per moltissimi alimenti, la discussione non può essere ridotta a un banale fa bene o fa male, circolano online alcune tesi su questa sostanza che sono assolutamente infondate. Anticipiamo subito che uno dei principali diffusori di queste bugie screditanti, soprattutto Oltreoceano, pare essere il sito statunitense Anya Vein (copia d’archivio), un blog che si dichiara portavoce della “verità sulla nutrizione” ma che in realtà è già stato segnalato da più parti come un viralizzatore di bufale alimentari. Falsità che, guarda caso, vorrebbero indurre all’acquisto di prodotti alternativi e sani venduti sul sito stesso. Una versione italiana degli stessi contenuti è stata pubblicata lo scorso 12 ottobre dal sito The Italian Times (il link è anti-clickbaiting), e alcune delle bufale compaiono da tempo anche in altri siti tra cui Eticamente e Tanta Salute.
Ma in cosa consistono le bufale? Le abbiamo raccolte qui in 5 punti, dando la precedenza alle questioni scientifiche e di salute.
1. Sull’olio di colza NON c’è un allarme degli scienziati
La presunta notizia di una forte presa di posizione della comunità scientifica contro l’olio di colza viene spesso usata come punto di partenza dei contenuti allarmistici. “Gli scienziati hanno lanciato un allarme”, si legge nei siti in inglese, “è stato dimostrato che tanto sano non è”, ripetono quelli in italiano, aggiungendo che “è potenzialmente pericoloso per la nostra salute”. Tuttavia, di questa fantomatica sollevazione del mondo scientifico non c’è traccia.
Dando per scontati i basilari princìpi base di qualunque dieta sensata (nutrirsi di solo olio di colza non è una buona idea), non risulta sia stato diffuso alcun particolare allarme. Anzi la Food and Drug Administration statunitense e le altre istituzioni che si occupano di sicurezza alimentare (qui il parere dell’autorità europea Efsa) ritengono si tratti di un alimento che “non costituisce un problema di sicurezza per la maggior parte dei consumatori”, a patto ovviamente di non assumerne quantità spropositate.
L’unico aspetto che merita attenzione è la presenza nell’olio di colza dell’acido erucico, un acido grasso monoinsaturo presente come contaminante in molti oli vegetali, il quale oltre una certa soglia può diventare un pericolo per la salute. Proprio per questo, infatti, da decenni si utilizzano apposite varietà mutanti della colza, che hanno il pregio di ridurre drasticamente la presenza di acido erucico (oggi sempre al di sotto della soglia del 2%) e aumentare quella di acido oleico, rendendo simile all’olio di oliva come composizione e proprietà chimiche. Questo olio in versione moderna viene indicato anche come olio di canola, con lo scopo di differenziarlo da quello di colza tradizionale (più adatto come combustibile che come alimento) e di indicarne le caratteristiche essenziali: la grande diffusione in CAnada e l’elevata concentrazione di OLeic Acid.
2. L’olio di colza NON causa malattie neurodegenerative
Scendiamo nello specifico della bufala sugli effetti sulla salute umana: demenza, malattie neurodegenerative e danni cerebrali di varia natura sono stati collegati al consumo di olio di colza, ma anche in questo caso il fondamento scientifico delle affermazioni riportate come verità assolute è inesistente. È significativo, infatti, che nei vari articoli allarmistici manchino del tutto i riferimenti a pubblicazioni scientifiche o report, e che i danni alla salute vengano presentati senza alcuna fonte a supporto. Il motivo di questa assenza di collegamenti esterni, come ha stabilito nei giorni scorsi il sito di debunking Hoax Slayer, è che questi paper scientifici non esistono affatto, dunque si tratta in pratica di totali invenzioni.
L’unica possibile spiegazione alternativa (per non liquidare i contenuti-bufala come una banale truffa) è che il riferimento fosse agli effetti della salute relativi al consumo regolare e abbondante del già citato acido erucico, il quale effettivamente è collegato a molti dei problemi di salute citati. Tuttavia, in questa ipotesi la bufala deriverebbe dall’aver omesso la questione delle quantità: oggi la concentrazione di acido erucico nell’olio di colza/canola è cosi infima che occorrerebbe un’alimentazione particolarmente sbilanciata per superare le soglie di sicurezza, alimentandosi solo con prodotti a base di olio di colza, ed eccedendo nelle quantità. Efsa, in particolare, ha stimato che la concentrazione di acido erucico nell’olio di colza attualmente in commercio sia ulteriormente abbassata, dell’ordine dello 0,5%. I siti viralizzatori di bufale, invece, fanno riferimento a un report della Fda del 1956, che oltre a essere datato dal punto di vista delle conoscenze scientifiche fa riferimento all’olio di colza tradizionale anziché a quello contemporaneo.
3. L’olio di colza NON causa il cancro e non rende obesi
Come variante del punto precedente, tra i mali del mondo indebitamente imputati all’olio di colza compaiono anche l’obesità e il tumore (udite udite) al polmone. Se anche in questo caso la letteratura scientifica resta solo un miraggio, stavolta si aggiunge pure qualche problema di incomprensibilità della tesi. In quanto grasso vegetale, è lapalissiano che l’olio di colza possa provocare un aumento di peso se viene consumato in quantità eccessive, ma il punto è che non si differenzia in peggio rispetto a molti altri grassi utilizzati dall’industria alimentare. Anzi, a dirla tutta, la concentrazione molto bassa di grassi saturi (nell’ordine del 7%) rende l’olio di colza preferibile a molte altre varianti, sia di origine vegetale sia animale. In proposito nel 2016 era circolata una bufala tutta italiana, nata da un qui pro quo televisivo in cui il nutrizionista Giorgio Calabrese sosteneva che l’olio di colza avesse circa il 90% di grassi saturi, ma di fatto era stata invertita la percentuale con la componente insatura.
Sul fronte della cancerogenicità, non risultano particolari evidenze di rischio, tanto che la principale patologia associata a un consumo smodato di acido erucico è una malattia cardiaca nota come lipidosi del miocardio, che nulla ha a che fare con i tumori.
4. Anche le varietà ogm NON solo pericolose
Dati i mutamenti e i miglioramenti genetici subiti dalla pianta della colza nell’ultimo secolo, la disinformazione sull’olio di colza spesso eredita le argomentazioni ascientifiche tipiche della propaganda anti-ogm. Senza affrontare il tema generale delle modificazioni genetiche, nel caso specifico della colza non sono emersi elementi di rischio o effetti collaterali legati alle varietà modificate. Anzi, rispetto al passato, oltre al beneficio in termini di composizione dell’olio ce n’è pure un altro legato alla possibilità di coltivare la pianta (Brassica napus) in aree poco fertili (oggi però la Jatropha curcas, di un’altra famiglia, garantisce risultati ancora migliori).
Il caso della colza e dei suoi semi da cui si ricava l’olio, dunque, è uno degli esempi di successo delle tecniche di miglioramento genetico, che hanno reso commestibile un prodotto che di per sé sarebbe stato poco adatto all’alimentazione umana. Le critiche del tenore di “l’olio di colza fa male perché è geneticamente modificato”, quindi, sono l’esatto contrario della realtà storica dei fatti.
Infine, due bufale-nella-bufala: c’è chi sostiene che l’olio di canola sia frutto di sintesi industriale e non di un prodotto vegetale semplicemente perché “la pianta di canola non esiste“. In proposito, basterebbe ricordare che canola è un acronimo e che la pianta è sempre la solita, la colza. L’altro aspetto, a livello di curiosità, è che l’olio di canola è stato sviluppato ben prima dell’avvento degli ogm: il miglioramento genetico degli anni Cinquanta e Sessanta è stato ottenuto con tecniche tradizionali come incroci, selezioni e stress ambientale, dunque non è definibile di per sé un prodotto ogm. Dagli anni Settanta in poi, invece, sono effettivamente state impiegate tecniche di ingegneria genetica per ottenere altri miglioramenti come la resistenza ai pesticidi e la facilità di lavorazione industriale.
5. Gli usi extra-alimentari NON implicano che faccia male
Più un bisticcio logico che un tema da discutere scientificamente, c’è chi sostiene che l’olio di colza sia pericoloso per la salute umana perché tradizionalmente era usato come olio per le lampade e l’illuminazione, o perché ancora oggi è impiegato come biocarburante per i motori Diesel. La consequenzialità logica dell’argomentazione però non è affatto chiara: che legame c’è tra il fatto che sia adatto anche ad altri scopi con l’idea che sia pericoloso da mangiare? Come sappiamo, sono sempre più le iniziative che reinventano i prodotti agricoli (o gli scarti di produzione) con nuove possibilità di utilizzo, e ciò è del tutto indipendente dalle proprietà nutrizionali della coltivazione.
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