Il senso dell’onnipresente meme “Ok, boomer”

È protagonista di buona parte dei contenuti virali sul web in questi giorni, ed è diventato il simbolo di una guerra generazionale (per qualcuno pericolosa): cosa significa quel “Ok, boomer”

(foto: Shannon O’Connor)

Nelle ultime settimane, sui social network è diventato molto popolare un meme che ha iniziato a diffondersi fra i giovani americani che ha generato un vero dibattito generazionale. Il meme in questione si contraddistingue per la presenza di una frase-tormentone, di solito affidata a una parte testuale: è “Ok, boomer” e rappresenta la risposta condiscendente della generazione Z – ovvero coloro che sono nati tra il 1995 e la fine degli anni Duemila – ai nati tra la metà degli anni Quaranta ai prima Sessanta. Con quest’ultima categoria si definisce infatti com’è noto baby boomer, ovvero i figli del boom economico dopo la Seconda guerra mondiale, e si contrappone alla parola zoomers, ovvero la generazione dei giovanissimi nativi digitali.

Seppur la traduzione in italiano del contesto non sia immediata, visto che il meme è culturalmente nato altrove, lo slogan si prende gioco di una generazione adulta ritenuta responsabile di molti dei problemi che i giovanissimi si sentono impegnati ad affrontare, dalla crisi finanziaria al cambiamento climatico. Il senso parafrasato dei meme virali in queste ore, dal punto di vista della generazione Z, è una sorta di: “ok, va bene, ma sei corresponsabile di tutto questo: perché parli?”. Chi usa questo meme lo fa dunque con intento ironico ma un senso prettamente politico, puntando il dito su chi vede come il principale colpevole dei mali del mondo contemporaneo.

Un atto d’accusa

Se per il New York Times si tratta della fine di un rapporto cordiale fra generazioni, per molti giovanissimi, si diceva, è un atto d’accusa: in Nuova Zelanda la parlamentare 25enne Chlöe Swarbrick stava tenendo un discorso in parlamento sui problemi legati al cambiamento climatico, quando improvvisamente un collega anagraficamente più grande di lei l’ha interrotta. Swarbrick non ci ha pensato due volte e ha replicato esattamente “ok, boomer”, per poi riprendere il suo discorso come se nulla fosse.

Non c’è da sorprendersi se il video dell’episodio è diventato virale. Ma c’è da riflettere come il meme sia riusciuto a sradicarsi dagli ambienti digitali e trovare un’applicazione pratica, tanto da assumere le vesti di una specie di critica culturale a tutto tondo. Ok, boomer oggi è una polemica senza esclusione di colpi nei confronti dei giudizi, delle raccomandazioni e delle prospettive dei sistemi – sociali, economici e lavorativi – dei baby boomer, che una nuova generazione non soltanto non vuole, ma giudica inadeguata al presente.

C’è anche chi ha criticato la battaglia scaturita dal meme, giudicandola troppo facile e pericolosa, dato che generalizza attribuendo responsabilità solo a partire dall’età anagrafica: il Guardian, ad esempio, ha pubblicato un op-ed che invita a boicottare il trend, spiegando che i pensionati di oggi in molti casi non ce la fanno ad andare avanti e meriterebbero solidarietà, non meme sprezzanti.

Un merchandising in evoluzione

A dimostrazione di come il meme ha valicato i confini del virtuale, la 19enne Shannon O’Connor ha messo in vendita una felpa che recita lo slogan e aggiunge “have a terrible day”, ricevendo migliaia di ordini. Ma dal meme sono nati parecchi altri oggetti, dalle coperte alle cover per il telefono. Il merchandising offline, ovviamente, non ha dicerto sopito la spinta sul web, dove l’hashtag, i video e i meme proliferano sempre di più.

Oltre che a uno slogan di ambiente progressista – non a caso la diffusione originaria è fra i giovani dem americani – Ok, boomer è diventato quindi il simbolo di una frattura generazionale che è aperta da molto tempo, ma che finora non era ancora stata affrontata a viso aperto, né se è per questo decodificata dal linguaggio di internet. Fra i più cresciuti che hanno capito il meme, alcuni si sono arrabbiati parlando di razzismo anagrafico. E forse, diciamocelo, non cogliendo l’ironia di una risposta che ritorna indietro come un boomerang a ogni provocazione di un uomo privilegiato di mezza età: Ok, boomer.

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