Alba Parietti negli scorsi giorni ha affidato ad un lungo post su Instagram uno sfogo intimo e personale, tornando ancora una volta sul rapporto tormentato con il regista Tinto Brass. Qualche mese fa in un’intervista a Belve, programma televisivo in onda su Nove, l’attrice aveva spiegato il motivo del suo rifiuto al ruolo da protagonista in Così fan tutte, del 1992, che lasciò spazio a Claudia Koll. Alba Parietti disse no a Brass perché ai tempi era mamma di un bambino piccolo e riteneva che le scene che avrebbe dovuto interpretare fossero eccessivamente volgari.

Alba Parietti si rifiutò di recitare in un film di Tinto Brass

“Ho preso a parolacce Tinto Brass e ho fatto bene”, ha spiegato la conduttrice sui social, raccontando che il rifiuto al regista le costò non solo un sacrificio economico, ma anche uno scontro con il suo manager:

Mi proposero (e fu un’altra incredibile rinuncia mia, sul piano economico, oltre un miliardo e duecentomila più le percentuali, delle vecchie lire) per fare ‘Così fan tutte’ prima e un’altra proposta dopo. Rinunciai litigando anche con il mio manager dell’epoca che considerava Tinto un genio. Forse sì, ma non sulla mia pelle …e non in quel contesto (pensai). Ammiravo il talento di Tinto, lo ritenevo un grandissimo maestro del cinema, certo, ma ogni volta che lo incontravo capivo che non voleva fare di me un’attrice ma semmai dare sfogo al suo bisogno di trasformare l’erotismo in volgarità inquadrature sconce, questo per me non aveva prezzo. ‘La Chiave’, per esempio, certo era un capolavoro ma io non avrei mai potuto girarlo nonostante la riuscita.

L’attrice ha spiegato che con il regista c’è sempre stato un rapporto altalenante, che andava dalla stima al litigio. Non avrebbe mai accettato (e non si pente di farlo fatto) parti che riteneva volgari, troppo esplicite, che considerava lesive del suo pudore di madre:

Il mio senso del pudore e mio figlio mi avrebbero impedito scene così esplicite. Non ho accettato” ‘Così fan tutte’ “e dopo altro, non riuscivamo a comunicare, litigavamo ogni volta che ci incontravamo. Mi proponeva sceneggiature abominevoli a mio avviso per la mia dignità. Soprattutto inquadrature volgari solo a raccontarle . Ci incontrammo molte volte finiva sempre in imbarazzanti liti. Feci sì ‘Il Macellaio’ pochi mesi dopo.

Il Macellaio di Aurelio Grimaldi fu un flop

Se a Tinto Brass aveva detto no, l’attrice accettò invece di prendere parte a Il Macellario diretto da Aurelio Grimaldi, uscito sei anni dopo. La pellicola, l’unica di genere erotico per Alba, non ottenne il successo che si pensava inizialmente. Secondo l’attrice si trattava di una regia più raffinata e le scene non erano mai volgari, nonostante i momenti di amplesso espliciti girati insieme a Miki Manojlović:

Viceversa con Aurelio Grimald, il film forse non ebbe il successo sperato proprio perché l’erotismo non era mai spinto e mai volgare, non era il film che tanti speravano e nonostante 17 minuti di amplesso, non apparivo mai in atteggiamenti veramente volgari nonostante il il nudo. Al regista sarò sempre grata, perché è una persona delicata e un regista raffinato e una persona gentile. Il film può non piacere ma non me ne sono mai vergognata. Anzi. È stata l’occasione di lavorare con un bravo regista e un grandissimo Miki Manojlović Ho preso a parolacce Tinto? Ho fatto bene…

Quando Berlusconi le offrì 9 milioni di lire

A novembre 2019 Alba Parietti ai microfoni di Un Giorno da Pecora, programma di Rai Radio1, aveva parlato di un altro importante rifiuto già noto al grande pubblico. La showgirl aveva raccontato infatti di quando Silvio Berlusconi le offrì 9 miliardi di lire perché lavorasse in Mediaset. Una questione ideologica, ha spiegato lei, ma oggi si pente di non aver accettato:

All’epoca pensavo che prendere soldi da Berlusconi sarebbe stato un po’ come vendermi al diavolo. Fu una cazz*** enorme”. Forse è stato l’enorme più grade della mia carriera. Avrei potuto rimanere fedele a me stessa anche accettando quella offerta.

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