Perché è importante conoscere le responsabilità di un internet service provider

Chi è l’Isp per la normativa e quali sono le sue responsabilità, dalle quali dipendono una serie di azioni sui contenuti che vengono diffusi online

Connessione internet Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay
Connessione internet Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Uno dei riflessi più preoccupanti dello sviluppo di internet e delle tecnologie digitali nell’era attuale è costituito dal fenomeno della condivisione in rete di contenuti illeciti, cioè lesivi del diritto d’autore o di diritti fondamentali della persona come la reputazione, l’onore, la riservatezza ecc.

La diffusione sul web può avvenire attraverso l’uso di programmi di file sharing o di piattaforme ad hoc (come YouTube, Dailymotion, Vimeo ecc.) o tramite i social network. In questi casi, oltre alla responsabilità diretta dell’utente, si pone il problema di valutare se e quando può essere chiamato a rispondere dell’illecito anche il fornitore di servizi internet, il cosiddetto internet service provider (con acronimo Isp).

Chi è l’internet service provider

Con questa espressione si indica l’organizzazione o infrastruttura di natura imprenditoriale che offre agli utenti, mediante un contratto di fornitura, servizi inerenti a internet (per esempio, l’accesso al web e alla posta elettronica, la condivisione o memorizzazione di dati ecc.).

Dal punto di vista normativo gli internet service provider sono denominati prestatori di “servizi della società dell’informazione“, e la loro attività è regolata dal decreto legislativo n. 70/2003, emanato in attuazione della Direttiva europea 31/2000/Ce sul commercio elettronico.

La normativa individua tre differenti figure di Isp, corrispondenti a tre diverse tipologie di servizi:

1. semplice trasporto (cd. “mere conduit“), che consiste nel trasmettere, su una rete di comunicazione, informazioni fornite da un “destinatario del servizio” (l’utente) o nel fornire un accesso alla rete di comunicazione.

2. memorizzazione temporanea (cd. “caching“), che consiste nella “memorizzazione automatica, intermedia e temporanea” di informazioni fornite da un utente, effettuata al solo scopo di rendere più efficace il successivo inoltro ad altri destinatari a loro richiesta.

3. memorizzazione di informazioni (cd. “hosting“); attività che consiste nella memorizzazione di informazioni fornite da un utente; questa, come vedremo, è la figura più diffusa e controversa.

La responsabilità dell’Isp: principi generali

Il decreto 70/2003 stabilisce alcuni principi generali di responsabilità che valgono per tutti i provider, e alcune regole specifiche che variano per ciascuna delle tre tipologie di attività.

Un principio generale è che i provider non sono responsabili delle informazioni trattate e delle operazioni compiute dagli utenti che fruiscono del servizio, salvo che intervengano sul contenuto o sullo svolgimento delle stesse operazioni.

Inoltre non esiste un dovere generale di vigilanza, per cui il provider non ha l’obbligo di sorvegliare le informazioni che trasmette o memorizza né di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite.

A fronte di ciò il provider ha due doveri fondamentali di informativa e collaborazione con le autorità:

– quando viene a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite che riguardano un utente, deve informare senza indugio le autorità di vigilanza (giudiziaria o amministrativa);

– deve fornire senza indugio, a richiesta delle autorità, le informazioni in suo possesso utili a identificare l’utente con il quale ha accordi di memorizzazione dei dati, al fine di individuare e prevenire attività illecite.

Il provider risponde civilmente del contenuto dei servizi (cioè è obbligato a risarcire i danni subiti da terzi) quando, richiesto dalle autorità di vigilanza, non si attivi prontamente per impedire l’accesso ai contenuti, oppure non informi le autorità avendo avuto notizia del carattere illecito o dannoso di un contenuto.

La responsabilità del cacher e dell’hosting

Tralasciando l’attività di semplice trasporto, vediamo quali sono le regole specifiche di responsabilità dei servizi di caching e di hosting. Semplificando quanto previsto dalla norma (art. 15 d.lgs. 70/2003), possiamo dire che il cacher è esonerato dalla responsabilità per i contenuti immessi da altri quando non è in alcun modo coinvolto nell’informazione trasmessa, non la modifichi e non collabori attivamente nell’illecito.

Una recente sentenza della Cassazione (n. 7709/2019) ha precisato il concetto, affermando che il cacher è responsabile quando, intimato da un ordine dell’autorità, non abbia immediatamente rimosso i contenuti illeciti; al contrario, non è responsabile se omette di rimuovere spontaneamente un contenuto a seguito di una diffida extragiudiziale o di una domanda giudiziale.

L’attività più nota e più difficilmente inquadrabile è quella dell‘hosting, cioè di memorizzazione di informazioni fornite da un utente. Vi rientra una vasta tipologia di servizi, che vanno dalla mera gestione del sito web, con la memorizzazione delle pagine web, alla tenuta di archivi informatici del cliente con la conservazione dei file in log ecc.

La responsabilità dell’hosting è regolata dall’articolo 16 del d.lgs. 70/2003, il quale stabilisce che l’hosting non è responsabile delle informazioni memorizzate se non è effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita, oppure se, non appena a conoscenza di fatti illeciti, su comunicazione delle autorità competenti, si attivi immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l’accesso.

Questo regime di favore si applica al c.d. “hosting passivo“, che svolge un servizio di ordine meramente tecnico, automatico. All’hosting passivo la giurisprudenza europea e nazionale ha però affiancato la figura del c.d. “hosting attivo“. Per un recente caso riguardante la condivisione in rete di contenuti protetti dal diritto d’autore segnaliamo l’articolo su Altalex dal titolo Video-sharing: condannata la piattaforma Dailymotion.

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