La pandemia incide anche sulla fruizione della bevanda: meno apertivi in giro, più spazio all’ecommerce. Ecco le evidenze che arrivano da New York e dalla California secondo un’indagine Wine Monitor Nomisma


Un bicchiere di vino in compagnia resta un sogno ancora lontano in questa fase di lockdown, che ha ci sottratto molti piaceri, incluso il convivio (elemento catalizzante di consumo di alcool). L’emergenza Covid-19  crea conseguenze per i tanti attori che esportano beni nei principali mercati di consumo e anche i produttori di bevande non fanno certo eccezione (soprattutto nei paesi che rappresentano lo zoccolo duro dell’industria vinicola).

E pensare che, come rivelava lo scorso febbraio un bilancio di WineMonitor sull’export 2019, le importazioni di vino erano cresciute quasi ovunque nell’anno trascorso. E anche l’export italiano, secondo le stime Nomisma, a cui WineMonitor fa capo, evidenziava dati positivi con crescita negli Stati Uniti, Russia e Francia, ma anche verso Canada e Giappone.

La centralità del mercato Usa, e la voglia di sondare i cambiamenti suscitati dall’emergenza Covid-19, è anche al centro di un’indagine che Nomisma-Wine Monitor ha realizzato per capire come stanno evolvendo le abitudini di consumo nello scenario attuale. A sollecitare l’instant survey, che ha interessato un campione di 1000 consumatori equamente distribuiti tra New York e la California, in una fascia di età compresa tra i 21 e i 65 anni, il brand veneto Pasqua Vigneti e Cantine.

Secondo i dati, c’è un 43 per cento di consumatori  che ha speso di più per il vino nelle settimane di chiusura. Un dato che cresce se connesso ad altre caratteristiche: il consumatore è predisposto a spendere di più se maschio, già abituato all’e-commerce, con un’età compresa tra 39 e 54 anni e con un domicilio in una grande metropoli come New York.

Non è possibile fare previsioni su come evolveranno gli scenari nei prossimi mesi: il lockdown non durerà per sempre ma ci vorrà tempo per tornare alle abitudini tradizionali. Come sottolineato dall’ad dell’azienda veronese, Riccardo Pasqua “analizzare le evidenze attuali è ora più che mai necessario, perché ci può fornire indicazioni utili sui trend futuri, permettendoci di intercettare e interpretare in maniera costruttiva le nuove modalità di consumo che si verranno a creare”.  L’azienda veronese ha visto crescere il valore del suo export dai 49 milioni del 2018 ai 54 milioni di euro dello scorso anno,
imponendosi con più forza sul mercato Usa (+8,1%) e quello asiatico. Uno dei grandi temi del post lockdown, sarà quello del consumo fuori casa: solo il 14 per cento degli intervistati ritiene che non cambierà nulla, se i gestori dei locali sapranno utilizzare le giuste misure per garantire questo tipo di fruizione. C’è un 25 per cento di intervistati che sa già che berrà meno vino perché frequenterà meno spesso luoghi di ritrovo e una percentuale quasi simile che pensa che spenderà di più (senza precisare i motivi). Anche il fattore smart working avrà il suo peso: quanti torneranno in ufficio, quanti continueranno a lavorare da casa? I dati indicano che anche questo fattore incide sulla propensione a spendere di più e a consumare più vino fuori dai pasti.

Insomma, anche l’industria del vino dovrò testare il polso del suo target nel mondo post Covid-19. Già a febbraio, nell’analisi sull’export, Nomisma affermava che “in un clima dominato dall’incertezza, la conquista di nuovi mercati da parte dei nostri vini diventa una condizione imprescindibile”. E incitava a guardare con più attenzione alla Corea del Sud e all’Est Europa. Le sfide non mancano, come testimoniava nel gennaio 2019 anche il rapporto Wine Intelligence US Landscapes 2019 che poneva il focus  sulla frequenza del consumo di vino associata ai fattori anagrafici, come dimostra il caso della generazione under 35 (il riferimento è sempre agli Usa). È una fascia di età che beve con meno regolarità  e con meno consapevolezza di marchi e vitigni. Al contempo è più desiderosa di sperimentare, guardando alla sostanza (i vini biologici, ad esempio) ma anche alla forma (packaging alternativi, ad esempio per formati o imballaggi). Una ulteriore chiave di lettura guardando al futuro che verrà.

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